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Non morì per infarto, ma fu avvelenato: la compagna arrestata con i sicari a Misterbianco

Risolto un caso di oltre 16 anni fa: la morte dell'imprenditore Santo Giuffrida, inzialmente archiviata come morte naturale, fu un omicidio. Quattro persone in manette

Non morì per infarto, ma fu avvelenato: la compagna arrestata con i sicari a Misterbianco

Da sinistra: Barbara Bregato, Francesco Indorato, Alfio Maugeri e Antonio Zuccarello

CATANIA - Avrebbe assoldato un sicario per uccidere con un’iniezione letale il 10 dicembre del 2002 il compagno, l’imprenditore catanese Santo Giuffrida, di 60 anni, che finora si credeva morto per un infarto. Con questa accusa è stata arrestata a Misterbianco una donna di 43 anni, Barbara Bregamo insieme ad altre tre persone: Francesco Indorato, 49 anni, Alfio Maugeri, 44 anni, e Antonio Zuccarello, 61 anni. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Catania, è stata eseguita dai carabinieri. A far luce sul'omicidio sono state le dichiarazioni del neo-collaboratore di giustizia Luciano Cavallaro.

  

Cavallaro ha in pratica riferito di aver avuto lui l’incarico dalla Bregamo di uccidere il proprio compagno e di aver per questo effettuato un primo tentativo nel 2001 incaricando dell’esecuzione materiale un suo conoscente (Francesco Indorato) che aveva aggredito con un coltello la vittima all’interno del suo garage condominiale, ma non era riuscito ad ucciderlo in quanto Giuffrida riuscì a fuggire sebbene ferito. All’epoca dei fatti però nessun elemento raccolto portò alla Bregamo e nonostante Indorato fu individuato e indagato, non vennero acquisiti sufficienti elementi per un rinvio a giudizio.

 

A distanza di quasi un anno però la Bregamo tornò a chiedere  nuovamente a Cavallaro l’uccisione del compagno pagando questa volta 20.000 euro ed acquistando per l'uomo anche una Bmw.

 

In questa seconda occasione l’omicidio venne pianificato con maggior cura e, nello specifico, Cavallaro coinvolse Alfio Maugeri  e Antonio Zuccarello. I tre soggetti si introdussero nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre 2002 nell’abitazione di Giuffrida (con la collaborazione della convivente) e - dopo aver iniettato all'uomo una sostanza velenosa - lo soffocarono. La Gregamo invece si occupò di inscenaro la morte naturale del compagno senza che si ingenerassero sospetti su quanto realmente accaduto.

 

Le indagini, avviate sotto la direzione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, per ottenere i necessari riscontri alle dichiarazioni di Cavallaro sono state condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri e dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Catania e, attraverso un’articolata serie di intercettazioni telefoniche, telematiche, ambientali e di videoregistrazione che, corroborate da molteplici attività istruttorie (sommarie informazioni di persone informate sui fatti, consulenze medico-legali ed altro) consentivano di acquisire le prove del racconto di Cavallaro ottendendo riscontri precisi.

 

Agli indagati è stata fatto anche un tranello per indurli a commentare il fatto risalente al 2002. Fu lasciato sulla loro autovettura un foglio di carta riportante la seguente frase: “sacciu comu tu e i to cumpari affucasturu u masculu di l’amica di Luciano 15 anni fa”. Uno degli indagati dopo aver ricevuto il biglietto confessava ad un amico il delitto riferendo testualmente “Sedici anni fa abbiamo fatto un omicidio, io ed altri due”.

 

Per tali motivi, il Gip di Catania, concordando sulla piattaforma probatoria ricostruita dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, ha emesso ordine di arresto per Francesco Giuseppe Indorato (quest’ultimo indagato per il solo tentato omicidio), Alfio Maugeri e Antonio Zuccarello, mentre per Barbara Bregamo (madre di un bambino di età inferiore ai sei anni) sono scattati gli arresti domiciliari.

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