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Ma quant'è "Fi.Co." il progetto sulla rete bioequa

Filiera Corta: avvicinare chi produce e chi consuma, nell'ottica di una società più sana

Ma quant'è "Fi.Co." il progetto sulla rete bioequa

Irene Carrara e Davide Sciuto i due ragazzi che si stanno occupando di raccogliere i dati del questionario sul progetto FiCo

Questa esigenza è al centro del «Progetto Fi.Co.», dove Fico sta per “filiera corta”, un’idea nata in seno al «Consorzio Galline felici» (che raggruppa una trentina di produttori agricoli che hanno spostato la cultura dell’economia solidale) con l’obiettivo di costruire una rete di distribuzione della Filiera corta in Sicilia.

«L’Idea nasce dal bisogno del territorio di avere una rete che riesca a collegare in modo migliore, la domanda e l’offerta di prodotti bioequi - spiega Irene Carrara, autrice operativa del progetto Fi.Co. - e che sia una necessità lo dimostra il fatto che in molti hanno risposto al nostro invito a collaborare».

L’«invito» consiste nel compilare un questionario on line (basta cercare progetto Fi.Co. su facebook) per contribuire a disegnare una mappa della Sicilia equo-bio-solidale.

«Abbiamo mandato il questionario a tutta una serie di realtà legate al mondo ecosostenibile, non solamente produttori e consumatori (Gas) della Sicilia, ma eco-ostelli, eco-alberghi, eco-B&b, associazioni di consumatori, di escursionisti, di camminatori, e così via e sulla base delle loro risposte abbiamo stilato una prima mappa».

Come funzionerebbe l’incontro-scambio tra chi produce e chi consuma è spiegato nella presentazione del questionario «Immaginate - si legge nella presentazione - un furgone (due, tre?) che girano la Sicilia, guidato da un sistema intelligente e che prenda gli avogado di Pippo a Giarre, le banane di Nunzia a Lentini, li porti a Noto e ritorni carico di mandorle e di pomodori secchi da consegnare a Filippa a Messina...».

«In una determinata area di interesse - continua Irene, milanese, 30 anni, una laurea triennale in Economia dello sviluppo con specialistica in Antropologia - il consumatore troverebbe tutti questi prodotti, come in una sorta di supermercato cosa che risparmierebbe a chi compra di fare come una trottola per le varie realtà produttive intorno a sé».

Stando alle prime risposte del questionario, la zona con il più alto numero di realtà ecosostenibili della regione è la Sicilia orientale (Catania Ragusa e Siracusa) «ma abbiamo ricevuto anche molte risposte dalla Sicilia occidentale. Le realtà che abbiamo selezionato dall’inizio sono più di 2000 e finora hanno compilato il questionario in poco più di 150».

La “piattaforma” sulla quale, alla fine circoleranno tutte queste informazioni sarà - e questa è una piccola rivoluzione - accessibile a tutti, non solo a chi è iscritto a gruppi o associazioni “del settore”. «Ci auguriamo che questo progetto cresca - dice Davide Sciuto, 26 anni, tecnico informatico, l’altra metà del team che lavora al progetto Fi.Co. - anche nella direzione di spingere ad un “ritorno alla terra”. L’idea sarebbe quella di stimolare e di spronare alle produzioni biologiche contribuendo ad uno sbocco commerciale più costante di questi prodotti anche in Sicilia».

C’è da dire che, al momento, la richiesta maggiore da parte dei consumatori è quella della frutta bio. Seguono a ruota, legumi, pasta, latte e derivati, carne. «Stiamo cercando di capire quali siano i prodotti che non si riescono a reperire localmente e quali siano, invece le aziende che li producono in zona. Per esempio, ci sono consumatori che a Siracusa hanno bisogno di frutta, dalle nostre analisi abbiamo scoperto che produttori di frutta bio nella loro zona ce ne sono, ma uno non sa dell’esistenza dell’altro e viceversa. Il nostro obiettivo è metterli in contatto. C’è gente che compra i legumi bio nelle Marche senza sapere che esistono produttori di legumi bio proprio dietro l’angolo. Il limite, a volte, è la “pigrizia” del consumatore e la poca propensione a “fare squadra” dei produttori».

Twitter:@carmengreco612

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