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Giornata mondiale contro l'Aids, «a Catania serve più prevenzione per fermare le nuove infezioni»

1° dicembre: i progetti e le iniziative della Lila. Riaperta una volta a settimana una sede a San Berillo come consultorio sanitario per migranti e lavoratori del sesso

Giornata mondiale contro l'Aids, «a Catania serve più prevenzione per fermare le nuove infezioni»

CATANIA - «Agisci» è lo slogan che la Lila lancia quest’anno in occasione dell’1 dicembre, Giornata mondiale della lotta all’Aids. «Take action», fai qualcosa affinché la prevenzione riparta. E non è un caso che la Lega italiana lotta all’Aids punti ancora una volta sulla prevenzione. L’obiettivo degli anni scorsi era ridurre a zero, entro il 2020, i nuovi casi di infezione, le morti e lo stigma sociale, ma adesso è chiaro che non sarà raggiunto perché si è fatto troppo poco nei Paesi ad alto reddito e, soprattutto, in quelli a basso reddito dove soltanto 40 persone su 100 cui è stato diagnosticato il virus sono in cura (contro le 90 dei Paesi più ricchi) e solo 30 non infettano più perché è stata soppressa la carica virologica (contro gli 80 casi su 100 dei Paesi più ricchi).

 

I dati relativi al 2015, appena pubblicati dall’Istituto superiore di Sanità, dicono che in Italia le nuovi infezioni da Hiv sono costanti nel tempo: 3.444 casi (su 140.000). Un andamento analogo si regista in Sicilia, con 223 nuovi casi su 3.800, e a Catania e provincia con 80 nuovi casi su 1.200. I nuovi contagiati sono soprattutto maschi (l’85%), perché più alta è l’incidenza del virus tra i maschi che hanno rapporti omosessuali. Anche i nuovi casi conclamati di Aids sono stazionari e, in Italia, si attestano a circa 500 l’anno, mentre la mortalità è in calo.

 

«Il fatto che in Italia le nuove infezioni sono stazionarie - spiega il prof. Luciano Nigro, presidente Lila Sicilia - significa che non si è trovata una buona strategia per ridurle. Significa che non ci sono studi, programmi e investimenti adeguati. Ed evidenza un ulteriore problema: poiché la mortalità è in calo, aumenta il numero di persone con Hiv che arrivano all’età anziana e questo vuole dire che alla malattia specifica si aggiungono quelle tipiche dell’età che con quella interagiscono. Una situazione che richiederebbe strutture attrezzate ad affrontare il problema con un approccio multidisciplinare, mentre, a causa del blocco delle assunzioni, i medici ormai mancano ovunque».

 

Il prof. Nigro ricorda che fare prevenzione significa agire su più fronti: 1) fare campagne mirate alla popolazione più esposta, e dunque a chi fa uso di sostanze stupefacenti, a chi si prostituisce, a chi è in carcere e alle donne, le più espose - tra gli eterosessuali - all’infezione da Hiv; 2) dare maggiori informazioni ai giovani, a partire dall’educazione sessuale nelle scuole, con particolare attenzione alle donne perché siano in grado di sapersi gestire e difendere; 3) semplificare l’accesso ai preservativi e al loro uso, particolarmente basso in tutto il mondo; 4) migliorare sia l’accesso al test per diagnosticare l’infezione sia l’accesso alle terapie che curano la malattia ed evitano la trasmissione del virus; 5) attivare politiche di riduzione del danno per chi fa uso di sostanze stupefacenti e per chi si prostituisce. Attività che richiedono progetti e finanziamenti e che, invece, sono tutte particolarmente carenti.

 

Di qui l’impegno della Lila catanese volto innanzitutto ad individuare le persone inconsapevoli di essere affette dal virus Hiv. Per questo, due volte al mese, il secondo e il quarto giovedì, nella sede di via Finocchiaro Aprile 160 (tel. 095.551017), presenti un medico e un counselor, viene effettuato gratuitamente il test rapido salivare che in 20 minuti dà il risultato. Un’opportunità importante per chi non vuole andare in ospedale perché teme il pregiudizio sociale ancora diffuso. Ed è importante non solo perché, in caso da infezione, la persona può subito iniziare il trattamento necessario, ma anche perché le terapie impediscono la trasmissione del virus offrendo così anche un servizio alla società.

 

Ancora. La Lila, dopo anni, è ritornata a San Berillo dove, ospite della «Casa di quartiere» di via Opificio 6 - e lavorando in rete con le realtà del territorio - una volta a settimana, il giovedì, dalle 17 alle 19, svolge attività di consultorio sanitario per i migranti e per i lavoratori del sesso offrendo informazioni su tutti i problemi di salute e sui diritti e indicazioni su dove andare in caso di malattia o di visita specialistica. Uno sportello che ovviamente dà anche informazioni sull’Hiv e sul modo di prevenire l’infezione e di curarla.

 

Attività tutte che la Lila sostiene con proprie risorse, cioè quelle dei donatori. A questo è finalizzata la tradizionale asta «Lila batte» che si è tenuta domenica scorsa al Mercure Catania Excelsior per la raccolta di fondi necessari alle varie attività. Dall’1 al 15 dicembre, poi, al Teatro Machiavelli di piazza Università, sarà inaugurata la mostra «I volti di Mutoko» a sostegno del progetto «Diamo vita all’Africa» avviato da anni in Zimbabwe. Infine, in campo nazionale, si può sostenere la Lila con un sms solidale digitando il numero 45517 attraverso il quale si possono donare 2 euro da cellulare personale e 2 o 5 euro da rete fissa.

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