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Alla scoperta della pala di ficodindia

Da oggi a domenica a San Cono tre giorni dedicati alla pianta e al frutto. Incontri, dibattiti, stand, degustazioni, laboratori e spettacoli

Alla scoperta della pala di ficodindia

Per gli Aztechi, che la chiamavano Nopal, era una pianta tanto importante da essere sacra. Per noi, dall’altra parte dell’oceano, il ficodindia è un paesaggio dell’anima, uno dei simboli della nostra isolatitudine, uno di questi segni di appartenenza e diversità che lo rende simbolo della Sicilia, non solo da cartolina. Si può usare tutto di questa pianta miracolosa, spinosa solo d’aspetto ma succulenta e utile nei frutti, nelle caratteristiche pale, nei fiori e persino nel tronco da cui si può estrarre la fibra.

Il ficodindia viene celebrato da oggi a domenica nella storica sagra di San Cono, territorio votato alla coltivazione e alla produzione di una pianta (più di 1500 ettari di prodotto) che può diventare esempio vincente della green economy in salsa sicula. E anche una protagonista dei menu, a cominciare dalla scoperta del gusto della “pala”. «Dalla colazione alla cena passando dall’aperitivo al dolce abbiamo arruolato un gruppo di chef per proporre menu a base di ficodindia - anticipa il sindaco Nuccio Barbera - Abbiamo cercato di dare un taglio diverso alla Sagra cercando di far conoscere ai visitatori tutte le possibilità di frutti e pianta, dalla marmellata nei cornetti al patè nei ravioli». La polpa gelatinosa contenuta della pala comincia a diventare “pesto” da provare in cucina. «Vogliamo creare un percorso enogastronomico che sia anche di attrazione turistica - prosegue il sindaco - per questo ci saranno anche i laboratori del gusto con Slow Food e negli stand abbiamo scelto di ospitare quanto più è possibile prodotti realizzati con il ficodindia, dal liquore al ceramista di Caltagirone che le usa nelle sue opere, dai produttori di birra all’azienda locale che ha puntato sui prodotti trasformati. Ci sarà pure la cheescake dello chef Giuseppe Damiano Schembri con la confettura di ficodindia rosso». San Cono si mette in vetrina con tre giorni di incontri, degustazioni, spettacoli e la voglia di far diventare una star il suo prodotto più caratteristico. «I frutti vengono esportati in Italia ma anche in Francia, in Olanda, in Germania, ma si può fare molto di più con i prodotti trasformati».

L’azienda locale che per la prima volta sta usando anche le pale ha scelto un nome ruffiano, “Fico essere buoni”, ed è nata dall’entusiasmo di una giovane coppia, Luca Santanocito e Daniela Farchica, 39 e 31 anni. La pala di ficodindia ormai “fa fico”, dalla maglietta ai bijoux. «E’ un soggetto di moda, lanciatissimo da Dolce e Gabbana, adoperato dal design, diffuso ovunque», commenta Santanocito. Sarà proposto come modaiolo centrifugato da aperitivo, con le bucce in pastella fritte e presentate nei coppi, sdoganato come finger food di tendenza. «Commerciavamo già prodotti tipici - racconta Santanocito - ma mio suocero che coltiva ficodindia ci ripeteva di continuo che doveva credere di più in questo prodotto. Così abbiamo cominciato a guardarci intorno, fino in Messico dove al mercato vendono le pale di ficodindia come fossero i nostri pomodorini e dove da sempre si mangiano». La loro azienda oltre che nelle confetture - approdate anche nella grande distribuzione -, si lancia sul patè, o pesto. «Abbiamo fatto vari test e tanti tentativi per arrivare a un gusto adatto al cibo salato, dalla pasta alla salsiccia. Ha un sapore di asparago, a qualcuno ricorda il patè di carciofi», spiega Santanocito.

«Ricco di vitamine, soprattutto C, di minerali, calcio, magnesio, potassio, di pectina e mucillagini», il ficodindia - con polpa gialla, sanguigna e bianca “muscaridda” - è un frutto antiossidante supereroe contro colesterolo e diabete, e alleato prezioso per tutte le signore in lotta con la bilancia. «Limita l'assorbimento di grassi e zuccheri e per questo viene usato nelle diete dimagranti. La polpa della pala, i fiori, tutto della pianta ha proprietà salutiste» spiega la nutrizionista Chiara Fichera. E se già i ricercatori siciliani lavorano sull’olio ricco di Omega 3, la nutrizionista ricorda come in campagna ferite e bruciature venissero subito curate con la polpa della pala. «Dalle proprietà idratanti e cicatrizzanti ideali per i cosmetici». Dimenticate le spine, più che una pianta una vera risorsa per il territorio.

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