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Chiesto l'ergastolo per il padre omicida di San Giovanni La Punta

Roberto Russo è imputato per omicidio e tentato omicidio avvenuto nell’agosto del 2014: uccise nel sonno una figlia e ne ferì un’altra, fortunatamente salvatasi grazie all’intervento dei due fratelli che riuscirono a fermare il padre

Il sostituto procuratore Agata Santonocito, che rappresenta l’accusa al processo in corso davanti ai giudici della Corte d’Assise (presidente Spanto, a latere Trapasso) al termine della sua requisitoria non ha però contestato l’aggravante della premeditazione. È uno dei punti chiave dell’udienza di ieri del processo per quell’omicidio e tentato omicidio che sconvolse una famiglia e un’intera comunità. L’udienza però non si è conclusa con la prevista Camera di consiglio dei giudici per emettere poi la sentenza, bensì è proseguita con gli interventi dei difensori dell’uomo (avvocati Mario Brancato e Antonino Patti) che hanno chiesto ai giudici di volere concedere un supplemento di perizia sull’imputato.

In particolare con riferimento a un duplice aspetto hanno rimarcato i due legali; il fatto che egli fosse stato indicato come soggetto ludopatico e la possibilità che l’uomo avesse deciso il suicidio allargato, coinvolgendo nel suo folle progetto i figli, tentando poi a sua volta di uccidere se stesso. Proposito questo però non riuscito all’uomo, fortunatamente fermato in tempo quella notte dai due figli maschi presenti in casa che, dopo una colluttazione col padre, evitarono l’attuazione del piano.

Orazio Russo tentò comunque di uccidersi, ma rimase solo ferito e venne ricoverato poi in ospedale dove rimase piantonato in stato di arresto per qualche giorno e sottoposto a terapia calmante con farmaci specifici per il forte stato depressivo in cui versava. I legali dell’uomo, che anche ieri era presente in aula, hanno chiesto di riconoscere al proprio assistito l’infermità mentale o in subordine la seminfermità. Del resto che avesse deciso anche di suicidarsi, sostengono i legali, emerge dal bigliettino scritto alla moglie, che aveva deciso poche settimane prima di lasciarlo tornando a casa dei genitori, ritrovato poi dai carabinieri. Nello scritto l’uomo oltre a rimproverarle di averlo lasciato, gli preannunciava in qualche modo la decisione di farla finita.

Roberto Russo ha chiesto al termine dell’udienza di potere rilasciare alcune dichiarazioni spontanee ribadendo, ancora una volta, di non ricordare nulla di quella tragica notte, chiedendo di essere aiutato a capire e a ricordare. L’udienza è stata quindi aggiornata dai giudici al prossimo 30 del mese. In quella data si saprà se il processo andrà ancora avanti, nel qual caso sarebbero accettate le richieste di ulteriore perizia della difesa o se invece si chiuderà con la camera di consiglio e la successiva sentenza che chiuderà questo primo grado di giudizio.

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