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Gli appetiti dei clan e gli sguardi di troppo: il sangue entra in pista

Omicidi e risse: dagli spari al Gammon di Aci Castello fino al giovane travolto all'uscita del Mama Sea alla Scogliera

Gli appetiti dei clan e gli sguardi di troppo: il sangue entra in pista

In un lontano passato - con riferimento agli anni Settanta e agli anni Ottanta - nella nostra città le discoteche si potevano contare sulle dita di una mano. C’erano i night, questo sì, ma l’attività di discoteca vera e propria, almeno come è intesa oggi, era ben altra cosa. A memoria, col rischio consapevole di dimenticarne qualcuna, citiamo lo Snoopy, il Charlie Brown, il Gammon, che in una Catania tanto diversa da quella attuale, fece registrare - era l’estate del ‘78 - forse il più cruento episodio di cronaca nera legato a questo ambiente: una sparatoria all’ingresso affollato del “Lunedì giovani”, conclusa con due morti e diversi feriti. Causa scatenante il desiderio di alcuni ragazzi di quartiere di prendere parte a quella serata di élite. Una situazione simile - questa volta con un morto - si era verificata nel ‘71 al “Charlie Brown” di via Martino Cilestri.

Arrivarono gli anni dell’Empire, del McIntosh (che d’estate si trasferiva nel giardino tropicale che ancora oggi ospita il Banacher) e del Divina. I proprietari stavano spesso all’ingresso dei locali a selezionare la clientela, anche se non tutti gli indesiderati potevano essere “rispediti al mittente”. Le situazioni di compromesso, però, il più delle volte funzionavano. Anche se poi alcuni di questi stessi proprietari furono costretti a conoscere momenti poco edificanti, per rapporti dai confini poco nitidi con questo o con quell’appartenente alla famiglia mafiosa di turno.

Gli anni della crisi, però, sono ancora lontani e il sistema delle discoteche funziona. Qualcuno dei grandi colossi del settore vacilla e all’improvviso conosce pure la polvere, altri imprenditori investono in attività dello stesso genere magari non imponenti ma certamente redditizie. Nel frattempo si sviluppa, anche ai danni dei locali della riviera jonica, con particolare riferimento a Giardini Naxos e alla stessa Taormina, il fenomeno degli stabilimenti balneari da vivere fino a notte fonda grazie, appunto, alle serate dancing.

Anche in questo caso i contatti con la criminalità organizzata sono inevitabili e in qualche circostanza - la mente va alla struttura degli acquascivoli del viale Kennedy, che gli investigatori hanno sempre ritenuto essere della famiglia D’Emanuele, imparentata con Nitto Santapaola - si ha l’esempio concreto di gestione più o meno diretta dalle famiglie mafiose. Basti pensare, ad esempio, che lo stesso “Empire” viene sequestrato dapprima nel 2006 e successivamente nell’ottobre del 2015 perché, a detta della Procura distrettuale della Repubblica, sarebbe stato controllato da Giacomo “Nuccio” Ieni, uno degli elementi di spicco del clan dei “Puntina”. E pure il “Boh”, il “Moon” e il “69 Lune” finiscono nelle indagini della Guardia di finanza perché considerati di proprietà della famiglia Mazzei, i “carcagnusi”. E, di recente, anche le “Piramidi” finiscono sotto sequestro.

La criminalità organizzata, intanto, è cambiata. E pure la microcriminalità. Capita che certe precauzioni e certi comportamenti… d’onore vengano bypassati e che si vada in certi locali soprattutto per fare a botte - anche per dimostrare una forza a livello di clan - quindi per creare problemi agli imprenditori vicini ad altre cosche. Così come abbondantemente chiarito dal collaboratore di giustizia Giuseppe Laudani, già boss dei “Mussi ‘i ficurinia”, nell’ambito delle dichiarazioni che portarono al maxi blitz denominato “I Viceré”.

Questa descritta dal Laudani potremmo definirla come la punta dell’iceberg, ma basta scorrere la cronaca degli ultimi anni per avere contezza che di questi episodi, molti dei quali mai emersi per il disinteresse delle varie parti di renderli pubblici, se ne contano davvero tanti.

Nel marzo del 2004, ad esempio, al McIntosh litigano due giovani: sono invitati a lasciare il locale e all’esterno scoppia il finimondo. Le fonti di allora raccontano di una lite - per la spartizione del bottino di una rapina - finita a pistolettate. Uno dei due viene ferito gravemente.

Nel novembre del 2008 rissa e coltellate al Manteca. Questa volta la causa è qualche sguardo di troppo nei confronti di una ragazza. Viene arrestato un giovane adranita.

Una lite con un parcheggiatore abusivo all’esterno del Banacher costa caro, nel luglio 2015, a un marinaio catanese che aveva avuto l’ardire di lamentare il danneggiamento dell’auto. Nella discussione si inseriscono quattro giovinastri che dapprima lo minacciano, poi lo inseguono in auto, lo bloccano e gli sottraggono una banconota da 50 euro e lo smartphone. Provvidenziale l’incontro della vittima coi carabinieri, poco dopo.

Nel 2016 l’episodio più grave è quello cominciato all’interno e sviluppatosi all’esterno del Mama Sea, alla scogliera. Due giovani litigano nel locale e poi si ritrovano fuori: uno sta attraversando la strada e l’altro è in attesa del rivale, nascosto in auto, per regolare i conti. Una pressione decisa sull’acceleratore e la questione è “risolta”. La vittima, travolta, morirà 19 giorni dopo in ospedale.

Grave anche il bilancio dell’anno appena andato in archivio. La sparatoria fra la gente allo “York”, con l’uccisione di un incolpevole giovane romeno, in via Scuto Costarelli (arrestato il compagno della proprietaria del locale), dopo un alterco a seguito di apprezzamenti ad alcuni ragazze dell’Est presenti nel locale. Nella stessa sede, questa volta col nome “Onda latina”, nuova baraonda in marzo. Questa volta i romeni litigano fra loro e finisce a colpi di cocci di bottiglia. E’ una fortuna che non ci scappi ancora il morto.

In marzo spari contro lo scooter di un buttafuori della “Ecs Dogana”, al Porto. Questa volta la motivazione sarebbe un mancato ingresso gratuito all’interno del locale, mentre alla fine dello scorso agosto è un giovane di San Giovanni la Punta che viene affrontato da un addetto alla sicurezza e da un ex buttafuori al Banacher. Il ragazzo è portato fuori e poi pestato, fors’anche a seguito della sua reazione. Un comportamento fuori dalle righe dei due uomini, che provoca al giovane un trauma cranico con frattura della mandibola.

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