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A Siracusa s'è celebrato il processo al pomodoro: assolto per non aver commesso il fatto

Provocatoria iniziativa delle due ong per denunciare lo sfruttamento lavorativo nei campi, che ha visto la partecipazione di studenti della zona

A Siracusa s'è celebrato il processo al pomodoro: assolto per non aver commesso il fatto

SIRACUSA - Assolto per non aver commesso il fatto. Questa è il verdetto del processo al pomodoro che si è svolto nell’Auditorium dell’Istituto Scolastico "F. Insolera" , a Siracusa. Sul banco degli imputati il pomodoro, alimento-simbolo della dieta mediterranea e al quale sono legati temi e problemi del nostro tempo: dal fenomeno del caporalato alla contraffazione alimentare, dalla concorrenza sfavorevole dei prodotti esteri all’inquinamento provocato dai sistemi di produzione. A processarlo, sono stati gli studenti degli Istituti scolastici "Insolera" e "Rizza", che hanno inscenato un complesso procedimento giudiziario all’americana con avvocati, prove, articolati dibattimenti e sentenza finale. 

 

Il pomodoro è stato giudicato sulla base di quattro capi d’imputazione che hanno costituito il pretesto per condurre il confronto su problematiche di interesse comune. A cominciare dall’attentato alla salute che rimanda al tema della contraffazione dei prodotti alimentari, per poi analizzare la questione della concorrenza sleale a danno delle economie dei Paesi produttori. L’imputato ha risposto poi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro a cui si ricollega il tema caldo del caporalato, dei diritti e dello sfruttamento dei lavoratori; infine, d’inquinamento ambientale come attentato all’ambiente e alla biodiversità derivante dall’utilizzo di fertilizzanti o sostanze nocive altamente impattanti.

 

La giuria ha visto la partecipazione di docenti, esperti e rappresentanti delle istituzioni a partire da: Giancarlo Garozzo, Sindaco di Siracusa, Valerio Vancheri, avvocato e Presidente C.C. Ortigia, Valeria Troia, Assessora alle Politiche giovanili e all’Istruzione, Titti Cantone, giornalista, Pasquale Aloscari, Dirigente Scolastico I.I.S. "A.Rizza", il Prof. Francesco Raneri dell’Università di Catania, la Prof.ssa Maria Bentivegna in qualità di docente di Diritto all’I.I.S. "F. Insolera", Salvo Tondo, pedagogista ASP 8 di Siracusa, Ada Mangiafico, Dirigente Scolastico dell’I.I.S. "F.Insolera" e, infine, Giovanni Guarnieri, Chef Professionista del ristorante "Don Camillo". 

"I fatti sussistono, ma l’imputato li ha davvero commessi? - ha dichiarato l’avvocato Valerio Vancheri, portavoce del verdetto emesso dalla giuria - Il problema della contraffazione del prodotto esiste, il fatto che possa produrre delle allergie è vero come è innegabile che la sua coltivazione sia alla base di una grave piaga come quella del caporalato. Tuttavia, riteniamo che il pomodoro non sia il giusto imputato per questo processo. In diritto penale esiste il corpo del reato, ovvero lo strumento attraverso il quale viene commesso il reato: questa è la definizione corretta del pomodoro, che, anzi, è l’elemento offeso dal reato come lo siamo tutti noi. Riteniamo che i responsabili da perseguire siano tutti coloro che in nome del profitto non si preoccupano, ad esempio della genuinità dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole o del rispetto dei diritti dei lavoratori che intervengono lungo la filiera di produzione. Il pomodoro è assolto". 

 

Accusa e difesa hanno tentato di convincere i giurati della colpevolezza o dell’innocenza dell’imputato anche grazie al coinvolgimento di testimoni ed esperti: nutrizionisti, sindacalisti e giornalisti interpretati dagli stessi ragazzi. Nelle fasi di preparazione del processo, infatti, gli studenti hanno studiato a lungo le problematiche legate ai capi d’accusa, si sono documentati sui provvedimenti normativi in vigore come la nuova Legge sul Caporalato, approvata dal Parlamento nell’ottobre 2016, in risposta allo sfruttamento del lavoro nelle campagne. Questo il vero obiettivo del processo: permettere agli gli studenti di prendere parte in maniera consapevole e attiva al dibattito su alcune delle principali sfide del nostro tempo, attraverso il gioco delle parti.

 

L'accusa, durante la requisitoria del pm, aveva chiesto la condanna del pomodoro con il massimo della pena: "Signor presidente, signor giudice, signori giurati, abbiamo ascoltato attentamente tutte le testimonianze, di specialisti, agronomi, nutrizionisti, giornalisti, gente comune e, senza ombra di dubbio, a tutti è chiaro che l’imputato è colpevole per essersi macchiato dei reati previsti in tutti e 4 i capi di imputazione. In particolare, per quanto riguarda il capo d’accusa dello sfruttamento del lavoro, non c'è storia. Al di là delle testimonianze, tutti abbiamo negli occhi le immagini trasmesse dai telegiornali: donne e uomini trattati come schiavi, senza tutele di alcun genere e costretti a lavorare anche 12 ore al giorno sotto il sole cocente delle regioni meridionali, per cifre che vanno ben al di sotto di una seppur minima paga di dignitosa . Fino a morire di fatica". 

 

La difesa, a sua volta, aveva chiesto l’assoluzione con formula piena dell’imputato: "Riteniamo più che sufficienti le testimonianze presentate. Procederò, invece, ad un excursus storico-artistico sulla, potremmo dire, vita e opere del pomodoro. Attualmente il pomodoro è, insieme alla patata, la specie orticola più coltivata al mondo. I pomodori sono stati celebrati anche dal cinema: Pummarò, girato nel 1990 da Michele Placido, contiene tutti gli elementi di una forte denuncia. Un giovane del Ghana, laureato in medicina, viene in Italia a cercare il fratello, che lavora in Campania alla raccolta di pomodori per la raccolta dei pomodori ottiene un salario minimo, dorme nei loculi di un cimitero, subisce continue umiliazioni. Per fortuna, però, oggi abbiamo la legge sul caporalato".

 

Il processo, promosso da Cesvi e ActionAid e sostenuto dall’AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, si inserisce nel progetto "Agente 0011: gli studenti delle scuole italiane si attivano sul territorio per città più sostenibili e inclusive (SDG11) e per un’Italia più responsabile verso l’Agenda 2030" che mira a sensibilizzare i giovani studenti su temi quali la tutela dell’ambiente, la sicurezza alimentare e l’economia sostenibile.

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