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Quindicimila euro per sanare un amore: "mago" accusato di truffa a Catania

Sotto inchiesta il 51enne Maurizio Garruso, al secolo "Il Mago del Potere"

Quindicimila euro per sanare un amore: "mago" accusato di truffa a Catania

Catania - Le avrebbe indicato, come soluzione alla sua presunta “negatività” (con annesso “destino difficile”), un “legamento d’amore” all’ex fidanzato. Da realizzare, naturalmente, per suo tramite. Un servizio completo, a base di fatture e magie d’amore, s’intende, che sarebbe costato alla povera donna 15mila euro.

Peccato che al momento dell’interruzione del “trattamento” (che non aveva prodotto gli effetti sperati, anzi parrebbe che l’ex si sia sposato con un’altra) la stessa si sia rivolta a un legale, denunciando tutto all’autorità giudiziaria. Da qui l’indagine della Procura (affidata al pm Alessia Natale, ha indagato la polizia) e un procedimento penale per truffa che ieri è finito davanti al Gip Rosa Alba Recupido che dovrà decidere l’eventuale rinvio a giudizio avanzato dal pm. Udienza rinviata però per difetto di notifica al 14 marzo prossimo.

Paradossale la storia, per certi aspetti anche grottesca, che contrappone una giovane donna di 38 anni, intenzionata a costituirsi parte civile tramite il suo legale avvocato Giuseppe Foti e il 51enne Maurizio Garruso, al secolo “Il Mago del Potere”, difeso dall’avvocato Salvatore Manna.

Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe compiuto vari artifici e raggiri: in particolare “nel carpire la fiducia della donna e inducendola a credere che era affetta da “negatività” congenite e aveva un destino difficile”. “Nel convincere la donna che avrebbe dovuto effettuare - per suo tramite - un “legamento d’amore” all’ex fidanzato per sanare la sua sfera affettiva e richiedendole a tal fine più volte il versamento di somme di denaro contante”.

“Nel convincere altresì, la cliente che in caso di interruzione del trattamento sarebbe andata in contro a mali peggiori.”

Non solo, ci sarebbe stata successivamente anche la vendetta del sedicente “Mago”. Da qui, l’imputazione di violazione di sepolcro e vilipendio delle tombe. Secondo l’accusa l’indagato avrebbe infatti agito

“…in concorso con persona non identificata, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e per motivi abietti, ovvero per ritorsione nei confronti della vittima dopo avere ricevuto nel luglio del 2014 la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari per truffa ai danni della donna, all’interno del cimitero di Catania, violava la lapide della madre della stessa, rompendo il lampione e il portavaso, nonché la cornice della foto della salma.

Inoltre, compiva atti di vilipendio imbrattando con una bomboletta spray la tomba della signora.”

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