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Alfano su referendum: «Ci impegneremo "pancia a terra" per il sì»

Incontro con il ministro dell'Interno alla Festa dell'Unità a Catania. E sul problema immigrazione: «Non lascerò morire nessun bambino in mare»

Alfano su referendum: «Ci impegneremo "pancia a terra" per il sì»

Angelino Alfano, Ministro dell'Interno

CATANIA - «Noi siamo quei moderati, quel centro destra per il «sì» è vogliamo rappresentare quei tanti italiani che di sinistra non sono e che diranno «sì» al referendum. Per questa battaglia referendaria ci impegneremo "pancia a terra" perché pensiamo che dal referendum dipenda la modernizzazione del Paese, e che l’area moderata potrà essere decisiva per la vittoria del «sì». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, alla festa nazionale de l’Unità a Catania. 

«Il referendum è una straordinaria riforma di questo Governo e di questa maggioranza» - ha continuato il ministro dell'Interno - ma il voto «non sarà una valutazione sul nostro operato». «Il giudizio sulle politiche dei governi - ha spiegato Alfano - si dà anche in base alla sicurezza, sulla riforma del mercato del lavoro, su quella della pubblica amministrazione, sull'istruzione, sulla tenuta dei conti e sullo sviluppo economico. Tutto questo non è inglobato dal referendum. Abbinare quindi il destino del Governo al destino di un pezzetto del suo programma sarebbe stato sbagliato e mi fa piacere che Renzi si sia ricreduto su questo».

Il ministro ha poi affrontato il tema immigrazione: «Io non userò mai il telefonino per fermare un soccorso in mare, per fare morire un bambino». «Noi non possiamo spostare la Sicilia da dove si trova - ha aggiunto - per la storia e la geografia, né possiamo fare arrivare le navi a Portofino. La Sicilia non può diventare l’hot spot d’Italia, così come il nostro Paese non può diventarlo dell’Europa. Occorre l’equa distribuzione, nelle regioni prima e nei comuni dopo». 

Poi una sferzata al leader della Lega Salvini e una all'attuale sindaco di Milano Parisi: «Noi non vogliamo avere a che fare con Salvini che è quello che proponeva il bus riservati ai soli milanesi e che ce l’aveva con tutti i meridionali. Non credo che abbia cambiato cuore, prima che idea. Anche perché è uno che vuole uscire dall’Europa e dall’euro. Ed uno che in base allo statuto della Lega vuole uscire dall’Italia, e non si capisce in che cosa voglia entrare». 

«Stefano Parisi per dirla in  termini calcistici è ai sedicesimi di finale. Io lo stimo,  molto. Ma la finale è la candidatura. Da qui alla finale se la  deve sbrigare da solo perché con tutti gli avversari che ha  dentro la coalizione e dentro Forza Italia, in finale ci deve  arrivare da solo: ed è la candidatura. Dopo che sarà arrivato in  finale parleremo». 

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