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Catania, schianto a tutta velocità così è morto Eugenio

Il ragazzo, 16 anni, era a bordo di uno scooter. L’investitrice fugge e si costituisce subito dopo in polizia

Catania, schianto a tutta velocità così è morto Eugenio

Si chiamava Eugenio Ruscica aveva compiuto 16 anni da qualche settimana e si trovava alla guida di uno scooter che, stando a quel che è stato appreso nel corso della giornata di ieri, per questioni anagrafiche il ragazzo non poteva condurre: un 300 di cilindrata, pare un “Sh”. Lo stesso mezzo che qualcuno si sarebbe premurato di rimuovere in fretta e furia da via Duca d’Aosta subito dopo l’impatto.

Quando i vigili urbani sono arrivati in tarda serata sul luogo del sinistro, infatti, hanno trovato soltanto qualche traccia di quel che era accaduto: il ciclomotore era stato fatto sparire e pure l’investitrice, una donna di 70 anni, si era allontanata con una certa frenesia, pare perché preoccupata per la propria incolumità.

Quando si è compreso che le condizioni di Eugenio (soprannominato dagli amici “il leone di San Berillo” nuovo o, in ossequio alle tradizioni di famiglia, “bananeddra”: il padre è conosciuto come “banana”) erano gravi, infatti, l’atmosfera si è fortemente surriscaldata. La donna ha messo in moto la sua “Panda” e si è diretta verso la questura, dove si è poi costituita.

Gli amici di Eugenio, che in sella allo scooter era con un coetaneo rimasto miracolosamente illeso (un trauma cranico, pare, ma niente di particolarmente grave al cospetto di quanto accaduto alla vittima), hanno riferito che la donna avrebbe travolto il ragazzo per disattenzione o incapacità, la signora avrebbe spiegato in lacrime ai poliziotti che il ragazzo le si è parato davanti all’improvviso, sbucando a velocità sostenuta, e che non sarebbe stato possibile evitare l’impatto.

Toccherà ai vigili urbani della sezione Infortunistica chiarire nei dettagli l’accaduto. Di certo c’è che, stando a quanto si diceva nell’immediatezza dei fatti, quella che doveva essere una giornata di festa per la famiglia di Eugenio (c’era uno zio che compiva gli anni) si è trasformata in una giornata di lutto.

Amante delle moto e delle uscite con i coetanei, Eugenio era anche un devoto di Sant’Agata; nel suo profilo Facebook gli amici, sconvolti e increduli, hanno postato una foto significativa per il loro “angelo volato in cielo”: “Bananeddra” col sacco bianco accanto a un grosso cero.

Assai conosciuta anche la famiglia del ragazzo, che venerdì sera ha quasi invaso e presidiato il pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele. Purtroppo le condizioni di Eugenio erano ormai disperate e neanche mettendo pressione ai presenti lo si è potuto strappare alla morte.

I Ruscica erano i proprietari dell’eccellente trattoria “Antico Castello” che si affacciava sulla piazza Federico di Svevia, poi caduta in disgrazia per qualche frequentazione poco limpida di chi vi lavorava e che portò la polizia, in particolar modo, a intervenire un paio di volte. In quello stabile fu arrestato anche un latitante, che pare conoscesse alcuni dipendenti.

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