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Insulti e botte in Pediatria mentre il figlio è ricoverato

Lite a Caltagirone tra una coppia di ex coniugi

Insulti e botte in Pediatria mentre il figlio è ricoverato

Caltagirone (Catania) - Lui, lei, l’altro. Intenti a darsele di santa ragione. Davanti agli occhi increduli di un bambino, figlio dei primi due. E in un contesto – la corsia di un’unità operativa piena di piccoli pazienti – che dovrebbe, invece, imporre ben altri comportamenti e indurre i cosiddetti “adulti” a fornire esempi di ben altro genere.

Nel reparto di Pediatria dell’ospedale di Caltagirone si è consumato un violento “scambio di opinioni” fra ex coniugi di Mazzarrone. Dalle parole ai fatti il passo è stato breve e, nel volgere di pochi attimi, la corsia si è trasformata in una sorta di arena, con schizzi e tracce ematiche (l’ex marito ha, infatti, subìto una ferita al naso e il sangue è caduto copiosamente) obbligando i sanitari agli “straordinari” per placare gli animi ed evitare, quindi, il peggio. Quanto accaduto ha purtroppo offerto, ai piccoli ricoverati che in quel momento si trovavano nel reparto, uno “spettacolo” da dimenticare per intero e nel più breve tempo possibile.

Secondo la ricostruzione dei fatti compiuta dai carabinieri della compagnia di Caltagirone, intervenuti sul posto dopo avere ricevuto l’Sos dell’ex marito (che sostiene di essere stato aggredito a schiaffi e colpi di borsa, ma questa circostanza dovrà essere ulteriormente accertata), il diverbio, presto degenerato, è scoppiato all’arrivo della donna (che era accompagnata dal suo attuale compagno) in ospedale, dove era ricoverato il figlio giovanissimo, in compagnia dell’ex marito. Qui, per cause probabilmente riconducibili a vecchi dissapori fra i due ex, si è presto passati alle vie di fatto. Botte da orbi, quindi, e scena poco edificante per i minorenni costretti ad assistervi. Insomma, di tutto di più. Adesso la “palla” passa alle parti. I tre, infatti, si sono fatti refertare al Pronto soccorso dello stesso nosocomio, ma nessuno ha riportato lesioni giudicate guaribili in più di 20 giorni. Gli inquirenti non potranno, quindi, procedere d’ufficio, ma potranno avviare le indagini solo se uno di loro sporgerà querela. I militari dell’Arma hanno, intanto, identificato i tre e altrettanto hanno fatto con i testimoni, che potrebbero rivelarsi determinanti per l’esatta ricostruzione dei fatti.

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