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Banda di catanesi finisce in carcere: rubavano mezzi e attrezzi in mezza Sicilia

Il blitz della Polizia di Ragusa: 16 finiscono in carcere, una donna ai domiciliari e 4 sono riusciti a sfuggire alla cattura. Per colpa dei furti alcune aziende sono anche fallite. I raid partivano da San Cristoforo e venivano messi a segno nel Ragusano, nel Siracusano, nel Nisseno, nel Messinese e anche in provincia di Catania

Banda di catanesi finisce in carcere: rubavano mezzi e attrezzi in mezza Sicilia

La Squadra Mobile di Ragusa ha sgominato una banda di ladri e ricettatori catanesi. I provvedimenti sono stati firmati dal gip del Tribunale di Ragusa su richiesta della Procura iblea. della Procura della Repubblica, giusta ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Ragusa.

Diciassette in tutto le misure cautelari, ma quattro persone risultano al momento irreperibili.

LE FOTO DEGLI ARRESTATI

La banda era dedita al furto di macchine movimento terra commessi nelle province di Ragusa, Messina, Enna, Siracusa, Caltanissetta e Catania. I furti hanno arrecato danni per oltre 1 milione di euro portando anche alla chiusura di alcune aziende ragusane ridotte sul lastrico. Il bottino era di camion, escavatori, gru, bobcat, ruspe, attrezzature di varia tipologia per lavori edili, pezzi di ricambio, vino, prodotti caseari, salumi e indumenti. Tra i destinatari dei provvedimenti c’è anche una donna, Giuseppe Indelicato, che ricettava la “merce” pur non partecipando ai furti.

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L’inchiesta ha preso il via dopo un ingente furto da mezzo milione di euro commesso nel novembre dello scorso anno a Comiso ai danni di un’impresa edile che fu ridotta sul lastrico. Le indagini consentirono subito di individuare una delle due auto, di proprietà di uno degli indagati, che fu utilizzata per commettere il furto. Per individuare gli indagati sono state studiate e ristudiate le immagini della videosorveglianza di Comiso e le intercettazioni telefoniche. Le indagini hanno appurato come il gruppo fosse composto da almeno 17 persone che quasi tutte le sere pianificavano sopralluoghi nei pressi delle aziende prese di mira, per poi eseguire importanti furti a loro danno. L’operazione di Polizia ha preso il nome di Strascico” in quanto gli indagati quando si contattavano telefonicamente per darsi appuntamento al fine di commettere furti, parlavano in modo criptico, simulando battute di pesca.

Lo stesso facevano quando dovevano spartirsi il denaro provento dell’attività delittuosa: il denaro veniva denominato pesce. Il gruppo commetteva i furti nei giorni feriali, mai il sabato e la domenica che invece erano dedicati alla famiglia. Gli stessi si incontravano tutti a Catania in Piazza Caduti del Mare meglio conosciuta come “u tunniceddu da playa” nel quartiere di San Cristoforo. Da qui, dopo avere pianificato i loro “interventi”, partivano, a bordo delle autovetture per recarsi a commettere delitti non prima di averle rifornite dividendo equamente il pieno di carburante. Il tutto veniva pianificato nei minimi particolari ed ogni elemento di disturbo li faceva desistere per andare sul sicuro. La “squadra” era composta da più elementi, pochissimi per i sopralluoghi e almeno 10 per consumare i delitti. La refurtiva veniva poi piazzata grazie ai ricettatori che in alcuni casi sono stati identificati, come appunto Giuseppa Indelicato che gestisce un’azienda di rottamazione metalli nel quartiere “Zia Lisa” a Catania e che ha ricevuto materiale provento di furto.

La donna, considerata la minore gravità dei fatti commessi, è stata l’unica ad essere sottoposta agli arresti domiciliari, in quanto gli altri sono stati condotti in carcere. Non poche le criticità che il gruppo criminale ha affrontato durante le indagini. Continue erano le liti e le preoccupazioni di eventuali tradimenti da parte di alcuni nei riguardi di altri. Queste frizioni hanno reso ancora più difficile l’indagine poiché gli indagati cambiavano spesso “barca” (come la chiamavano loro) ovvero squadra con la quale commettere reati. Il gruppo molto numeroso non agiva in associazione tra loro ma si costituiva di volta in volta cambiando parte dei “pescatori” al posto di altri. Solo in alcune occasioni è stato possibile recuperare la refurtiva.

In un caso dopo un furto di denaro contante custodito all’interno di un ingrosso di abbigliamento in provincia di Catania, gli indagati si tradivano per l’euforia di aver trovato un’ingente somma di denaro pari (a loro dire durante le intercettazioni) a 100 mila euro, tanto che l’interlocutore non credeva al correo che giurava suoi figli fosse la verità. Ma proprio l’euforia di aver trovato migliaia di euro ha portato la Squadra Mobile di Ragusa ad effettuare una perquisizione a casa di alcuni degli arrestati, dove sono stati trpovati 15 mila euro. Nel marzo scorso invece è stata rivenuta un’autobotte rubata a Messina carica con 20 mila litri di vino (per un valore di 40 mila euro solo della merce trasportata); ad aprile è stata rivenuta della raccorderia e rubinetteria proveniente dal furto a Caltaqua, il recupero di un escavatore proveniente dal furto avvenuto a Catania e di un autocarro rubato ad Avola.

In carcere sono finiti Daniele Aulino, catanese di 28 anni inteso “Gallina”, Francesco Belpanno, inteso Cipolla, catanese di 23 anni, Ciprian Binghiac, romeno di 33 anni, Gaetano Fisichella, soprannominato “Tano Cinque Lire”, catanese di 62 anni, Giovanni Fisichella, catanese di 67 anni, Pietro Fisichella, catanese di 58 anni, Gianluca Gobbi, romano di 45 anni, Salvatore Litrico, soprannominato “Turi Spascio”, catanese di 53 anni, Vincenzo Saia, soprannominato “Enzo U Tartaruni”, catanese di 58 anni, Agatino Strano, soprannominato “U Puddasciu”, catanese di 28 anni, Stefano Vitale, catanese di 43 anni e Rosario Torrisi, Catanese di 42 anni. Ai domiciliari è finita invece Giuseppa Indelicato, catanese di 45 anni.

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