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Gdf di Vicenza scopre maxi evasione fiscale da quasi 1 miliardo, ramificazioni anche a Catania e Ragusa

Attraverso fatture false e società cartiere venivano messi in commercio prodotti elettronici senza pagare le tasse. Ventinove gli arrestati, oltre duecento gli indagati

Gdf di Vicenza scopre maxi evasione fiscale da quasi 1 miliardo, ramificazioni anche a Catania e Ragusa

Vicenza. Un complesso giro di società, tra Italia e mezza Europa, molte delle quali inesistenti o usate solo per 'girarè solo nominalmente la merce, dagli ultimi prodotti hi-tech, come tablet o televisori, a materie alimentari d’uso comune, come zucchero o farine; il tutto finalizzato all’emissione di fatture false per circa un miliardo di euro e frodare il fisco per 130 milioni.
A mettere le mani su questa aggrovigliata matassa la Guardia di Finanza di Vicenza attraverso indagini che hanno portato all’emissione da parte del Gip berico Massimo Gerace di 29 provvedimenti cautelari - 18 in carcere e 11 ai domiciliari - e a denunciare a piede libero oltre 200 persone in giro per l'Italia e all’estero. Alcuni dei destinatari dei provvedimenti sono ancora ricercati. L’accusa, a titolo diverso, va dall’associazione a delinquere transnazionale (per 29 indagati), bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale (10) e frode dell’Iva sia nel settore hi-tech che in quello di commercio di materie prime alimentari. Secondo l’ipotesi al centro delle indagini, le 'mentì di un sistema che sarebbe andato avanti dal 2009 risiedono nel vicentino.

Tra gli arrestati, i vicentini Paolo Majan, di 62 anni, ritenuto il 'capò del sodalizio e che gestiva i 'filtrì e le 'cartierè e cercava clienti, e Massimo Cattelan, che gestiva il 'repartò materie alimentari.
Le indagini sono cominciate tre anni fa, coordinate dal Pm Barbara De Munari, ad opera del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza e, con intercettazioni telefoniche (75mila le conversazioni ascoltate) e telematiche (580 e-mail intercettate), oltre che con pedinamenti e verifiche fiscali, è stata portata alla luce una 'retè che coinvolgeva 180 società. Di queste, parte in Italia (145), soprattutto con sedi a Roma e Milano, e nel resto d’Europa. 

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Il sistema utilizzato per frode, secondo quanto accertato dalle Fiamme gialle, era quello classico del 'carosellò di fatture tra società tra Italia ed estero riguardo a presunte cessioni di merce che nella maggioranza dei casi non si muoveva dal territorio italiano. Il tutto era finalizzato a fare in modo, anche attraverso fallimenti, di far sì che la merce non pagasse l’Iva. L’organizzazione per fare in modo di rendere più difficile i controlli, era arrivata a sostituire le 'cartierè con società che svolgevano funzioni di 'filtrò o create ad hoc in 15 Paesi comunitari. I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti, oltre che nel vicentino, nelle province di Catania, Cremona, Ragusa, Roma, Bergamo, Cosenza, Brindisi, Biella, Milano, Napoli, Pescara, Varese, Udine, Alessandria, Parma, Verona e Treviso. Inoltre, in collaborazione con la Polizia cantonale del Ticino, un provvedimento ha riguardato Giancarlo De Fanis, di Chieti ma residente da anni in Svizzera, considerato il gestore dei conti correnti. Attivate anche le autorità slovene, croate, britanniche e statunitensi per il rintraccio e l’arresto di cittadini italiani residenti in quei Paesi.

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