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Catania, da azienda mafiosa a start up responsabile la storia della Geotrans

Un’impresa di autotrasporti accusata di infiltrazioni mafiose, un sequestro da parte del tribunale e un commissario che non si arrende. Con un unico nemico: il sistema bancario tradizionale

Catania, da azienda mafiosa a start up responsabile la storia della Geotrans

CATANIA - Da azienda accusata di collusione con la mafia (secondo i magistrati) a realtà "pizzo free", responsabile ed economicamente attiva. E’ la bella storia della Geotrans srl: una delle più importanti aziende di trasporti e logistica del Sud Italia, in regime di sequestro preventivo per ragioni di presunta appartenenza alla consorteria mafiosa e tornata in tempi record al servizio della collettività e della legalità. Tutto merito dei lavoratori e della positiva alleanza tra Unifidi, Banca Etica e Addiopizzo.

 

Una storia che è stata raccontata ieri a Catania in una conferenza stampa cui hanno partecipato Michele Gravina, responsabile di Banca Etica per il Sud, Gianpaolo Miceli, presidente UniFidi Imprese Sicilia di Cna, Guglielmo Belardi, presidente del Comitato di indirizzo del RTI (gestore del Fondo di Garanzia per le PMI), e Sebastiano Battiato, presidente di Cna Catania. 

 

Dopo il sequestro le performance aziendali sono complessivamente migliorate. La Geotrans sta gradualmente rinnovando l’intero parco mezzi grazie ad investimenti mirati. Oltre al rinnovo della certificazione ISO 9001, la Geotrans in seguito alla gestione giudiziaria ha acquisito la certificazione di Responsabilità Sociali SA8000 ed è l’unica impresa di autotrasporto siciliana a redigere annualmente, oltre al normale Bilancio economico e patrimoniale, anche il Bilancio Sociale. Oggi l’azienda impiega 20 persone e grazie ad un ragguardevole parco mezzi offre il trasporto di ogni tipo di merce in Italia e all’estero. 

 

Geotrans, già dai primi mesi dell’ingresso dell’amministrazione giudiziaria, nella primavera del 2014, è entrata a far parte della lista "pizzo free" che riunisce 130 imprenditori, commercianti e professionisti che hanno detto pubblicamente "no" al racket. Il logo di Addiopizzo ha accompagnato da allora i camion della ditta sequestrata alla famiglia Ercolano.

 

All’inizio non è stato facile, come hanno raccontato i protagonisti: nonostante la volontà di Unifidi di sostenere e garantire gli investimenti di un’azienda simbolo del contrasto alla criminalità organizzata, sorgeva un problema: le banche. Gli istituti di credito infatti, che prima davano fidi alle aziende anche se gestite "senza saperlo" dalla mafia, rifiutano fidi ad aziende che sono state affidate dallo Stato, dall’autorità giudiziaria, a commissari o associazioni antimafia e simili. «Incredibile», è stato il commento dell’amministratore giudiziario Luciano Modica, che ha osservato come «le banche non concedevano ai dipendenti della Geotrans, in quanto tali, neanche l’accesso ai servizi bancari che vengono erogati a tutti i dipendenti che hanno uno stipendio».

 

La salvezza è arrivata dunque da UniFidi Cna, Banca Etica e il Fondo di Garanzia per le PMI. «Alla richiesta di finanziamento di Luciano Modica, non abbiamo avuto alcuna perplessità», ha ribattuto Michele Gravina. «Anzi lo ringraziamo per averci fatto iniziare un percorso che speriamo venga seguito dalle altre banche». L’Istituto ha quindi erogato un finanziamento per sostenere la rinascita della società e oggi sui campion appare anche il logo di Banca Etica. «All’apparenza sono solo dei semirimorchi con il nostro logo pieni di prodotti ortofrutticoli. Di fatto rappresentano un segno di legalità; sono carichi di speranza e testimoniano che le cose possono veramente cambiare, anche grazie al lavoro e al contributo di Banca Etica», ha concluso il responsabile di Banca Etica per il Mezzogiorno.  

 

«Intervenire per UniFidi è stato dare seguito alla sua mission: aiutare a crescere l’economia sana del territorio», gli ha fatto eco Gianpaolo Miceli. «Geotrans ci è apparsa subito un’azienda simbolo del contrasto alla criminalità organizzata, un’azienda sana, che produce occupazione e non chiede in modo parassitario risorse ma presenta bilanci regolari e positivi».

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