WHATSAPP: 349 88 18 870

Uffici pubblici impreparati, il Baby Pit Stop un miraggio

Dopo il no all'allattamento in pubblico a Biella e le prime "aperture" a Palermo, viaggio fra gli Enti pubblici presenti a Catania alla ricerca di facilitazioni per le mamme

Uffici pubblici impreparati, il Baby Pit Stop un miraggio

Catania - Mentre Palermo apre il primo “Baby pit stop” al Palazzo delle Aquile dedicato alle mamme che devono allattare, Catania ancora non è pronta per essere una città a misura di neonato. Non solo i Baby pit stop qui non ci sono, ma scarseggiano anche le madri con un contratto di lavoro solido e che permetta loro di concedersi i tempi della maternità, oltre i Baby pit stop. Tuttavia, per chi oggi è una neo mamma nonostante tutto, scarseggiano i servizi pubblici che possano rendere più confortevole il momento della poppata che spesso è imprevedibile, come quello di cambio del pannolino.

«Da Palermo arriva un segnale importante - commenta l’assessore alle pari opportunità Valentina Scialfa, il volto rosa di Catania - Rivolgo, quindi, un plauso all’iniziativa e credo sia necessario mimarla in concerto con tutte le realtà lavorative della nostra città. Fino a ora non ci è stata palesata alcuna esigenza da parte delle nostre dipendenti comunali sia perché non tutte sono in età per essere madri sia perché usufruirebbero comunque delle tutele previste dalla legge in tema di maternità.

«È quindi importante - continua l’assessore Scialfa - anche fare una ricognizione dell’età delle dipendenti pubbliche affinché si adottino quei luoghi in cui c’è davvero esigenza. Purtroppo oggi si fanno sempre meno figli. Dobbiamo invertire questa tendenza e abbiamo il dovere di sviluppare politiche che incoraggino i giovani a pensarla diversamente. «L’attuale Amministrazione - conclude l’assessore - ha voluto il parcheggio rosa per le mamme in gravidanza: anche questo è stato un segnale di attenzione alla maternità». Ma al di là delle strisce rosa in cui lasciare l’auto se si è mamme in corsia, trovare un Baby pit stop quando si è fuori casa è ancora un miraggio.

Partiamo dal luogo più banale in cui mamma e figlio possano trovarsi a dovere attendere il proprio turno per pagare una bolletta, per spedire un pacco o per fare un’operazione bancaria. I vari uffici di Poste Italiane di Catania non prevedono una stanza riservata a una poppata improvvisa né a un cambio di pannolino. Tuttavia, in cantiere c’è l’idea degli asili per i figli delle dipendenti.

I servizi che l’Inps elargisce sono vari e diretti a tutte le fasce d’età, annoverando anche quelli per le neo mamme come riscossione del bonus bebè o pratiche per la maternità, ma non per questo si è ancora pensato ad aprire una postazione per le poppate. I funzionari, comunque, hanno l’accortezza di sbrigare subito le mamme chiedendo a chi è prima di loro di concedergli la precedenza. L’età media delle dipendenti, invece, è over 50, quindi non hanno esigenze legate alla maternità.

Zero Baby pit stop e zero asili all’Asp, però «stiamo valutandone l’attuazione - afferma il direttore generale Giuseppe Giammanco - in ragione dell’età delle dipendenti e dei volumi di utenza interna. Lo stesso varrà per la creazione di asili all’interno dei nostri presidi».

Fra gli ospedali, l’esempio virtuoso lo offre il Garibaldi in cui già da diversi anni è attivo l’asilo interno riservato alle dipendenti. Al Cannizzaro, invece, nel 2012 è stata realizzata una campagna per promuovere l’allattamento al seno secondo le indicazioni del Ministero della Salute. L’azienda, inoltre, ha cercato linee di finanziamento per allestire un asilo nido aperto alle famiglie dei dipendenti da allocare in un padiglione del presidio, ma non si sono mai verificate le condizioni per ottenere i contributi pubblici.

All’Università, il luogo più popolato da giovani donne sia studentesse che docenti o amministrative, lo scenario non cambia, ma qualcosa sembra muoversi a favore della maternità. «L'Ateneo di Catania - afferma il neo rettore, Francesco Basile - è favorevole ad iniziative come quella del “Baby pit stop” che certamente viene incontro ad una importante esigenza delle donne, rendendo più semplice la loro quotidianità. Secondo questa logica, abbiamo dato inizio alla realizzazione di un asilo nido nell’area della Cittadella sopra il Policlinico grazie alla donazione di un imprenditore privato che vedrà compimento in tempi brevi. Per quanto riguarda gli spazi dedicati all’allattamento, pur non costituendo interventi impegnativi dal punto di vista economico, intendiamo avviare una ricognizione dei siti dove negli ultimi due anni è più emersa questa necessità e ne studieremo la possibile realizzazione secondo il fabbisogno rilevato».

Che cos’è

Una stanza e una poltrona: questi sono i requisiti indispensabili per creare un “Baby pit stop”, cioè una “fermata per carburare il bimbo” promossa dall’Unicef all’interno di un qualsiasi luogo pubblico in cui le neomamme hanno la possibilità di dare il latte ai pargoli in intimità sentendosi, quindi, assolutamente benvenute.

Si tratta, infatti, di un’area allestita per rispondere alle esigenze di poppata del neonato con orari difficili da prevedere ed esteso anche alle mamme che, con i più grandicelli, usano ancora il biberon.

Laddove sia possibile, un fasciatoio permetterà di fare il cambio del pannolino e un mini spazio giochi intratterrà il bimbo così da rendere la permanenza ancora più confortevole.

È un servizio gratuito e come tale non obbliga l’utilizzo commerciale della struttura. Anzi il Baby pit stop non può essere usato per pubblicizzare prodotti che violino il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa