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Il questore Gualtieri: «Catania città in fermento ma si avverte anche un forte disagio sociale»

A un mese dall'insediamento, intervista con il capo della polizia etnea nel giorno della festa del 165° anniversario della fondazione: «Durante le "spaccate" la gente passava e tirava dritto: abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti»

Il questore Gualtieri: «Catania in fermento ma si avverte il disagio sociale»

«Nessuna sorpresa in merito alla città - esordisce - Catania conferma la propria vocazione commerciale, dimostrandosi viva sotto tutti i punti di vista. La sera per le strade c’è gente di ogni età e devo dire che è gradevole notare questo genere di fermento».

 

«Ovviamente - prosegue il questore - ciò non può distoglierci da altri problemi. Ad esempio bisogna manifestare un’attenzione particolare sul fronte della criminalità organizzata e non. Anche perché qui si avverte forte il disagio sociale e la risposta di prossimità deve essere quanto più ampia e variegata possibile. Non soltanto repressione, a questo punto, ma anche prevenzione e, soprattutto, controllo delle regole. Per questo abbiamo deciso di incrementare i controlli nel settore della Polizia amministrativa. Le regole bisogna rispettarle tutte e comunque: non possono esserci zone franche, non possono esserci regole che se vengono violate non accade nulla. Perché se la gente si rende conto che il rispetto delle regole è chiesto a uno e non all’altro, può anche pensare che in certe direzioni ci si può sempre muovere al di fuori di quello che prevede la legge. Non può né deve essere così. Proseguiremo con i controlli nei ristoranti, negli esercizi pubblici in generale, nelle officine e via discorrendo».

 

Tornando alla criminalità e a certi episodi che provocano allarme sociale, appena nella giornata di sabato la squadra mobile ha sgominato una gang specializzata nei furti con spaccata ai danni degli esercizi commerciali cittadini (e non soltanto...).

«Un’operazione brillante, che merita le giuste sottolineature. Anche se proprio in tale circostanza mi è parso evidente che la prossimità rappresenti un punto dolente. Bisogna comprendere l’importanza di fare gioco di squadra. In sede di conferenza stampa ho ricordato, ai fini della buona riuscita di tale servizio, le riprese a circuito chiuso, l’attività dei nostri uffici, il lavoro dei magistrati. Ecco, sarebbe stato opportuno - e lo sarà anche per il futuro - aver potuto contare sulla collaborazione del singolo cittadino, oltreché delle categorie professionali e confederate. Invece, nonostante tanta gente passasse dai luoghi in cui avvenivano le “spaccate”, pochissime sono state le segnalazioni di furto in atto. Io dico che gli occhi li abbiamo tutti e non ci si può girare dall’altra parte per poi invocare, a cose fatte, maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio. Noi ci siamo e lo stiamo dimostrando, ma per vincere questa partita abbiamo realmente bisogno dell’aiuto di tutti».

 

«Ecco - chiarisce il questore - se mi passate il paragone, noi dobbiamo essere la pistola che il cittadino deve impugnare e direzionare nel modo giusto».

 

  

«Dobbiamo combattere - non si ferma - questa illegalità strisciante e a poco serve dire, come le cifre del resto testimoniano, che diminuiscono i reati e aumentano gli arresti. La gente vuole che il senso di sicurezza sia più forte, più tangibile. A questo punto io dico che è giusto avere tali pretese, ma a questa stessa gente chiedo in cambio una maggiore collaborazione con le forze dell’ordine, magari evitando di girarsi dall’altra parte a fronte di un episodio delittuoso. Piuttosto occorre impugnare il telefonino e sollecitare l’intervento delle forze dell’ordine».

 

Lei ha sempre detto che il lavoro più importante lo si svolge nelle scuole, ma un questore, a meno che non torni da prefetto, i frutti di questo lavoro difficilmente li vedrà.

 «Non è importante: noi lavoriamo per il futuro. Inoltre mi piace dire, più in generale, che noi siamo una famiglia che non muore mai. Dopo di me qui ci sarà un altro questore e successivamente ce ne sarà un altro ancora. Mi auguro che uno di noi possa raccogliere i frutti di quanto seminato in questo periodo».

 

Quale sarà la strategia?

«L’obiettivo è quello di far comprendere ai più giovani che noi non rappresentiamo il nemico e che certe strade, una volta imboccate, possono risultare senza ritorno. Purtroppo questi sono compiti cui dovrebbero assolvere innanzitutto i genitori e poi, perché no, anche gli assistenti sociali. I fondi, relativamente a questo secondo aspetto del problema, sono quelli che sono e così si torna al punto di partenza. E dire che tanti giovani, se “acciuffati” per tempo, possono essere riportati sulla buona strada».

 

Inevitabile una battuta sul calcio e sul Catania, croce e delizia dei catanesi.

«Dal punto di vista dell’ordine pubblico credo che tutto stia andando per il meglio, senza manchevolezze nel dispositivo, anche se a questo sta contribuendo certamente la flessione di presenze allo stadio in conseguenza della protesta dei tifosi. Per quel che riguarda i risultati sportivi, invece, riscontro un ambiente non motivato in positivo: le curve divise, una mancanza di sinergia in campo e fuori.... Anche questo è un settore in cui l’unione fa la forza. Per questo spero che tutti si ricompattino intorno al Catania. E’ assurdo vedere questo club ancora in Lega pro».

 

Ultima domanda: ma c’è un posto di Catania che già l’ha affascinata?

«Rispondo senza tentennamenti: via Crociferi. E’ un patrimonio artistico di valore inestimabile per questa città».

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