home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

“Bevi meno plastica”, a scuola si re-impara a bere l’acqua dal rubinetto

Negli istituti catanesi una campagna di sensibilizzazione per ridurre l'utilizzo di acqua in plastica

“Bevi meno plastica”, a scuola si re-impara a bere l’acqua dal rubinetto

Su 1.310 famiglie catanesi, l’80% consuma acqua potabile in bottiglie di plastica, il 5% per cento la usa anche per cucinare, il 66% la ritiene migliore dell’acqua del rubinetto (anche se il 56 per cento sa che nell’acqua conservata nelle bottiglie di plastica “migrano” delle sostante nocive. Sono i numeri (evidenziati nel grafico in testa alla pagina) emersi da un sondaggio lanciato in tre scuole all’interno dell’iniziativa “Bevi meno plastica”, una campagna di sensibilizzazione alla riduzione del consumo di acqua in bottiglie di plastica a favore dell’acqua del rubinetto.

L’idea è partita da Microb&co, un’associazione di divulgazione scientifica che assieme ad altri partner, dalla Sidra, all’Arpa, alla Federazione dei medici di famiglia, tanto per citarne alcuni, ha avviato la campagna adottata, nell’anno scolastico appena concluso, da sei scuole catanesi (distribuite in 8 plessi) e dall’anno prossimo già prevista in altrettanti istituti scolastici di ogni fascia d’età.

«L’obiettivo è informare - dice Manuela Coci, microbiologa specializzata in analisi delle acque e direttrice scientifica del progetto - le famiglie per arrivare alla riduzione del consumo di acqua in bottiglie di plastica. I bambini invece di quella nelle bottigliette di plastica possono utilizzare in sicurezza l’acqua che esce dal rubinetto, come si faceva un tempo. Per migliorare questa possibilità bisogna basarsi su dati certi, quindi con l’autorizzazione dei dirigenti scolastici, siamo andati nelle scuole per effettuare l’analisi dei parametri chimici, fisici e microbiologici dell’acqua, per valutare la qualità dell’impianto ed eventualmente chiedere piccoli interventi al distributore, per migliorare la percezione di ciascuno con l’acqua potabile a scuola. In alcuni casi è bastato sostituire la parte finale dei rubinetti o cambiare il filtro con una spesa irrisoria perché spesso le scuole hanno pochi soldi per fare manutenzione. Poi abbiamo distribuito il questionario che è stato compilato a casa dai genitori e “imbucato” a scuola.

La campagna è stata finanziata da una piccola star up catanese A2D che si occupa di analisi dell’acqua, le risorse umane sono state messe a disposizione da Microb&co, che raccoglie un gruppo di esperti di ecologia microbica soprattutto delle acque, il resto l’hanno fatto la collaborazione degli insegnanti, la disponibilità dei genitori, la curiosità dei bambini.

Perché questa diffidenza sull’acqua del rubinetto?

«La distribuzione dell’acqua è di carattere pubblico e, purtroppo, la gente di tutto ciò che è pubblico, al Sud come al Nord, ha una percezione negativa. Altro motivo fondamentale, l’enorme pressione sui cittadini dal punto di vista della pubblicità. Anni ed anni di marketing di acqua purissima, acqua della salute, acqua che fa “plin plin”, bollicine “parlanti” e così via, hanno fatto sì che l’Italia diventasse il secondo Paese al mondo per consumo di acqua in bottiglia di plastica, quando abbiamo nel nostro Paese acqua di una qualità strepitosa. In Olanda dove c’è una qualità d’acqua scadente, perché si tratta di acque superficiali, non si beve acqua in bottiglia. Poi ci sono i luoghi comuni, le frasi tipiche come “il calcare nell’acqua fa venire i calcoli”, cosa, nella maggior parte dei casi che non è affatto vera. A meno di precise prescrizioni mediche, infatti, l’acqua del rubinetto che contiene sali di calcio e magnesio, fa bene perché sostiene l’equilibrio osmotico del corpo. Non ci sono prove scientifiche che l’acqua dura sia collegata ai calcoli è solo una brutta assonanza tra calcoli e calcare».

Come hanno accolto i genitori l’idea di far bere ai loro bambini l’acqua dal rubinetto della scuola?

«All’inizio un po’ di diffidenza, poi sorpresa, “ma davvero si può bere?”. Sapere che l’acqua è buona da bere è un’informazione preziosa, l’hanno apprezzata e i presidi sono stati ben felici che ci sia stato qualcuno il quale senza vendere niente, abbia portato avanti questa attività no profit. Poi sono stati contenti perché i bambini hanno fatto anche formazione partecipando, per esempio, ai laboratori di analisi dell’acqua, hanno fatto i “piccoli scienziati”.

L’acqua in bottiglia va del tutto eliminata?

«Quantomeno non va consumata in via esclusiva. Non è sicura così come pensiamo. I dati scientifici dimostrano che la plastica rilascia nell’acqua sostanze che addirittura simulano gli ormoni della crescita. Ma veramente crediamo che venga imbottigliata appena sgorga dalla fonte ad alta quota? Non è vero che viene dalla montagna. L’acqua in plastica rimane 1-2 anni chiusa in bottiglia e subisce durante il trasporto anche temperature di 35-40°. Un’acqua che viene dal Piemonte come fa a non subire sbalzi di temperatura per arrivare fino a noi? È impossibile, non la trasportano con i container frigo. La qualità della nostra acqua, invece, è buona perchè abbiamo l’Etna. Quando i genitori mi fanno domande sul vanadio del Vulcano presente nell’acqua, spiego loro che abbiamo delle deroghe date dall’Istituto superiore di Sanità che è un ottimo istituto. Lì fanno un lavoro serio: se danno un permesso è basato su fondamenti scientifici. Il terrore diffuso sul consumo dell’acqua potabile, e mi prendo la responsabilità di quello che dico, è anche legato al mercato dei filtri che non vanno bene per i rubinetti di casa, servono per le industrie e per depurare le acque reflue. L’acqua del rubinetto, se non ha problemi veri basati su dati scientifici, non va alterata. Se è buona da bere, l’acqua non ha bisogno di filtri o depuratori ed è migliore di qualsiasi acqua in plastica. Se uno ha un problema di pulizia delle vasche si interviene a livello di condominio e costa poco farlo, ci sono delle soluzioni tecniche, la Sidra ha messo le case dell’acqua, noi abbiamo delle ottime fontane, torniamo a prendere l’acqua nei paesi etnei, diventa anche un modo per salvaguardare una risorsa, per risparmiare e soprattutto per salvaguardare l’ambiente da montagne di plastica. È stato calcolato che una famiglia spende 450 euro l’anno per comprare acqua in plastica quando, in confronto, la spesa del consumo dell’acqua dal rubinetto è irrisoria».

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

VivereGiovani.it

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa

CALENDARIO