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CamCom e Sac, le carte dell'inchiesta
«Fontanarossa gallina dalle uova d'oro»

Nell'informativa la guerra di fango per controllare il nuovo ente del sud-est e impadronirsi dell'aeroporto. Un'antologia del potere siciliano: spionaggio fra bande contrapposte, accesi derby confindustriali e pressioni su Palazzo d'Orléans

Catania. «Avvistato ieri gruppetto al bar Kennedy. Stanno combinando qualcosa». Il 3 maggio 2015 Stefano Alì invia un sms ad Alfio Pagliaro. Il funzionario e il commissario della Camera di Commercio (per entrambi i pm hanno chiesto l'archiviazione per l'ipotesi di falso) si aggiornano sui movimenti dei nemici. Per conoscere l'identità bisogna aspettare l'intercettazione di una telefonata dello stesso Pagliaro: «In corso Sicilia c'erano Lo Bello, Mancini e Bonura con Firrarello e Castiglione», dice a un dirigente della Sac.
 
Un controspionaggio da manuale. Uno degli episodi della saga in stile "Il Trono di spade". Dove la realtà, però, supera di gran lunga la fantascienza.
 
Nelle carte dell'inchiesta della Procura di Catania il dato più evidente è che la guerra - di fango e di carte bollate - per impadronirsi della nuova Camera di Commercio del sud-est, s'intreccia (anzi: è funzionale) alla brama di mettere le mani sulla Sac, la società che gestisce l'aeroporto di Fontanarossa, la cui maggioranza assoluta delle azioni (il 62% circa) sarà detenuta dal nuovo ente camerale che dovrebbe insediarsi il 31 luglio.
 
Ma nelle 159 pagine dell'informativa della Squadra mobile di Catania c'è un'antologia del potere siciliano. Scontri fra bande agguerrite, accesi derby confindustriali, pressioni su Palazzo d'Orléans. Con (quasi) tutti i protagonisti - politici, rappresentanti istituzionali, imprenditori, burocrati - impegnati a dare il peggio di se stessi. Al di là dei risvolti penali, molto spesso nulli; al di là dell'appartenenza all'una o all'altra fazione. La narrazione degli investigatori è l'ennesima prova che in questa storia, come rivelava già mesi fa una fonte in prima linea nelle indagini, «'u cchiu pulitu avi 'a rugna».
 
Mors tua, vita mea. Il 21 maggio alle 9,52 Alessio Lattuca (di Confimpresa Euromed, indagato per 29 presunti falsi nella lista degli associati) chiama Piero Agen, ex presidente regionale di Confcommercio, capo della cordata vincente. «Dobbiamo rimanere in silenzio, perché se dobbiamo fare scoppiare una "grossa bomba" la dobbiamo fare scoppiare col nuovo procuratore», dice Agen. E ciò, ricostruisce la Squadra mobile, «perché ritengono di avere della carte notevoli e sono certi che "Gemelli (Gianluca, ndr), quello di Siracusa, abbia parlato durante l'interrogatorio e quindi la vicenda giudiziaria è soltanto all'inizio». Il riferimento è a Ivan Lo Bello, presidente nazionale di Unioncamere ed ex presidente di CamCom Siracusa, indagato nel filone siciliano dell'inchiesta Tempa rossa dalla quale è uscito con l'archiviazione.
Agen dice la sua anche sulla sfilza di commissariamenti disposti da Rosario Crocetta: «... secondo me non è scemo... il suo interesse è esattamente un altro... dietro tutta questa sagra siciliana, che che se ne dica, c'è l'aeroporto di Catania. Il buon Crocetta, consigliato da Fiumefreddo, perché fu ricattato... questo lo devo ancora capire, anche perché io conosco Antonio (Fiumefreddo, ndr) so i suoi metodi... allora, c'ha provato anche con me, il buon Fiumefreddo avrebbe consigliato di prendersi la gallina dalle uova d'oro che è l'aeroporto di Catania...».
 
Curiosa anche l'intercettazione del 26 maggio. Riccardo Garimberti (Confcommercio Catania) chiama Pagliaro, usando il telefono di Antonio Strano, e gli passa Agen. Quella mattina i giornali pubblicano le indiscrezioni sul progetto della Regione di sospendere l'iter di accorpamento delle CamCom. «Bisogna denunciare la Lo Bello (Mariella, assessore alle Attività produttive) e lo stesso Crocetta». Quest'ultimo vorrebbe nominare un supercommissario antimafia, magari un alto ufficiale delle forze dell'ordine, per dipanare la matassa camerale. E Agen incalza gli interlocutori con l'idea di chiedere un'audizione all'Antimafia. «Perché qui la mafia c'è... ma è loro».
 
Roberto Rizzo, commissario della CamCam di Catania, è il destinatario della linea di Crocetta. «Il mandato è bloccare tutto ... bloccare tutta la quotazione di borsa, tutto ... (inc) ... va bene? Questo è il mandato di questa notte...», dice a Pagliaro il 30 maggio 2015. Lo stesso giorno, alle 15, gli agenti della Mobile certificano un incontro al "Gelso Bianco", sulla A19, al quale, oltre ai due, partecipano  Maria Grazia Brandara (commissario Irsap), Giuseppe Giannone (presidente CamCom Ragusa) e Vincenzo Di Cataldo, ordinario di Diritto commerciale all'università di Catania.
 
Un lungo capitolo dell'informativa s'intitola "L'approvazione del bilancio ed il rinnovo della governance della Sac". Si arriva alla torrida estate del 2016, quando scade il mandato di Salvatore Bonura (presidente) e Gaetano Mancini (ad). «C'è il buon Lumia che sta facendo il diavolo a quattro per confermare i due!», rivela Agen a Pagliaro il 7 luglio. Crocetta e l'assessore Lo Bello sono a Pantelleria. «Una situazione allucinante», la definisce Rizzo parlando con Pagliaro. Che gli suggerisce: «Prendi tu l'iniziativa». Si arriva alla vigilia della nomina dei nuovi vertici Sac. Sul nostro giornale esce l'indiscrezione di un ticket Mancini-Fiumefreddo voluto da Crocetta. E di ciò, il 20 luglio, Pagliaro si lamenta con Rizzo. Che a Crocetta aveva detto: «... io sono un soldato, ditemi quello che devo fare. Però... stiamo attenti a quale sono gli equilibri, perché...».
 
Il 25 luglio l'assemblea di Sac nomina Daniela Baglieri (tutt'ora presidente) e Ornella Laneri amministratore delegato. Del deficit di requisiti della concorrente, l'altro aspirante ad (poi nominato) Nico Torrisi si lamenta con Pagliaro: «…questo non è legittimo, questo è illecito perché non si può ricevere una pressione dal Presidente della Regione, come commissario ad acta come ha denunciato apertamente Crocetta, microfonato, dando ordine di andare a mettere il curriculum di una signora...guarda, tu sei stato con me amministratore della Sac, tu conosci, quindi, i requisiti, sia perché ne sei segretario generale...quella non ha un solo requisito, questo è uno scandalo...».
 
Il 2 agosto la Procura delega alla Mobile un ulteriore approfondimento delle indagini. E autorizza, dal 5 agosto, nuove intercettazioni. L'8 agosto, negli uffici della Sac, vengono sequestrati alcuni atti.
 
In quei giorni l'ad Laneri, sotto pressione per il nuovo impegno e per i rumors sulla nomina, prova a difendere la sua posizione. Parla con l'assessore Lo Bello, con il sindaco Enzo Bianco, con alcuni giornalisti. A Francesco Scuderi il 10 agosto «riferisce che oggi ha lavorato al curriculum con il suo avvocato che ha le schede da allegare, aggiunge che se non la lasciano in quel ruolo sono pazzi e che in aeroporto "c'è un lavoro pazzesco"». E gli rivela il tentativo di contattare il presidente dell'Enac, Vito Riggio. Che non le risponde. «È lui il pezzo di merda, perché si deve fare le sue cose», sbotta l'ex ad di Sac. Scuderi la rinfranca: «Assolutamente stiamo parlando di un fatto di soldi, amore mio, non è che stiamo parlando...». Laneri chiarisce: «E? No figurati stiamo parlando di una commissione di dieci dodici milioni di euro, eh tesoro...».
 
Intanto anche chi ha nominato Laneri è in difficoltà. Prima si chiedono se si può per scaricare l'imprenditrice turistica. Il 9 agosto il commissario Brandara dialoga con Carmen Volpe, eletta nel collegio dei sindaci della Sac, organismo che si esprimerà sui requisiti.
Brandara: Scusa, ma in base al curriculum che ha presentato, giusto? Ce l'ha questa qua i titoli?

Volpe: Meno male, meno male che io conoscevo il secondo curriculum ... Quando nel fascicolo mi vedo il curriculum "quello" ... l'ho chiamata e le ho detto: "Senti, lo puoi cambiare questo curriculum?"

Brandara: eh

Volpe: Avevano messo ... mi ha detto: "Ma come hanno messo?" .... si, hanno messo il primo ... Prima che inizi, cambia questo curriculum

Brandara: - Cose da pazzi! Veramente dico, vah ...

 
Passano i giorni, la sorte di Laneri è segnata. E i suoi supporter la mollano. Il 30 agosto Brandara comunica con Rizzo. Prima, alle 9,15, per telefono prende le distanze dalla nomina: «Non è che io la Laneri l'ho messa, qualcuno ce lo ha detto di dire...». Un quarto d'ora dopo, scrive un sms allo stesso commissario della Camera di Commercio di Catania: «Scusami se ho interrotto le tue ferie ma sai quanto tenga al rispetto delle regole e se la Lanieri (nonostante la buona conoscenza) non ha i titoli neanche...di striscio vorrei che noi fossimo coinvolti in una scelta diciamo non felice. Dobbiamo essere drastici».
Laneri dimostra orgoglio e rivendica la sua indipendenza. Il 28 agosto la madre, per telefono, le consiglia di andare alla Festa dell'Unità in corso di svolgimento a Catania. «Domenica ci saranno tutti, anche Crocetta e Riggio». La manager risponde di no. La madre la incalza «dicendo che c'è anche Orfini ed anche lei dovrebbe andare per far vedere che è della stessa parrocchia». Ma l'ex ad è irremovibile: «...io non sono di nessuna parrocchia, punto!».
 
Poco più di due settimane dopo, il 16 settembre, il cda di Sac prenderà atto dell'assenza dei requisiti di Laneri.
Il resto, più o meno, è storia recente. Non più giudiziaria.
 
Twitter: @MarioBarresi

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