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Femminicidio, risarcimento orfani, Palazzo Chigi impugna la sentenza

Il Tribunale di Messina aveva condannato lo Stato a risarcire i figli della donna uccisa dal marito nonostante le 12 denunce

Femminicidio, risarcimento orfani, Palazzo Chigi impugna la sentenza

La sentenza che accertò la responsabilità civile dei magistrati, rimasti inerti nonostante le 12 denunce fatte da Marianna Manduca, poi uccisa dal marito, fu accolta come una decisione coraggiosa. E fece impressione la condanna della Presidenza del Consiglio dei Ministri a risarcire i danni subiti dagli orfani della vittima per la negligenza dei giudici. Oggi, però, Palazzo Chigi, condannato per legge a pagare in caso di responsabilità civile delle toghe, ha impugnato la sentenza del tribunale di Messina.

«Si tratta di una decisione grave ed inattesa, che tende a porre nel nulla un provvedimento giudiziario che per la prima volta riconosce e punisce la responsabilità non della magistratura nel suo complesso, ma di singoli magistrati, colpevoli di una inerzia giudicata dai loro stessi colleghi ingiustificabile», dicono gli avvocati. «C'era parso che una corretta ed imparziale applicazione della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, recentemente riformata, avrebbe indotto il Presidente del Consiglio dei Ministri ad adottare una diversa e solidale decisione nei confronti di una famiglia notoriamente generosa e bisognosa come quella che ha accolto da anni i figli di Marianna Manduca», spiegano. «Ma ciò che è ancor più grave - proseguono - e che ci indigna è che è nell’atto di appello è stata chiesta la sospensione dell’esecuzione della sentenza di primo grado, allo scopo di non pagare al padre adottivo Carmelo Calì il modesto risarcimento riconosciuto, in attesa dell’esito di un appello che riteniamo del tutto infondato e dilatorio».

Dodici denunce per maltrattamenti, minacce e percosse non bastarono, dunque, a Marianna Manduca per salvarsi la vita. Nonostante avesse segnalato agli inquirenti anche il progetto omicida del marito nessuno fermò la mano dell’assassinio. Dopo una lunga battaglia legale, il Tribunale civile di Messina ha condannato la Presidenza del consiglio dei ministri a risarcire 300 mila euro di danni patrimoniali ai tre figli della donna. I giudici hanno applicato la norma sulla responsabilità civile dei magistrati, ritenendo che i pm che si occuparono del caso, in servizio nella Procura di Caltagirone (Catania), non fecero quanto in loro potere per evitare il femminicidio.

Era l’ottobre di dieci anni fa quando Marianna, trentenne, fu uccisa a coltellate a Palagonia (Ct) dove viveva con i bambini e il marito violento che aveva problemi di droga. Poco dopo il delitto, il marito, Saverio Nolfo, fu arrestato. Sta scontando in carcere 20 anni, pena inflitta in abbreviato.

I tre bambini furono adottati da un cugino della vittima, Carmelo Calì, che viveva a Senigallia, nelle Marche, con la moglie e tre figli. L’uomo, che non aveva mai conosciuto i tre figli della cugina uccisa, decise di adottarli per sottrarli alla casa famiglia dove stavano per essere assegnati.

«E' stata una battaglia dura ma alla fine abbiamo ottenuto giustizia, con questi soldi per il risarcimento sono sicuro riusciremo a fare crescere con più serenità i tre ragazzi», disse il padre adottivo dopo la sentenza. Ora, però, lo attende una nuova battaglia legale.

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