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"Buro-munnizza", la filiera siciliana degli «infedeli»

Dall'audizione dell'ex capo del Noe di Catania al dossier della Commissione Ecomafie, fino alle carte dell'inchiesta "Piramidi": Regione, ecco le falle nel sistema di autorizzazione

"Buro-munnizza" la filiera siciliana degli «infedeli»

Noe: «Realtà incancrenite»

Ma l’ufficiale etneo affrontò - con la competenza e il livello d’informazione di chi guidava il Noe, con competenza su Catania, Messina, Ragusa e Siracusa - un altro tema oggi di scottante attualità. In un’ora e 25 minuti di confronto con la commissione bicamerale d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Quattrocchi denunciò «il “contributo” non sempre volontario, spesso dovuto un po’ a una cattiva gestione generalizzata, di funzionari pubblici inseriti nella catena di rilascio di autorizzazioni che purtroppo hanno una permeabilità a interessi corruttivi molto forte». La nitida fotografia di «una realtà ormai incancrenite da diversi anni, un sistema che diventa difficile scardinare, ormai permeato in tutti i settori amministrativi», aggravata da un ulteriore dato. E cioè «l’approssimazione con cui viene strutturata tutta l’attività amministrativa per il rilascio delle autorizzazioni, spesso con gravi mancanze dal punto di vista proprio dell’iter amministrativo o delle normative». Citando un caso nel Catanese, dove «erano stati utilizzati numerosissimi impianti di trattamento di rifiuti in procedura semplificata in aree agricole, ritenendo che la stessa procedura semplificata potesse costituire variante allo strumento urbanistico».

Quando gli chiesero degli «interessi dei funzionari pubblici», il capo del Noe rilevò «un duplice problema: anzitutto, quello dei soggetti inseriti nella pubblica amministrazione che scientemente e volontariamente scelgono di farsi abbindolare comunque dall’enorme quantità di guadagno che le aziende in campo ambientale ottengono».

Sos sui «funzionari infedeli»

Molti degli spunti emersi nell’audizione di Quattrocchi, integrati e arricchiti dal lavoro della commissione, finirono nero su bianco nella relazione finale. Che, oltre a bocciare senz’appello la Sicilia in materia di gestione dei rifiuti, è durissima in alcuni passaggi sul tema della permeabilità della Pubblica amministrazione rispetto a mafia e corruzione. «I fatti di corruzione che si sono consumati in un ufficio cardine nel settore dei rifiuti, ovverosia quello competente al rilascio delle autorizzazioni, sono di tal gravità - si legge nella relazione finale dello scorso luglio - che da essi si può ragionevolmente presumere una permanente deviazione delle funzioni pubbliche in favore di imprese private operanti nel settore dei rifiuti». Inoltre, «il quadro di corruttela venuto alla luce è pertanto, senza ombra di dubbio, caratterizzato da estremi di devastante gravità, avendo fatto emergere tutte le patologie di una impropria interazione tra funzionari pubblici e imprese private».

Il lavoro della commissione Ecomafie, inoltre, ha svelato «come in questo settore connotato da una stratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico, le diverse fasi della procedura amministrativa permettono al funzionario infedele di avere gioco facile sia nel rilascio dei provvedimenti che nell’agevolare gli imprenditori, anche nell’ordinaria attività di controllo e monitoraggio da parte della pubblica amministrazione, sulle concrete modalità di gestione delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti».

La conclusione è pesante: «Le innumerevoli carenze nella gestione del ciclo dei rifiuti costituiscono altrettante opportunità per la criminalità di stampo mafioso di infiltrarsi in questo settore, approfittando delle gravissime inefficienze amministrative, tante volte orchestrate ad arte, nonché delle corruttele che si consumano negli uffici pubblici».

A proposito di atti parlamentari: è imminente il deposito della relazione della commissione Antimafia dell’Ars sul tema dei rifiuti in Sicilia.

Cisma, il «ruolo criminale»

Dalla teoria alla pratica, dalle parole ai fatti, dalle denunce politiche alle indagini della magistratura. Eccoci ai nostri giorni, con l’inchiesta “Piramidi” della Procura di Catania: 14 arresti e tre interdizioni per il mega-affare della discarica di Melilli. Nel quale, per i pm, è decisivo il ruolo dei funzionari che «avevano nel tempo fornito il proprio contributo criminale, omettendo per anni di attivarsi, sebbene informati dagli organi di controllo della condotta della Cisma che, all'interno del sito, operava in assoluto disprezzo dei provvedimenti autorizzativi e della normativa ambientale».

Ora, a prescindere dai nomi e dalle singole responsabilità, il tema della “buro-munnizza” è enorme. Questo Romanzo Criminale (i rilievi del Noe, la relazione della commissione Ecomafie e l’indagine di Catania) è ancora attuale? In quale parte della filiera burocratica avviene il corto circuito del “chi controlla chi”? La Regione, dopo le falle nei controlli emersi a Melilli, ha gli anticorpi amministrativi per difendersi dalla patologia corruttiva? Insomma: è davvero un caso isolato?

Bisognerebbe rispondere a queste domande. Con provvedimenti, anziché con comunicati stampa. Invece, a Palermo, sono i giorni dello scaricabarile. Che, per definizione, è un gioco pericoloso: prima o poi c’è qualcuno che rischia di essere schiacciato, dal barile. In questo contesto non ci interessano i retroscena politici, né le congiure di Palazzo. Quello della discarica che ospitò, grazie a compiacenze varie, persino il polverino dell’Ilva è davvero un caso isolato? I funzionari coinvolti possono essere derubricati a “mariuoli” di craxiana memoria, oppure c’è dell’altro? Tutto sta nei fatti. Negli atti. Nelle azioni. E, soprattutto, nelle omissioni.

Twitter: @MarioBarresi

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