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Processo morte Nicole, ginecologa in aula: «Nulla lasciava presagire tragedia»

Maria Ausilia Palermo ha reso dichiarazioni spontanee sul decesso della neonata partorita alla Giibino di Catania (la piccola fu poi trasferita a Ragusa dove giunse priva di vita). Lo psichiatra: «Famiglia psicologicamente devastata»

Processo morte Nicole, ginecologa in aula: «Nulla lasciava presagire tragedia»

CATANIA - La deposizione di uno psichiatra, di un medico legale e le spontanee dichiarazione della ginecologa Maria Ausilia Palermo hanno caratterizzato l’udienza del processo per la morte di Nicole Di Pietro dalla clinica Gibiino di Catania all’ospedale di Ragusa, dove è giunta senza vita, morta alcune ore dopo la nascita, il 12 febbraio 2015.


Lo psichiatra Catalfo, nominato dalla famiglia Di Pietro, ha ricostruito «il quadro drammatico di devastazione psicologica subita dai genitori e dai familiari della piccola Nicole». Il medico legale Guccione, nominato dalla clinica, ha ribadito che «alla Gibiino le attrezzature e le dotazioni corrispondevano a tutte le norme di legge allora in vigore». La dottoressa Palermo ha sottolineato che prima del parto nulla lasciasse presagire la tragedia e se avesse avuto contezza della sofferenza fetale non avrebbe esitato a procedere con il parto il cesareo, ma, ha sostenuto, non c'erano i presupposti. Prossima udienza il 21 maggio con gli interrogatori degli imputati. Il processo si celebra davanti alla prima sezione penale del Tribunale monocratico, presieduta da Giuseppina Montuori. Imputati sono la ginecologa Maria Ausilia Palermo, difesa dall’avvocato Paolo Spanti, il neonatologo Antonio Di Pasquale, rappresentato dal penalista Walter Rapisarda, e l'anestesista Giovanni Gibiino, difeso dall’avocato Piero Granata, indagati per omicidio colposo; l’ostetrica Valentina Spanò difesa dall’avvocato Carmelo Peluso, per false attestazioni.


Nel procedimento sono otto le parti civili ammesse: i genitori, i nonni materni e paterni, l’assessorato regionale alla Sanità e la casa di cura. I legali dei familiari di Nicole, gli avvocati Michele Ragonese e Mary Chiaromonte, hanno citato in giudizio la clinica, così la casa di cura, assistita dal penalista Tommaso Tamburino, è presente nel procedimento con un doppio ruolo: di parte lesa e parte civile. Le indagini della squadra mobile della Questura e della sezione Polizia giudiziaria della Procura sono state coordinate dal procuratore Carmelo Zuccaro e dai sostituti Alessandra Tasciotti e Angelo Brugaletta. 

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