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Museo egizio a Catania? I leghisti di Torino in piazza: "Scelta limitatissima"

Il capogruppo in Consiglio comunale Fabrizio Ricca annuncia un sit in: "Scelta una sede dall'utenza limitatissima, stiamo diventando provinciali"

Museo egizio a Catania? I leghisti di Torino in piazza: "Scelta limitatissima"

«Con tutti i posti nel mondo dove si possono valorizzare i reperti dei depositi del Museo Egizio di Torino, il secondo al mondo per importanza, è stato scelto uno con un’utenza limitatissima, la città di Catania. Per questo sabato mattina saremo davanti al Museo, a Torino, per spiegare a tutti le ragioni del nostro disappunto».

Lo ha detto il capogruppo della Lega Nord in Consiglio Comunale a Torino, Fabrizio Ricca, ribadendo così quanto già annunciato nei giorni scorsi.

«Torino sta diventando una città sempre più chiusa su se stessa - aggiunge l’esponente leghista - una città provinciale in cui una sindaca eletta per smontare il Sistema Torino ha impiegato meno di sei mesi per scendere a patti con la gestione culturale affidata ai soliti noti, di cui la Christillin è l'esempio più eclatante. Una donna - aggiunge Ricca - che si è presentata come grande manager, attribuendosi il merito del lavoro svolto da altri prima di essere cacciati in malo modo a pochi mesi dall’inaugurazione del museo. Se essere 'grandi manager' si traduce nell’aprire succursali a Catania, e nel perpetuare il solito sistema di gestione della cultura a Torino con la benedizione dell’amministrazione comunale, non possiamo che protestare».

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commenti 1
  • barbapippo

    04 Febbraio 2017 - 10:10

    La storia si ripete: non c'è utenza e quindi niente sezione del museo egizio a Catania, niente autostrade, niente ponti e niente ferrovie perché l'utenza attuale non giustifica l'investimento. Dunque gli strateghi degli investimenti dovrebbero indirizzare le risorse solo a quelle realtà che già hanno autostrade, ferrovie, servizi ed infrastrutture. Perché chi più ha è giusto che abbia ancora di più, anche a danno di chi ha poco o nulla, dal momento che i primi hanno dimostrato di saper utilizzare quello che per diritto di residenza hanno avuto in dono, mentre i secondi non hanno saputo utilizzare quello "che non hanno". Avrebbero potuto immaginare di avere autostrade a tre corsie, ferrovie efficienti, il ponte che li unisce con il resto d'Italia, teatri, musei e dimostrare di essere degni di ricevere investimenti per cultura e servizi, ma purtroppo mancano di "fantasia ed immaginazione".

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