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Unioni civili, Michele non potrà portare il cognome di Salvatore

Il matrimonio, celebrato a Catania, non è stato annotato; per lo Stato, Michele Catania all'anagrafe, risulta ancora celibe ed è stato chiamato a restituire la carta d'identità in cui risulta sposato

Unioni civili, Michele non potrà portare il cognome di Salvatore

Catania - Sono trascorsi più di sette mesi da quando Michele Catania e Salvatore Bonaccorsi, la quarta coppia omosessuale a firmare la propria unione civile a Catania, hanno conquistato gli stessi diritti e doveri di una coppia etero, compreso quello di acquisire il doppio cognome, così come previsto dalla legge Cirinnà. Questo almeno fino a quando Michele si ritrova ad avere due identità: per l’Agenzia delle Entrate è Michele Catania Bonaccorsi, per il Comune è Michele Catania, stato civile: libero.

Eppure il 14 dicembre del 2016 Michele ha manifestato il proprio consenso a unirsi civilmente con Salvatore di fronte ad un cerimoniere e ai propri testimoni, così come disposto dal Codice Civile agli articoli 143, 144 e 147. Entrambi in completo blu, alle 10 nel centro direzionale di San Leone si sono giurati amore eterno. E lo stesso è accaduto in una sala per ricevimenti di contrada San Nicolò, ad Aci Catena, dove, Michele ha ribadito la volontà di posporre al proprio cognome (Catania) quello del compagno (Bonaccorsi) ai sensi dell’art.1 comma 10 della legge Cirinnà (n.76 del 5 giugno 2016). E così è stato, almeno per qualche mese. Il 13 aprile 2017 il Comune di Catania indirizza a Michele Catania Bonaccorsi una lettera di diffida in cui è invitato a «presentarsi per la restituzione della carta d’identità rilasciata in data 13/01/2017», come si legge nel documento. Michele Catania, dunque, è chiamato ad abbandonare la sua nuova identità (Michele Catania Bonaccorsi) poiché all’atto di nascita risulta di stato civile “libero”: per lo Stato non ha mai sposato Salvatore Bonaccorsi. Eppure il Comune ha notificato all’Agenzia delle Entrate l’unione civile, tant’è che in qualità di commercialista cura gli interessi dei suoi clienti presentando il doppio cognome. «È assurdo - dice Michele - . Sebbene il Comune mi abbia rilasciato il documento attestante la mia unione civile, all’anagrafe sono celibe perché il matrimonio non è stato annotato: il mio compagno non risulta unito civilmente con me. Più grave ancora è il fatto che mi è stata rilasciata la nuova carta d’identità senza prima variare i registri».

Ma al danno segue la beffa: il Comune ha chiesto a Michele Catania Bonaccorsi di restituire la carta d’identità con il doppio cognome anche perché questo è ritenuto illegittimo dal Comune stesso «sulla base delle disposizioni attuative della legge Cirinnà - si legge ancora nei documenti dei legali della parte offesa - contenute nel decreto legislativo n.5 del 19 gennaio 2017, il quale all’art.8 impone ai Sindaci l’ordine di cancellare “entro trenta giorni” il cognome “comune” dalle schede anagrafiche delle coppie gay che si sono unite civilmente nel periodo intercorrente tra l’entrata in vigore della legge Cirinnà (5 giugno 2016) e l’entrata in vigore del decreto attuativo (gennaio 2017)». «Tralasciando l’errore dei dipendenti comunali che non hanno notificato l’atto - prosegue Michele - per la legge io non posso più mantenere il cognome del mio compagno. Ho già fatto ricorso e presto ci sarà la sentenza. La verità è che il Paese non è ancora pronto a riconoscere la parità tra coppie etero ed omosessuali. Il mio sarà il secondo caso in Italia: il primo è stato accolto e io non restituirò la carta d’identità finchè il giudice non si esprimerà. Ho scelto di acquisire il cognome di Salvatore spinto dall’amore che ci lega. Ora è come se non avessi un nome».

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