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Omicidio Giordana, "Il web non influenza il processo a Luca Priolo, no al trasferimento a Messina"

La Cassazione deciderà il prossimo primo dicembre. Ma intanto l'associazione Galatea, attraverso il Gip di Catania, ha depositato la sua memoria contro la richiesta dell'avvocato dell'assassino reo confesso della giovane di Nicolosi

«Tribunale potrebbe essere "condizionato"»Priolo ora chiede di spostare il processo

«Un sito web è visitato da un numero indeterminato di soggetti, dislocati in varie parti del territorio nazionale» in «maniera libera e non prevedibile» e la difesa «non ha in alcun modo provato che si sia determinata nel territorio, dove si celebra il processo», una «incidenza negativa sul sereno e coretto svolgimento» del procedimento tale da «menomare l’imparzialità e la serenità funzionale dei giudici».

Lo scrive l’avvocato Mirella Viscuso, che assiste il centro Antiviolenza Galatea, nella memoria difensiva inviata alla prima sezione della Cassazione dove il 1 dicembre si discuterà la richiesta avanzata dall’avvocato Dario Riccioli, legale di Luca Priolo, il 25enne che il 6 ottobre 2015 ha ucciso con 42 coltellate la sua ex convivente, Giordana Di Stefano, di 20 anni, dalla quale aveva avuto una bambina di 4 anni, di sospendere il procedimento davanti al Gip di Catania e di rimessione degli atti, con il trasferimento del processo a Messina.

E’ stato il Gip di Catania, Loredana Pezzino, davanti al quale è pendente la richiesta di giudizio abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica, a trasmettere la richiesta alla Cassazione. Priolo è reo confesso ma ha sempre negato la premeditazione, sostenendo di avere agito in preda a un raptus dovuto alla volontà di lei di non revocare una denuncia per stalking nei suoi confronti.

Il suo avvocato ha avanzato l'istanza sostenendo che a Catania c'è una forte pressione mediatica sul caso, alimentata anche sui social network, che rischia di «condizionare gli esiti della decisione» del giudice e «di pregiudicare la libera determinazione delle persone che partecipano al processo».

Secondo l’avvocato Mirella Viscuso, invece, «le opinioni manifestate dai familiari della vittima e i commenti sul web non risultano avere esplicato alcun condizionamento» né «permettono di formulare dubbi sull'imparzialità del giudice e sul suo imparziale e sereno giudizio».

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