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"Dite che eravamo pescatori", l'ultima bugia dei due trafficanti di uomini arrestati

Fermati da Polizia e Guardia di Finanza a Catania due libici: hanno organizzato il viaggio di 504 profughi siriani verso la Sicilia

"Dite che eravamo pescatori", l'ultima bugia dei due trafficanti di uomini arrestati

La Squadra Mobile e la Guardia di finanza di Catania hanno fermato, su decreto della Procura distrettuale etnea, due libici di 25 e 28 anni accusati di essere trafficanti di uomini.

L’inchiesta ha preso il via lo scorso 5 marzo quando al porto di Catania è approdata la nave della Guardia Costiera norvegese “Siem Pilot”, con a bordo 502 migranti di varie nazionalità ed una salma. Le indagini hanno consentito di individuare i due libici quali organizzatori del viaggio nonché conducenti di un’imbarcazione in legno, con al traino altro natante di piccole dimensioni - con il quale i due trafficanti sarebbero dovuti tornare sulle coste libiche, - su cui viaggiavano 32 migranti, prevalentemente di nazionalità siriana, soccorsi il decorso 3 marzo dalla nave “Siem Pilot”. A indicarli alle forze dell’ordine sono stati gli stessi profughi.

VIDEO: A BORDO DEL BARCONE DURANTE LA TRAVERSATA

In particolare un giovane siriano ha raccontato che, per conto di un gruppo di connazionali, dimoranti a Zwara - aveva contattato un soggetto conosciuto come Wasim, indicato come “poliziotto libico”, per organizzare un “viaggio” con un’imbarcazione di dimensioni ridotte ma ritenuta “sicura”. Con Wasim ed un altro libico indicato con il nome di Zoher, è stato pattuito il pagamento di 95 mila dinari libici (circa 63 mila euro) consegnando a Wasim solo parte della somma, con l’impegno che la rimanente parte l’avrebbero lasciata ad un intermediario in Libia, che l’avrebbe poi consegnata ai trafficanti dopo una telefonata di conferma del loro arrivo in Italia. In realtà, si sono accordati per versare la somma di 75 mila dinari libici, 40 mila da versare subito e 35 dopo l’arrivo in Italia, tanto che gli organizzatori hanno inserito nel “viaggio” anche migranti di altre nazionalità.

Trascorse un paio di settimane, alle prime ore del 2 marzo scorso, Wasim aveva condotto i migranti presso il porto di Sabratah. Sulla spiaggia di Sabratah, Wasim e Zoher, collaborati da altri 4 libici, hanno fatto salire i migranti su un’imbarcazione in legno sulla quale ha preso posto anche Wasim il quale si metteva alla guida del natante. Zoher, dopo avere preso posto su un natante più piccolo, al traino dell’imbarcazione con i migranti, è salito su quest’ultima mettendosi alla guida. L’accordo di Wasim e Zoher con i migranti era quello di condurli in alto mare e, poco prima dell’arrivo dei soccorsi, rientrare con il barchino verso le coste libiche. Nel corso della traversata, l’imbarcazione su cui viaggiavano i migranti ha fatto registrare un’avaria al motore; a quel punto i due libici sono saliti a bordo del barchino promettendo di avvisare i soccorsi.

Il giovane siriano, temendo che li avrebbero abbandonati con la barca che andava alla deriva, si è tuffato in mare ed è salito a bordo del barchino per cercare di raggiungere insieme a Zoher una nave dei soccorsi, mentre Wasim è rimasto sull’imbarcazione con gli altri migranti. L’avaria al motore del barchino ha impedito di andare a cercare soccorsi che, tuttavia, non hanno tardato ad arrivare essendo stati avvistati da un elicottero che aveva dava l’allarme raccolto dalla “Siem Pilot”. Durante la permanenza a bordo della “Siem Pilot”, i due libici hanno raccomandato ai migranti di riferire alle Autorità di essere dei pescatori che avendoli visti in difficoltà si erano fermati per aiutarli.

Il loro tentativo di eludere le investigazioni, però, non è andato a buon fine grazie alle dichiarazioni, precise e concordanti, dei migranti, al report acquisito dalla nave della guardia costiera norvegese ed ai filmati dai quali non è stato rilevato alcun elemento che potesse far ritenere trattarsi di un’imbarcazione di pescatori.

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