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Processo a Maria Ciancio, parla la difesa: «Sua estraneità è nelle indagini del Ros»

L'arringa dell'avvocato Peluso davanti al Gup dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio, o meno, per concorso esterno all’associazione mafiosa avanzata dalla Procura

Processo a Maria Ciancio, parla la difesa: «Sua estraneità è nelle indagini del Ros»

CATANIA - «L'assoluta estraneità ai fatti contestati, con prove documentali e certe agli atti dell’inchiesta», di Mario Ciancio Sanfilippo è stata ribadita da uno dei legali dell’editore, l’avvocato Carmelo Peluso, al Gup di Catania, Loredana Pezzino, che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio, o meno, per concorso esterno all’associazione mafiosa avanzata dalla Procura.

 

Secondo il penalista, «carte alla mano sono errati i presupposti e le conclusioni» dell’accusa, e la prova della totale estraneità dell’imprenditore è «nelle splendide indagini dei carabinieri del Ros: basta leggerle per avere le risposte».

 

«Per giurisprudenza consolidata - ha osservato l’avvocato Peluso - nel concorso esterno non esiste la possibilità di contestare il reato 'tentato', in quanto occorre sempre la prova certa dell’apporto fornito dal concorrente esterno al sodalizio criminoso. Quindi, esaminando gli "affari" individuati dal Pubblico ministro nei quali Ciancio avrebbe 'favorito" anche indirettamente la mafia è possibile affermare che per le opere che non son state realizzate non può essere formulata alcuna accusa, meno che mai un processo. Per i due centri commerciali realizzati, invece, l’accusa sostiene che il ritorno per la mafia sarebbe stato nella concessione dei lavori ad imprenditori avvicinati che avrebbero pagato la "messa a posto"; ma dalle indagini compiute è emerso chiaramente che l’imprenditore Ciancio ha venduto i suoi terreni o le quote delle sue società a terzi estranei, i quali a loro volta hanno affidato i lavori, con la chiara conseguenza della estraneità di Ciancio».

 

«Infine - ha ricordato il legale - è opportuno chiarire che i terreni su cui sono sorte o dovevano sorgere le iniziative commerciali erano di proprietà dell’imprenditore da molti decenni e non acquistati poco prima delle iniziative economiche oggetto di indagine, per cui non ci sono assolutamente le prove, né ce ne potranno essere in futuro, come dimostrano le indagini dei carabinieri del Ros, di vantaggi che la mafia avrebbe ottenuto tramite gli affari del Ciancio e quindi - ha concluso l'avvocato Peluso - non c'è alcun elemento tecnico giuridico per celebrare un processo».

 

L’udienza riprenderà il prossimo 27 aprile con l’intervento dell’altro difensore di Mario Ciancio Sanfilippo, l’avvocato Giulia Bongiorno. 

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