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Ponte del Tondo Gioeni, lo scaricabarile sulle colpe: ecco come sono andate le cose

Dai ritagli del nostro giornale si evince che la giunta Stancanelli cambiò idea sull'abbattimento e virò sul consolidamento, mentre quella Bianco fu subito decisa per mandare giù il ponte

Ponte del Tondo Gioeni, lo scaricabarile sulle colpe: ecco come sono andate le cose

CATANIA - Mentre quasi tutti i giorni i catanesi combattono con il caos della Circonvallazione di Catania o cercano strade alternative per evitare l'ormai famigerato Tondo Gioeni, vecchi e attuali amministratori della città giocano a scaricabarile addossandosi a vicenda la "colpa" dell'abbattimento del cavalcavia, per molti all'origine di tutti i mali della circolazione in città. 

Un paio di giorni fa è stato l’ex assessore ai Lavori pubblici del Comune, l'ingegnere Luigi Bosco, chiamato in causa dall’on. Salvo Pogliese, coordinatore catanese di Forza Italia, in una intervista al nostro giornale, a inviare una lettera in redazione affermando che «nella favola del cavalcavia del Tondo Gioeni si narra che Bianco lo abbatté mentre Stancanelli voleva mantenerlo, omettendo il fatto che la via del consolidamento era considerata impraticabile persino dall'assessore ai Lavori pubblici del tempo, Arcidiacono, e che i lavori per l’abbattimento erano già stati appaltati dalle precedenti Amministrazioni».

Bosco la vede diversamente e sottoliena che, anzi, «si può affermare che l’abbattimento, nell’agosto del 2013, da parte di una Giunta insediatasi appena un mese prima e senza più margini per adottare strategie differenti, fu causato proprio dal tempo perduto da Stancanelli».


Un ritaglio che riporta i ritardi della Giunta Stancanelli nell'avviare i lavori di consolidamento

 

Luigi Bosco poi cita una lettera inviata a Stancanelli dal suo assessore Arcidiacono, il quale metteva all'attenzione del sindaco alcune circostanze che sarebbero state ignorate dall'allora primo cittadino: «1. Il ponte (nel quale, troppo basso, continuavano a incastrarsi Tir, causando ingorghi) metteva a rischio l’incolumità dei cittadini. 2. L’operazione per la messa in sicurezza avrebbe avuto complessivamente un costo elevatissimo che non rientrava tra le disponibilità del Comune. 3. In quel tratto di circonvallazione la sede stradale sarebbe stata abbassata di oltre un metro, con le conseguenze immaginabili in caso di pioggia. 4.I lavori sarebbero durati almeno un anno, bloccando tutto e causando problemi di traffico ben superiori a quelli che, dopo l’abbattimento, tante proteste hanno causato».

L'ex assessore poi sottolinea come la Giunta Bianco sul fronte del traffico abbia «prima aperto il torna indietro di via Petraro e ha poi avviato i lavori per una soluzione risolutiva: la viabilità alternativa da via Roberto Giuffrida Castorina, destinata a dare gli stessi risultati del sottopasso di via Caronda senza l’impatto disastroso sul traffico che un cantiere in quella zona avrebbe causato. Nel frattempo va ricordato come i catanesi abbiano avuto metropolitana, tratte ferroviarie cittadine, parcheggi scambiatori e navette».


Un ritaglio del 2010 sul parere della Facoltà d'Ingegneria favorevole al consolidamento

 

Sempre Bosco afferma che «qualunque esperto di Mobilità sorriderebbe davanti a chi vuol ricondurre il problema degli ingorghi unicamente al Nodo Gioeni e ricorderebbe come gli intasamenti riguardino tutti i torna indietro sulla circonvallazione, spiegando che sono frutto di varie cause: chi parcheggia dove non dovrebbe, ambulanti abusivi, chi parla al cellulare e rallenta o provoca microincidenti eccetera».

Ovvero tutti comportamenti illegali che andrebbero perseguiti dalla polizia municipale che evidentemente - come lascia sottintendere Bosco - permette parcheggi selvaggi, non sanziona e rimuove i venditori ambulanti, non persegue chi viole kil codice della strada e così via. Ma sorvoliamo.

A Bosco ha risposto il vicepresidente vicario del Consiglio comunale Sebastiano Arcidiacono, già assessore ai Lavori pubblici nella giunta Stancanelli, tirato in ballo per una lettera inviata all'allora sindaco che sembrava propendere per l'abbattimento. Arcidiacono stigmatizza «l'affannoso tentativo del sindaco Bianco di scansare le responsabilità sull’inferno quotidiano del Tondo Gioeni» «sfidando la realtà dei fatti con fake news come quella che fu la giunta Stancanelli a volere l’abbattimento del ponte».


Un ritaglio che conferma l'orientamento della giunta Stancanelli di mantenere il cavalcavia

 

«Falso - scrive Ardiciacono derubricando a nota interna la lettera prodotta da Bosco -. Parlano chiaramente gli atti prodotti: l’amministrazione Stancanelli, di cui ho fatto parte fino all’ottobre 2012, già nella conferenza dei servizi del 29 marzo 2011 aveva chiaramente espresso la volontà di conservare il manufatto anche sulla scorta di un approfondito studio progettuale dell’Università che aveva avvalorato la tesi del mantenimento del sovrappasso sulla circonvallazione. Un orientamento mantenuto fermo dalla giunta del sindaco Stancanelli che con delibera n. 420 del 19 luglio 2012 cristallizzò l’adeguamento del progetto originario, prevedendo il mantenimento del cavalcavia e i tre livelli di scorrimento del traffico veicolare. Dall’altra parte, invece, il sindaco Bianco e la sua giunta prima nella seduta del 19 luglio e in quella successiva del 31 luglio 2013 con la delibera n.68 si determinarono per la demolizione del ponte, provvedendo a revocare il precedente orientamento del sindaco Stancanelli che manteneva il cavalcavia ricorrendo a una nuova gara d’appalto».


Un ritaglio del nostro giornale che ricorda la determinazione della Giunta Bianco per l'abbattimento

 

Questa la polemica e le accuse reciproche, fatto sta che da quattro anni e mezzo i catanesi vivono il transito nella zona del Tondo Gioeni come un vero e proprio incubo. Certo, non è sempre intasato, ma è chiaro a chiunque che così come è stato progettato non può reggere i flussi di traffico e il piccolo tornaindietro realizzato all'altezza del nostro giornale risulta sempre più inadeguato a smaltire il traffico veicolare proveniente da via Etna, via Caronda e dalla stessa Circonvallazione.

Quello che però appare incomprensibile è il perché l'amministrazione Bianco abbia deciso di abbattere un cavalcavia così importante per la circolazione senza avere un vero piano alternativo. Le ipotesi della bretelle di via Castorina, quella del sottopasso e tutte le altre soluzioni proposte sono arrivate molto dopo, quando è stato chiaro a tutti che abbattere quel manufatto a (presunto) rischio sismiico era stata una mossa avventata.

E ancora più incomprensibile è il perché l'amministrazione Bianco non sia ancora corsa ai ripari, pur essendo consapevole della criticità della situazione da molto tempo. Come dimostra il ritaglio di giornale a sinistra (datato 15 giugno 2014), poco meno di un anno dopo l'abbattimento il sindaco Bianco affermava in una nostra intervista di sapere che il problema maggiore era nella direzione Nesima-Ognina e che la situazione era meno catastrofica di quanto venisse dipinta. 

In tutti questi anni, pur conoscendo quindi i problemi, nulla è cambiato. Anzi, la situazione è peggiorata anche nella direzione inversa visto il restringimento della carreggiata per i lavori di abbellimento del Tondo Gioeni ai quali evidentemente è stata data la priorità rispetto ai lavori di miglioramento della circolazione.

E anche l'ing. Tuccio D'Urso, già direttore dell'Ufficio speciale per l’emergenza traffico e per la sicurezza sismica del Comune di Catania, in un'altra lettera al nostro giornale ha detto l'abbattimento del ponte «era condizionato a tre integrazioni propedeutiche: la prima relativa al sottopasso tra via Grassi e via Caronda; la seconda di realizzare un sovrappasso pedonale nei pressi della chiesa Madonna di Lourdes, la terza per realizzare una rotatoria, ellittica in questo caso, tra la tra Cittadella Universitaria fino a N.S. di Lourdes, compresa un'area di parcheggio nei pressi. La planimetria del progetto originario illustra bene quanto detto». E l'ing. Urso ha sentenziato: «Mai si sarebbe dovuto abbattere il ponte senza che almeno una di queste condizioni preliminari fosse stata realizzata».

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