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Vertenza Auchan a Catania, i sindacati non mollano la presa

Ennesimo incontro con i vertici aziendali, in ballo il futuro il futuro di 101 dipendenti. Le organizzazioni dei lavoratori soddisfatte a metà: «Segni di apertura sul ricollocamento del personale, ma si può e deve fare di più»

Vertenza Auchan a Catania, i sindacati non mollano la presa

CATANIA - Si è concluso dopo 9 ore di estenuante attesa l’ennesimo incontro tra le sigle sindacali Cgil Filcams, Cisl Fisascat, Uil Tucs e i vertici dell’Auchan di San Giuseppe La Rena, nel tentativo di ricollocare i 101 dipendenti del punto vendita Città Mercato, chiuso dal primo di maggio. Ciò che ne è scaturito è «un’ultima e definitiva proposta dell’azienda - come si legge in un documento sottoscritto - che va ben oltre la ragionevole sostenibilità economica dei punti vendita presenti nel territorio per i quali comporterà un ulteriore aggravio dell’incidenza dei costi del personale, al mero fine di cercare di dare soluzioni per risolvere l’eccedenza del personale venutasi a creare nell'ipermercato di Catania La Rena, riducendo al massimo il disagio sociale».

Pertanto, le misure adottate dall’azienda si traducono in una ricollocazione del personale a macchia di leopardo: i punti vendita Sma delle province di Catania e Siracusa accolgono 20 lavoratori; Auchan di Melilli, Carini e Porte di Catania si impegnano ad assorbire 10 dipendenti ciascuno, mentre l'ipermercato Auchan di Rescaldina accoglie la richiesta di un lavoratore. Finora sono state accolte dall'azienda - e, dunque, presentate dai dipendenti - 12 istanze di incentivo all'esodo. Alcune società interessate alla dote occupazionale si sono fatte avanti per integrare 9 profili, e ci sono alcune agenzie lavoro disponibili all'assunzione di circa 15 lavoratori.

«L’azienda si sta ponendo in una condizione di apertura - afferma Davide Foti, Filcams Cgil - ma occorre continuare con le rivendicazioni. Sono convinto che Auchan e Sma possano accogliere più lavoratori. Ci incontreremo di nuovo con l’azienda lunedì 28, mentre il 30 è previsto un secondo tavolo nazionale al ministero dello Sviluppo economico, sperando che possa dare forza alla vertenza. In ballo c’è il futuro di numerose famiglie alle quali, da un giorno all'altro, è stata tolta la certezza di un lavoro. L’azienda, nella chiusura del punto vendita di La Rena, non ha optato per il licenziamento dei suoi dipendenti, ma per il trasferimento al Nord, ed è questo che mi preoccupa di più, perché questo sembra un licenziamento camuffato».
Per Rita Ponzo della Cisl Fisascat «bisogna che ci si interroghi ulteriormente riguardo al destino dell’immobile di La Rena. Spingo l’azienda a rivedere le posizioni dei dipendenti nei vari supermercati: è scontato che, per un dipendente in giovane età, ritrovarsi a vivere questa situazione comporti maggiori problemi e preoccupazioni rispetto a quanti, invece, sono vicini alla conclusione della propria carriera lavorativa. Il 28 metteremo nero su bianco le ultime proposte dell’azienda e ci sarà una graduatoria per lo smistamento dei dipendenti nei punti vendita disposti ad accoglierli, tenendo conto sia della distanza del posto di lavoro rispetto al luogo di residenza sia della tipologia di contratto. I lavoratori sono sconfortati e decimati nel loro presidio. Da parte dell’azienda continua a esserci poca concretezza riguardo la loro sorte. La vertenza va avanti e vigileremo su quanto accadrà».

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