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Caso Ong, il Csm: "Pieno sostegno alle indagini del procuratore di Catania Zuccaro"

E in commissione difesa del Senato il comandante della Guardia costiera: "Noi costretti a vigilare su 1,5 milioni di chilometri quadrati di mare, anziché i 500 mila che ci spetterebbero. Una situazione davanti alla quale nessun'altra guardia costiera si è mai trovata"

Caso Ong, il Csm: "Pieno sostegno alle indagini del procuratore di Catania Zuccaro"

Il comitato di presidenza del Csm ha disposto l’acquisizione degli atti rilevanti concernenti le dichiarazioni rese dal Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. Il comitato, come riporta il documento letto oggi in plenum, "allo stato degli atti, escluso ogni apprezzamento sul merito dei fatti prospettati nelle citate esternazioni, non intende affatto incidere sullo svolgimento delle investigazioni da parte dell’ufficio di procura di Catania".

IL CSM: DAI MAGISTRATI STOP ALLE ESTERNAZIONI

Il comitato ritiene "di impegnare l’organo di governo autonomo ad offrire al procuratore Zuccaro ogni sostegno possibile, attingendo a tutte le risorse di cui dispone il Csm, compreso il ricorso ad eventuali applicazioni, affinché le indagini condotte dalla Procura di Catania, così come quelle svolte da altri uffici requirenti sulle medesime ipotesi investigative, possano svolgersi con la massima efficacia e celerità".

Intanto proseguono le audizioni in commissione difesa del Senato. Oggi è stata la volta del comandante generale della Guardia Costiera Vincenzo Melone secondo cui i trafficanti di uomini fanno partire dalla Libia migliaia di persone con imbarcazioni «sempre più precarie, piene all’inverosimile e senza guida, che non sono minimamente in grado di fare una navigazione nel tempo e nello spazio».

«Siamo di fronte – ha detto Melone - ad un problema umanitario epocale e non possiamo voltare le spalle a questa situazione. Noi ormai facciamo operazioni di soccorso in un milione e centomila chilometri quadrati di mare, la metà del Mediterraneo, e non più nei 500mila che ci spettano, perché davanti alla Libia c'è un buco». Uno sforzo «così pesante, per tempo, dimensioni e responsabilità» che «nessuna Guardia Costiera al mondo si è mai trovata ad affrontare». In ogni caso, ha concluso Melone, i soccorsi in mare sono «il sintomo di una malattia che si sviluppa sulla terraferma": l'attività di ricerca e soccorso «non è né la causa né può dare soluzioni"; che invece vanno trovate in «straordinarie misure di carattere politico». Melone ha anche parlato del caso Ong: «Operano sotto il controllo della Guardia Costiera nell’attività di ricerca e soccorso ma non per quanto riguarda le rotte e le zone in cui navigare. Lo ha spiegato il comandante generale della Guardia Costiera, l’ammiraglio Vincenzo Melone, in audizione in Commissione Difesa del Senato.

«L'affermazione più volte ripetuta dai rappresentanti delle Ong secondo cui le unità navali operano sotto il nostro controllo - ha sottolieato - è corretta. Nella misura in cui, però, si specifica che questo controllo sussiste solo quando si versa in una situazione di soccorso. tutto ciò che avviene al di fuori dell’intervento di soccorso, il prima e il dopo, non ha alcuna rilevanza ai fini dell’attività Sar», E, dunque, «non c'è e non potrebbe esserci alcun controllo preventivo o generalizzato da parte della Guardia Costiera sull'attività delle unità delle Ong, sulle rotte seguite o sulle zone di mare in cui navigano, salvo per quelle che battono bandiera nazionale».

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