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«Aci Castello è un paese turistico, non può accogliere 80 migranti». Ora il sindaco vuole il referendum: «Ma non è razzismo»

Il primo cittadino Filippo Drago contrario a qualsiasi forma di accoglienza, soprattutto quella diffusa: «Non è razzismo ma snatura la vocazione del paese della Riviera dei Ciclopi»

«Aci Castello è un paese turistico, non può accogliere 80 migranti». Ora il sindaco vuole un refrendum

ACI CASTELLO - Benzina sul fuoco. Esplode una nuova polemica mentre infuria quella contro le organizzazione non governative che con le loro navisalvano migliaia di migranti supplendo alla grave carenza di politiche migratorie dell’Europa. Ad accendere la nuova miccia è il sindaco di Acicastello Filippo Drago che di recente ha aderito al movimento di Salvini.
Ieri, insieme agli altri sindaci del territorio, è stato convocato in Prefettura dove gli è stato comunicato il numero di migranti che il suo Comune dovrebbe ospitare in base all’accordo per l’“accoglienza diffusa” sottoscritto nei mesi scorsi dal Governo e dall’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), accordo secondo cui ogni Comune dovrà accogliere 2,5 migranti ogni 1000 abitanti. Cosicché ad Acicastello, che di residenti ne ha 20mila, dovrebbero andare 80 migranti. Ed è scoppiata la protesta del sindaco contro questa disposizione e, prima ancora, contro l’accordo che Drago contesta perché «sottoscritto da Anci e Governo, entrambi monocolore politici, senza che sia stato dato a nessuno lo spazio di intervenire in rappresentanza della propria popolazione. L’Anci da anni è retta dal Pd e il Governo altrettanto. Neppure la Dc del pentapartito avrebbe potuto prendere questa decisione!»

 

Già prima di Pasqua, in un primo incontro, la Prefettura aveva illustrato ai sindaci questo accordo e questa prospettiva. E Filippo Drago aveva già impugnato carta e penna per dire che per il suo Comune «è difficile ospitare perché non ha le strutture che si prestano per questo tipo di accoglienza».

 

Ma l’accoglienza diffusa è prevista anche in piccole comunità e anche in famiglia?

«La prima ipotesi è quella che se il Comune ha una scuola dismessa o una struttura pubblica libera ospiti i migranti per ognuno dei quali lo Stato dà 35 euro. Né Acicastello ha piccoli appartamenti da mettere a disposizione per questi flussi perché è un territorio a vocazione turistica. Adesso ci hanno anche detto che i Comuni che intendono realizzare uno Sprar, con 30-35 migranti, devono prevedere attività di sostegno attraverso cooperative ... Lungi da me! Ho detto subito che, non avendo strutture, il Comune non pensa neppure alle cooperative. Dunque lo Sprar non si può realizzare. Pertanto ho chiesto che il Comune di Acicastello non sia inserito nel bando per la ricerca di queste strutture».

 

Ipotesi altamente improbabile, oltre che iniqua, perché tutti i Comuni potrebbero voler fare altrettanto.

«Ho premesso che l’accordo fatto dall’Anci è sbagliato perché non tiene conto della peculiarità dei luoghi. Ci sono Comuni che possono ospitare perché hanno le strutture adatte e Comuni, come quello di Acicastello, che hanno una grande vocazione turistica, la maggiore capacità di posti letto dopo Catania e centinaia di ristoranti. S’immagini cosa accadrebbe con 80 migranti che girano per il paese, tra l’altro senza un aumento delle forze di polizia».

 

E alla sua richiesta cosa ha risposto la Prefettura? Che non è possibile?

«Ho detto che, qualora si dovesse procedere a mantenere questa decisione, perché la Prefettura rende conto al Governo, considerato che nel mio programma elettorale questo tipo di attività non era prevista, perché nessuno di noi avrebbe immaginato di dovere accogliere migranti in estate, mi sarei rivolto ai miei concittadini attraverso una petizione o un referendum consultivo per chiedere che il nostro territorio non sia inserito nel bando. Sarebbe paradossale che un albergatore, e peggio ancora uno che ha ristrutturato l’albergo con i fondi europei, lo destini all’accoglienza dei migranti e non dei turisti. Così viene svalutata la vocazione turistica castellese. Sono preoccupato. E peggio ancora per l’accoglienza diffusa. Gli appartamenti d’estate si affittano ai turisti. Li diamo ai migranti?».

 

Ognuno a casa propria fa quello che vuole, e magari conviene...

«Ma i migranti rimarrebbero tutto l’anno. A 35 euro al giorno il conto è presto fatto. E poi bisogna capire se vengono pagate le imposte, l’Imu, la Tari ... Non è una scelta di semplice portata per il nostro territorio perché si snatura. Io non sono contro, ma è cambiare completamente la tradizione e la cultura di un territorio. E’ stravolgere ciò che siamo oggi. Mi dicono che non sono capace di fare sviluppo turistico ed è quello su cui mi voglio concentrare, ma lo Stato oggi mi chiede di fare un’altra cosa. Per questo ho deciso di indire una petizione o un referendum per chiedere al Governo di considerare la peculiarità dei territori e di tenere conto della volontà dei popoli. Tra l’altro la provincia di Catania è tra quelle che accoglie più migranti. Al porto ne sbarcano a migliaia e al Cara ne sono passati decine di migliaia. Avrebbero potuto scegliere altre parti d’Italia diverse dalla provincia di Catania».

 

Le daranno del razzista.

«Perché? Chi è contrario? Io non dico di non accoglierli. Dico non ad Acicastello. Questa decisione non è stata oggetto di confronto in campagna elettorale. Voglio sottoporla ai miei concittadini. Al contrario: sono democratico. Non mi prendo da solo la responsabilità di decidere che fare. Nessuno avrebbe mai pensato una cosa del genere: trasformare le nostre strutture ricettive in ostelli per migranti».

 

Pensa al referendum perché è convinto di giocare sul sicuro?

«Se il referendum fosse positivo non mi opporrei. Non è questione di razzismo. E’ il contrario. Se Acicastello avesse avuto strutture pubbliche adeguate ad accogliere i migranti avrei proposto comunque una petizione o un referendum, ma sarebbe stato tutto più semplice. Ma così si svilisce la situazione del Comune. Mi rimetto alla volontà della popolazione. Devo tenere conto di ciò che vuole la mia società. Il sindaco deve tenere conto dell’umore della propria popolazione. E poi ad Acicastello gli abitanti sono 20mila solo sulla carta perché d’estate si decuplicano. Con le case al mare, gli ospiti degli alberghi, le persone che frequentano i lidi di giorno e ristoranti e pizzerie di sera siamo 100mila persone, con strutture viarie del tutto insufficienti. Si aggiungerebbe tensione su tensione».

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