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Catania, "Iri Furriannu" per scoprire la città

"Passiàte" in compagnia di una guida rivelano scorci inaspettati. «E' anche un modo per imparare a rispettare il tessuto urbano»

Catania, "Iri Furriannu" per scoprire la città

CATANIA - Da sei anni educano i catanesi alla bellezza della loro città con l’obiettivo di arrivare a rispettarla, visto che comunque tutti, a parole, dicono di amarla. Solo “iri furriannu”, però, si può toccare con mano la storia, l’architettura e si possono ascoltare leggende e musiche, versi e racconti. Per questo si chiama “Iri Furriannu”, l’associazione socioculturale che si è intestata questa battaglia per la valorizzazione del territorio cittadino.

L’idea è quella di rivalutare Catania e di mostrare ai suoi stessi abitanti, turisti per un giorno, scorci inaspettati e sconosciuti. «Spesso non ci rendiamo conto di quello che abbiamo. E il riscontro - dice Milena Ingrassia, presidente di Irifurriannu - l’abbiamo nel vedere le facce dei partecipanti alle nostre passiàte quando, per esempio, mettono piede in piazza Goliarda Sapienza, l’ex piazza delle Belle. Nessuno si aspetta un luogo così curato e un ambiente così moderno, rispetto all’idea storica che si ha di San Berillo. Invece noi mostriamo loro com'è cambiato questo luogo, anche e soprattutto grazie all'intraprendenza di ragazzi che lì hanno deciso di scommettere il loro futuro aprendo delle attività».

Le passiàte, cui si aderisce visitando la pagina Fb di irifurriannu, vengono organizzate di giorno o in notturna e durano all'incirca un’ora e mezza. Fra un palazzo storico e l’altro “raccontati” dalla guida Grazia Previtera, i turisti appiedati si fermano, per ascoltare dal vivo, una canzone o una poesia. «Ogni nostra passeggiata ha un tema - spiega Ingrassia che organizza gli itinerari con Amalia Trigona della Floresta -. La Catania ebraica o quella sotterranea, la città musicale o quella delle leggende. Facciamo rivivere personaggi reali come Peppa la cannoniera o Aspanu e spesso capita che siano i più anziani del gruppo a raccontare ai ragazzi la città dei loro nonni».

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