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Regionali, Bianco dice no: «Catania più forte della tentazione»

«Confesso che la proposta mi ha molto inorgoglito ma nella mia città devo completare grandi progetti»

Regionali, Bianco dice no: «Catania più forte della tentazione»

«Sì, confesso di sì, ci ho pensato. Inutile nascondere che sono stato lusingato e che una parte di me è stata solleticata dalla prospettiva di affrontare questa avventura, soprattutto perché dietro la proposta, dietro la sollecitazione, ho visto tanta considerazione e tanto affetto che mi sono arrivati in questi giorni ed in queste ore. Beh, per uno che fa politica è una soddisfazione, non posso negarlo, ma non solo e non tanto per una questione di orgoglio. Piuttosto perché ho capito che ad avere spinto verso questa idea era stato il riconoscere come utili, e forse fondamentali per la battaglia politica così dura che si dovrà affrontare, le mie caratteristiche, dal rigore alla gestione manageriale dell’amministrazione. E, forse, anche il mio spirito che è tradizionalmente quello di chi prova ad unire, non a dividere. Ed è di questo che oggi la Sicilia ha bisogno».

Bianco, però alla fine è no. E, stavolta, nonostante persino alcuni tra i suoi avversari politicamente più ostili e critici avessero pensato che lei avrebbe accettato.

«Sì, lo so. So che anche tra i miei avversari, come è naturale, in questi giorni si discuteva della eventualità della mia candidatura e che, lealmente, quelle caratteristiche mi vengono spesso riconosciute anche da loro. Ma è stato un no direi, alla fine, inevitabile».

Adesso, però, tocca anche a lei, che si è tirato fuori, indicare un piano alternativo. Chi candiderete alla Regione?

«Io credo che se dovesse emergere una candidatura davvero prestigiosa che metta tutti d’accordo, si potrebbe arrivare ad una scelta diretta. In caso contrario il passaggio sarà quello delle primarie di coalizione, in cui si confrontino i personaggi più autorevoli che i partiti indicheranno».

Ma il M5s è davvero imbattibile?

«Mah, non direi proprio. Quando io mi sono candidato a Catania il M5s era reduce dal successo delle Regionali e da quello delle Politiche. Eppure non c’è stata partita. Perché quando c’è una proposta di governo seria, credibile, i cittadini scelgono chi sa amministrare. Senza questi presupposti, cioè nel vuoto di proposte allora sì, il M5s lì diventa protagonista».

Lei sa che questa scelta in qualche modo la inchioda a Catania, al governo di questa città? Qualcuno pensava che lei si facesse pregare e poi negoziasse per strappare, magari, una promessa per il futuro, se fosse andata male la corsa su Palermo.

«Manco per niente. Francamente non è il mio stile. Avevo già la possibilità di continuare a fare politica a livello nazionale nel 2013, ma scelsi allora di candidarmi a Catania, di tornare a fare il sindaco. E lo feci premiato dalla città con il successo al primo turno, nonostante ci fosse un Pd in posizione quasi marginale. No, non c’era nulla da negoziare, nessuna promessa da strappare per il presente e per il futuro. Perché il presente ed il futuro sono per me Catania».

Ecco, Catania, appunto. Più forte delle sirene di Palermo sono i fondi del Patto per la città, i cantieri aperti e quelli da aprire? Anche se fare il mestiere di sindaco, che lei del resto conosce bene, è un mestieraccio sempre sottoposto a critiche, accuse, attacchi?

«Certo, Catania più forte della tentazione di fare il presidente della Regione, perché io a questa città ho dedicato la vita. E sto dedicando la mia vita. L’ho fatto sempre da sindaco, ma vorrei ricordare che l’ho fatto anche da Ministro dell’Interno, da deputato e senatore, da presidente dell’Anci. Catania è sempre stata al centro della mia azione politica, perché ci ho riversato impegno e amore, passione, idee. E vorrei dire anche duri sacrifici personali. Sì, questa è la stagione in cui, con i cittadini catanesi, voglio vedere e voglio raccogliere i frutti che abbiamo seminato in questi anni. Non è stato un lavoro facile, tutt’altro. Abbiamo affrontato problemi giganteschi sotto il profilo economico e finanziario, abbiamo dovuto rigenerare la macchina amministrativa, rimotivarla, fare i conti con tante emergenze. E, dico con molta franchezza, sarebbe stato più semplice fare tante piccole cose, quelle che si vedono dall’oggi al domani, quelle che si inaugurano e si dimenticano. Ho scelto una strada diversa, quella più complessa, ma anche l’unica che, secondo me, poteva e può dare una grande prospettiva a questa città. E accanto alle piccole cose quotidiane, che abbiamo fatto comunque, abbiamo puntato su una progettualità che farà della città metropolitana di Catania una delle più vive, moderne, infrastrutturate del Sud Italia nei prossimi anni».

Quindi, no al sogno di sedersi sulla poltrona più prestigiosa nella Capitale del regno, per tagliare i nastri della Catania futura?

«E’ così, l’ho detto e lo ripeto. Ho creduto nei primi anni di questa sindacatura alla prospettiva di dotare Catania di un sistema dei trasporti pubblici degno di una grande città. Lo stiamo facendo, con una metropolitana che è già una realtà e che presto si arricchirà di altre stazioni e altre tratte. Partiranno i lavori di Corso dei Martiri, un evento storico che cambierà il volto del cuore della città. Completeremo la rete fognaria e avvieremo la raccolta differenziata porta a porta in tutti i quartieri. E poi la prospettiva che va oltre i confini della città, con i lavori per la seconda pista dell’aeroporto, il porto che sta vivendo una fase di grande rilancio. E il proliferare di iniziative culturali, i turisti che prendono d’assalto Catania... Insomma, vede com’è. Parlo di Catania e sale l’entusiasmo, la voglia di stare tra i cittadini, di confrontarmi, di lavorare. Sì, ci ho pensato a Palermo, non dico di no. Ma, alla fine, era proprio scontato, guardi, proprio scontato. Non posso lasciare Catania. Ci sono ancora tanti "fiori" da piantare. E tanti da raccogliere».

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commenti 1
  • Elios

    29 Aprile 2017 - 11:11

    i politici dovrebbero finirla di muoversi con leggerezza nel pieno del mandato, specie quando mandano in crisi la politica, addirittura Giunte e etc! io, credo, bisognerebbe fare una Legge dove: a) le elezioni politiche in senso lato, quindi dai Comuni al Parlamento europeo, debbano essere fatte tutte lo stesso giorno! b) i politici, debbano rispettare il loro mandato e non potersi muoversi da lì!

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