home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

Le fatture catanesi nel crac Alitalia e lo strano caso del "Signor Q"

Le “spese allegre” nel dossier sulla crisi della compagnia si incrociano con un'azienda catanese, la Digital Shell, di cui è amministratore unico Quintilio Nicolosi

Le fatture catanesi nel crac Alitalia e lo strano caso del "Signor Q"

Catania -  «Non c’è. È fuori sede, non so quando torna. E comunque di questa storia non ne vogliamo parlare. Né io, né lui». Una voce femminile, che si qualifica come «una familiare», al telefono tronca con brusca gentilezza la conversazione. Ma basta passare parte del pomeriggio nei pressi della sua abitazione, in zona Canalicchio, per alimentare il mistero. O, paradossalmente, per capirne di più.


Quintilio Nicolosi, chi è costui? Per i vicini di casa, un immobile poco più dignitoso su un’unica elevazione, è «una persona perbene, un onesto lavoratore che si occupa di commercio di prodotti per il caffè».
Ma questo nome - assolutamente sconosciuto - è al centro di un’altra storia. Che s’incrocia con le “spese allegre” nel dossier sulla crisi di Alitalia. Nel lavoro avviato dai tre commissari (Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari) sono venute fuori delle «strane fatture» sulle quali gli uffici della compagnia aerea vogliono vederci chiaro. Ai raggi X, fra le altre, un’azienda catanese: la Digital Shell (società a responsabilità limitata semplificata), della quale Nicolosi risulta amministratore e socio unico, ha fornito servizi all’“Information&Technology” di Alitalia, il ramo che avrebbe dovuto essere tagliato con il piano industriale di Ethiad bocciato di fatto dal referendum fra i i lavoratori. Il Fatto Quotidiano ha rivelato il pagamento di quattro fatture (per 310mila euro) e dell’esistenza di una quinta ben più onerosa, 900mila euro, bloccata da Alitalia. Oggetto delle forniture: il progetto “Metamorphosys” (passaggio di piattaforme per il sistema di prenotazione, biglietteria, registrazione e controllo delle partenze); la manutenzione del “Cams” (Connection analysis management system), strumento di gestione e controllo dei servizi aeroportuali.

Da Alitalia, da noi contattata ieri, smentiscono l’esistenza dell’ultima maxi-fornitura da quasi un milione di euro, ma ammettono l’esistenza di alcune fatture pagate («per un totale di 49mila euro») e di «altre in sospeso, per un importo di 206mila euro». Fermo restando che «sono in corso ulteriori verifiche sui rapporti con la Digital Shell», ricordano da Alitalia.


Il punto, però, non è quanto o cosa. Ma come e perché. L’azienda intestata a Nicolosi è una start-up con una storia di successo talmente rapida da rasentare il miracolo imprenditoriale. Costituita il 9 maggio 2016 con atto del notaio catanese Gaetano Galeardi e iscritta al registro camerale dal successivo 20 maggio, la Digital Shell (capitale sociale: appena 500 euro; attività di «consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica») diventa subito partner privilegiato della divisione I&T di Alitalia.


Nulla di strano, se il profilo dell’imprenditore catanese fosse all’altezza della situazione. E invece del “Signor Q” non v’è traccia. Un fantasma. Nessun riferimento nemmeno nel sito web della Digital Shell, una “supercazzola” in lingua inglese con poche informazioni utili e nessuna sui committenti della società. Il titolare è davvero un agente di commercio che vende caffè? Non è dato saperlo. L’unica traccia di un Quintilio Nicolosi è un profilo di GooglePlus, senza foto né curriculum, con un solo follower: uno storico esponente dell’ultradestra catanese. E in effetti, scavando in questi ambienti, scopriamo che ci sarebbe un Quintilio Nicolosi con un passato da militante missino duro e puro. Ma potrebbe essere una semplice omonimia. E, comunque, è un dettaglio del passato che potrebbe essere insignificante oggi. Così come potrebbero essere infondate le voci, che rimbalzano da Palermo, di un vecchio incarico conferito a Nicolosi in un ente agricolo da un ex assessore regionale.


Le altre tracce sui social network ci conducono a due ingegneri informatici catanesi, che nel profilo professionale LinkedIn dichiarano di lavorare per la Digital Shell. Il primo si chiama Lorenzo Vetrano, presente fino a ieri sera con il ruolo di “R&D Engineer” della società; il secondo, G. G., ha rimosso il nome dell’azienda di Nicolosi dal proprio curriculum (curiosamente dopo la pubblicazione dell’articolo sul quotidiano nazionale, ma non prima di essere notato) e oggi si qualifica come “Software Engineer” alla Selex Elsag, ex ElsagDatamat di Catania. Seguiamo la pista virtuale, anche perché quella reale è ben poco ricca di spunti. La sede sociale della Digital Shell è a Catania, in via Ardizzone Gioeni 38. Ma, nel distinto stabile a cui corrisponde l’indirizzo, non esistono uffici fisici. Soltanto la targhetta dell’azienda, nella stessa cassetta della posta di un dottore commercialista: Gianluca Russo, fra gli animatori di un blog specialistico e forse soltanto omonimo di un candidato alle Amministrative di qualche anno fa in un comune etneo.


E allora com’è possibile che la micro-impresa del “Signor Q” entri alla velocità dell’ultrasuono nel gotha dei fornitori Alitalia? Il Fatto annota una coincidenza cronologico-geografica: a gennaio 2016, fra i manager voluti da Etihad accanto al neo-ad Cramer Ball, c’è il siciliano Roberto Tundo, ex manager Enel, che viene nominato a capo della divisione “Information&Technology”. Il che potrebbe non significare nulla. Sull’asse Catania-Roma si sa che l’accreditamento di Digital Shell presso Alitalia sia arrivato anche grazie al prezioso link con un “incubatore” di innovazione (nel quale è tracciabile la presenza di ex manager di aziende statali) e da un’impresa del settore energetico, globalizzata ma dal cuore catanese. Non sappiamo, però, se anche queste informazioni siano oggetto delle verifiche di chi ha sul tavolo le scartoffie del crac Alitalia.


Il telefono di casa del “Signor Q” squilla a vuoto, fino a ieri sera. Il mistero resta. Infittito da un’altra informazione: lo scorso 5 maggio nel registro delle imprese viene iscritta un’altra società di cui lo stesso Quintilio Nicolosi risulta amministratore unico. Si tratta della Free Mind Foundry Srl, costituita - con una ragione sociale alquanto suggestiva - il 27 aprile scorso con lo stesso notaio che battezzò la Digital Shell. Il capitale sociale è di 10mila euro; l’oggetto è l’attività immobiliare. La sede: via Sclafani 40, ad Acireale. All’ingresso dopo il casello autostradale, in un complesso dove corrispondono tre lettere: al 40/B c’è la sede di una banca, al 40/C l’ingresso posteriore di un pub e al 40/A un citofono (senza nome) che sembra staccato. Quale sarà l’indirizzo giusto del nuovo fondo immobiliare del “Signor Q”, già fornitore privilegiato di Alitalia?
Twitter: @MarioBarresi

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 1
  • massiveattack77

    10 Maggio 2017 - 08:08

    Aahahhahaha....Alitalia pozzo di S.Patrizio

    Rispondi

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa

CALENDARIO