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«Io, massaggiatrice a Catania per potere crescere i miei figli»

La storia di una delle ragazze che lavorava in uno dei centri di recente sequestrati dalla Polizia: «I clienti spesso cercano anche altro, ma è rarissimo che accada»

«Io, massaggiatrice a Catania per potere crescere i miei figli»

«Non esiste - racconta - che si vada a letto con qualcuno. Anche se è chiaro che chi entra in un centro come quello in cui lavoravo io non cerca soltanto il massaggio».

- Questo lo dice per quale motivo?

«Perché i patti, definiamoli così, sono chiari sin dall’inizio. I clienti arrivavano da noi il più delle volte dietro passaparola. Oppure attraverso il meccanismo degli annunci su siti internet. Non soltanto quelli, per così dire, a tema, sui siti per adulti, ma anche altri all’apparenza “puliti” in cui è possibile acquistare o vendere un’automobile, affittare una casa, donare i cagnolini di una cucciolata».

«Gli annunci - prosegue “Carola” - in questi casi sono sempre decisamente ammiccanti. Per questo la gente veniva da noi, per così dire, a colpo sicuro».

- E con precise richieste?

«No, di solito funziona che non si chiede. Semmai ci si muove, per così dire, in regime di confidenza. Estrema confidenza. Ma, nonostante tutto, capita di imbattersi in qualcuno che esagera».

- Si spieghi meglio.

«Partiamo dal mio caso. Il mio compito era quello di provocare il piacere del cliente, ma esclusivamente attraverso il massaggio. Si lavorava sulle zone erogene, sui cinque punti focali che possono portare all’orgasmo di un uomo senza per questo doversi spingersi troppo in là. Ogni tanto capitava che qualcuno non si accontentava, mi afferrava per spingersi lì dove non sarei mai arrivata e in questo caso nascevano i problemi».

- Da cui veniva fuori in che modo?

«O facendo comprendere al cliente che tutto ciò non era concesso con le buone o minacciando di chiamare la titolare o chiamandola realmente. Non c’è mai stato bisogno di altri passaggi».

- Immaginiamo la delusione....

«Mi importa relativamente. L’obiettivo era quello di non perdere il cliente, ma chi cercava un altro genere di emozioni - e questo accadeva specialmente per gli uomini di una fascia d’età compresa fra i cinquanta e i sessant’anni - aveva altre opzioni. E non avevano niente a che fare con il centro in cui lavoravo».

Lei ha parlato di una fascia di età in particolar modo, ma immaginiamo che la clientela dei centri relax sia più, per così dire, eterogenea.

«Indiscutibilmente. Da noi arrivava di tutto. Dal ragazzo in cerca di prime esperienze al professionista che voleva un po’ di svago, dall’operaio che voleva trasgredire all’anziano in cerca di emozioni forti. Ecco, in quest’ultimo caso non era esattamente il massimo eseguire il massaggio e pensavi che avresti voluto fare una vita migliore».

- E cos’è che l’ha portata a continuare?

«Lo stato di necessità. Ho due bambini, sono separata e inoltre devo aiutare mia madre, vedova, a fronteggiare economicamente le cure per i suoi acciacchi. Ho provato in tutti i modi a inserirmi nel mondo del lavoro, diciamo di un lavoro diverso, ma ho trovato soltanto porte chiuse».

«L’unica strada da percorrere che ho trovato - prosegue - è stata questa. L’ho imboccata. E’ una questione di sopravvivenza».

- Ma come ha fatto a ritrovarsi in questo giro?

«Io conoscevo la donna che gestiva il centro. Mi ha invitato a provare e poi mi ha detto chiaramente cosa si attendeva da me. Ero libera di accettare o di lasciare perdere, perché - diceva - avrebbe trovato facilmente altre ragazze».

- In che modo?

«Passaparola o annunci. Le classiche richieste di impiego che si trovano in giornali e siti specializzati. Una mia amica appena qualche giorno fa mi ha detto che è stata cercata proprio da un centro massaggi: se sei alla canna del gas, accetti».

- E la retribuzione?

«Io guadagnavo trenta euro al giorno, ma so che altri sono soliti dare la percentuale su ogni massaggio: se non si lavora non si mangia».

- Sfruttamento dello stato di necessità: è un reato.

«L’ho appreso dai giornali, ma è anche vero che ho potuto tirare avanti anche grazie a questi soldi».

Ma sogna mai una vita diversa, migliore, magari con un altro uomo?

«Tutti i giorni. Ancora di più da quando ho smesso di lavorare. Chissà, magari prima o poi la ruota girerà anche per me».

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