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Giarre, uccise l'ex amante della figlia: dieci anni a Isidoro Garozzo

L'uomo esplose cinque colpi di pistola contro l'uomo che aveva rovinato il matrimonio della ragazza. Il delitto avvenne in piazza

Giarre, uccise l'ex amante della figlia: dieci anni a Isodoro Garozzo

Il luogo del delitto

Al termine di una camera di consiglio di poco meno di due ore il Gup, Alessandro Ricciardolo, ha condannato a 10 anni di carcere, il 65 enne, ex infermiere in pensione Isidoro Garozzo (assistito dagli avvocati Giuseppe e Francesco Trombetta) per l’omicidio del 49enne Vincenzo Patané (nella foto), freddato l’8 maggio dello scorso anno, in via Etna, nella frazione giarrese di S.Giovanni Montebello con cinque colpi di pistola cal. 6,35, al culmine di un acceso confronto verbale con l’ex amante della figlia.

Quattro di quei colpi perforarono il torace della vittima. Il Pm Agata Raffaella Vinciguerra, nell’aprile scorso, al termine della requisitoria, aveva chiesto al Gup Ricciardolo una pena superiore di 18 anni di reclusione. L’imputato che si trova ristretto ai domiciliari, è stato condannato al pagamento di una provvisionale di 100 mila ero in favore dei familiari della vittima.

Quell’8 maggio del 2015 si consumò un vero “delitto d’onore” per mettere fine a quella relazione extraconiugale che era diventata un incubo. La vittima, idraulico, con la passione delle auto da corsa avrebbe telefonato al padre della propria amante minacciandolo pesantemente in quanto, a suo dire, egli era stata la causa della fine di quella storia clandestina.

Vincenzo Patanè, avrebbe apertamente sfidato il 65enne, invitandolo a chiarire la questione sul luogo di lavoro, in via Etna, davanti quella villa privata nella quale lavorava come mezzadro.

All’appuntamento, il pensionato, si presentò, armato, con una pistola in tasca e senza alcuna esitazione affrontò Patanè esplodendo cinque colpi. Vana la corsa in eliambulanza verso il trauma center del Cannizzaro. Il 49enne morì poco dopo essere giunto in ospedale. L’avvocato Salvo Sorbello che assieme alla collega Lucia Spicuzza assiste i familiari della vittima dichiara che “la pena comminata dal giudice di primo grado corrisponde alla contestazione formulata dal pubblico ministero che non ha indicato alcuna aggravante nella condotta dell’imputato. L’entità della pena non può essere commentata ma la difesa esprime soddisfazione nell’avere constatato l’insussistenza della provocazione e della legittima difesa invocata dal collegio dei legali che assiste l’imputato”.

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