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Piano Provenzana, «Revocheremo le concessioni a chi non vuole costruire hotel»

Sui grandi piazzali d'asfalto di Etna nord, ricollocati a poca distanza dalle bocche distruttrici, sono tornate le casette dei souvenir, ma non gli alberghi, i posti letto, i ristoranti

Piano Provenzana, «Revocheremo le concessioni  a chi non vuole costruire hotel»

Quando si giunge a Piano Provenzana, la «desolazione» post-eruzione del 2002 da tempo denunciata sia dagli operatori che dai visitatori, la si legge soprattutto nell’assenza di strutture ricettive. Dopo che il vulcano inondò di lava e terremoti il vecchio piazzale attorno cui era nato il secondo polo turistico sull’Etna, sul versante nord, la ricostruzione partì sotto i migliori auspici, con l’idea di fondo che nulla dovesse «calare dall’alto» sulla comunità, sulla realtà socio-economica, che voleva risollevarsi. Dunque, prima di tutto, c’era bisogno di tavoli e condivisione fra pubblico e privato, binomio su cui di fatto si fondava tutta la buona riuscita dell’operazione.

Ma è proprio a partire da qui che qualcosa si è inceppato, ed oggi, sui grandi piazzali d’asfalto di Etna nord, ricollocati a poca distanza dalle bocche distruttrici, sono tornate le casette dei souvenir, ma non gli alberghi, i posti letto, i ristoranti. Si contavano, prima dell’eruzione, 150 posti letto e 430 potenziali coperti. Quattordici anni dopo, delle sei strutture - da una ventina di posti letto ciascuna - previste nel piano di ricostruzione, nessuna è stata realizzata dai quattro assegnatari delle relative concessioni. Alcune, quelle accordate ai proprietari degli hotel distrutti dall’eruzione, sono vecchie anche di un decennio, le altre due sono state affidate nel 2012 con un bando pubblico. Mentre commercianti e addetti ai lavori individuavano proprio in questo clamoroso vuoto una delle ragioni della depressione economica di Piano Provenzana, l’iniziale tergiversare degli assegnatari ha finito pian piano per trasformarsi in un diniego vero e proprio. Costruire oggi sarebbe infatti un investimento a perdere, data la crisi in termini di presenze turistiche e certe carenze su trasporti e servizi di base a Etna nord.

Adesso, però, l’amministrazione comunale di Linguaglossa, nel cui territorio ricade la stazione, sembra concretamente intenzionata a sbloccare l’impasse. «Vogliamo definire la vicenda entro la fine di dicembre, è un obiettivo che abbiamo già dato agli uffici – annuncia il sindaco Rosa Maria Vecchio – se gli interessati non si decideranno a costruire revocheremo le concessioni, la questione sarà comunque chiarita definitivamente a breve».

Nelle scorse settimane anche l’assessorato regionale del Turismo aveva aperto all’ipotesi, per bocca del consulente Cettino Bellia. «Si riassegnino le concessioni per fare spazio a nuove energie, basta discutere di particelle» e proprio un tavolo tecnico sul tema, convocato dalla Regione l’anno scorso, non era servito a sbloccare la situazione.

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