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Catania, blitz della Polizia, azzerati i vertici del clan Mazzei: 16 arresti, uno è latitante

In manette anche la vivandiera della latitanza di Sebastiano Mazzei e gli uomini che hanno preso il comando della cosca dopo l'arresto del boss latitante

Catania, blitz della Polizia, azzerati i vertici del clan Mazzei: 16 arresti, uno è latitante

Il blitz della polizia

All’alba di oggi, la Squadra Mobile di Catania, su delega della Dda etnea ha eseguito un’ordinanza con 17 provvedimebti cautelari emessi dal gip di Catania nei confronti di altrettante persone accusate di associazione mafiosa ed estorsione.

In manette sono finiti Giuseppe Barbagallo di 40 anni, pregiudicato; Giuseppe Cardì 38 anni, pregiudicato, già ai domiciliari per altra causa; Domenico Coglitore di 36 anni, pregiudicato; Giuseppe D’Agostino, 42 anni, inteso “lo squalo”, pregiudicato, già detenuto; Gioacchina Fiducia, 37 anni, pregiudicata; Carmelo Grasso di 43 anni, pregiudicato, già detenuto per altra causa; Salvatore Guglielmo, 42 anni; Carmelo Giusti, di 61 anni, inteso “Melo bafacchia”, pregiudicato; Sebastiano Mazzei, 44 anni, inteso “Nucciu ‘u carcagnusu”, pregiudicato, già detenuto per altra causa; Maurizio Giovanni Motta, di 47 anni, pregiudicato, ai domiciliari per altra causa; Carmelo Occhione, 52 anni, inteso “Melo”, pregiudicato, già detenuto per altra causa; Rosario Seminara, di 42 anni, pregiudicato, già ai domiciliari per altra causa; Vito Danilo Caputo, 27 anni, pregiudicato, finito ai domiciliari; Francesco Spampinato, 39 anni, pregiudicato, finito ai domiciliari; Cesare Massimo Urzì, di 43 anni, pregiudicato, finito ai domiciliari; Giulio Alfio Virgillito, 24 anni, pregiudicato, per il quale è stato disposto l’obbligo di firma due volte al giorno.

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Tutti sono accusati a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso e di appartenere al clan Mazzei – “Carcagnusi”, di estorsione, di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza e minaccia, favoreggiamento personale e reati in materia di falso, con l’aggravante di avere commesso i fatti al fine di agevolare l’attività dell’organizzazione mafiosa, nonché furto e ricettazione.

Le indagini hanno preso il via nel febbraio del 2015 quando si è messa la lente di ingrandimento su alcuni appartenenti storici al clan Mazzei, come Carmelo Occhione e Maurizio Giovanni Motta - ai quali è stato contestato un ruolo direttivo - e su Carmelo Giusti, nonché sulle nuove leve, tra le quali Giuseppe Cardì, ritenuto uomo di fiducia di Sebastiano Mazzei.

E proprio nell’ambito di queste indagini, il 10 aprile sel 2015, fu catturato proprio Sebastiano Mazzei al quale è stato contestato di avere organizzato sul territorio e diretto il clan promosso dal padre Santo Mazzei, inteso “Santo ‘u carcagnusu”.

Sebastiano Mazzei, vanta una lunga militanza nel clan storicamente riconducibile a Cosa nostra palermitana, in quanto suo padre divenne “uomo d’onore” su decisione del boss corleonese Leoluca Bagarella.

A Gioacchina Fiducia è stato contestato il concorso esterno perché considerata la vivandiera di Sebastiano Mazzei durante la sua latitanza. Tra l’altro, in fase di stipula del contratto con il quale era stata concessa in locazione la villetta di Ragalna dove è stato catturato Sebastiano Mazzei, era stato esibito il documento di identità intestato proprio a Gioacchina Fiducia sul quale era stata apposta la fotografia della moglie del latitante. La stessa Gioacchina Fiducia dunque è accusata anche di falso.

Le investigazioni, oltre ad avere delineato gli assetti del clan prima e dopo la cattura di Sebastiano Mazzei - evidenziando che i ruoli di vertice, oltre che del capo indiscusso Sebastiano Mazzei, erano stati assunti da Maurizio Giovanni Motta e Carmelo Occhione – hanno consentito di attestare la piena operatività della cosca ed in particolare della squadra c.d. del “Traforo” (notoriamente più vicina alla famiglia Mazzei che risiede in quel rione) che, al pari di quella di “Lineri” era dedita ad attività estorsive ed alla commissione di reati contro il patrimonio.

Le indagini hanno fatto infatti luce su due furti perpetrati ai danni di attività commerciali ubicate a Siracusa ed Augusta ed in particolare il furto del marzo 2015 ai danni di una rivendita di occhiali di Augusta in occasione del quale sono stati asportati 4.812 paia di occhiali, in parte rinvenuti dagli investigatori e il furto del giufno del 2015 ai danni di un negozio di abbigliamento ubicato nel centro di Siracusa, con la modalità dell’“auto ariete”, nel corso del quale sono stati asportati numerosissimi capi di abbigliamento, in parte rinvenuti dagli investigatori.

Le indagini hanno permesso di fare luce su una estorsione con l’imposizione di un vero e proprio pizzo mensile, che si aggiungeva alla richiesta di estinzione del debito, in cambio della “protezione”. Inoltre, nell’ambito della stessa inchiesta, nel magio del 2015, fu arrestato Rosario Seminara, per detenzione illegale di armi clandestine da guerra con relativo munizionamento. Nella sua abitazione infatti fu rinvenuto un vero e proprio arsenale. Uno dei destinatari della misura cautelare si è reso irreperibile ed è attivamente ricercato. Gli arrestati, ad eccezione di quelli per i quali è stata disposta la misura degli arresti domiciliari, sono stati rinchiusi nelle carceri di “Bicocca” e “Piazza Lanza”. L’operazione è stata denominata “Target”.

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