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Fuocoammare, parte la corsa per l'Oscar: "Può essere un messaggio alla politica chi vuol costruire i muri"

A Cinema Italian Style a Los Angeles comincia percorso selezioni. Parla il regista Gianfranco Rosi

Fuocoammare, parte la corsa per l'Oscar: "Può essere un messaggio alla politica chi vuol costruire i muri"

«E' una storia che vive anche fuori dal cinema e dal fotogramma, è una storia che viene spinta anche dalla politica e so bene che un film non può cambiare la storia, ma aiutare chi lo guarda a formarsi un’opinione sì e vorrei che il pubblico americano dopo avere visto Fuocoammare si ponesse alcune domande, tra cui «Cosa posso fare io?».

Un auspicio non da poco quello di Gianfranco Rosi che alla conferenza stampa di presentazione della dodicesima edizione del Cinema Italian Style, dedicato a Dino Risi e che vedrà la proiezione di diversi film italiani, tra cui appunto Fuocoammare, selezionato per l’Italia alla corsa per la nomination agli Oscar, che aprirà la rassegna all’Egyptian Theatre nel cuore di Hollywood, ha raccontato le sue aspettative e spiegato il percorso che il suo film sta compiendo in vista della selezioni pre Oscar.

Una vetrina, promossa da Istituto Luce Cinecittà e American Cinemateque, in collaborazione con il Consolato generale d’Italia a Los Angeles, l’Italian Trade Agency e L’lstituto italiano di Cultura a Los Angeles, diventata ormai appuntamento fisso e che come ogni anno permetterà anche al pubblico americano di avere un quadro quasi completo dell’eccellenza cinematografica italiana.

I dieci titoli in rassegna, selezionati da Laura Delli Colli, infatti rappresentano il meglio che l’industria del cinema di casa nostra è riuscita a produrre e si va dallo straordinario Lo chiamavano «Jeeg Robot" al molto apprezzato «Perfetti Sconosciuti», da «La pazza Gioia" a «Indivisibili», «Gli ultimi sarano ultimi», «Veloce come il vento», «Suburra», «Un Bacio» e «L'estate addosso», di Gabriele Muccino, ormai di casa a Hollywood: «Qui mi considerano un regista esclusivamente adatto ai drammi e infatti mi propongono solo quelli e più sono tragici e più pensano a me - ha detto tra il serio e il faceto - ma la mia natura è diversa da come la vedono qui e amo le commedie».

Con lui alla presentazione del festival, anche Alberto Barbera, direttore della Mostra del cinema di Venezia, Kasia Smutniak, Ivan Cotroneo, Gabriele Mainetti, Edoardo De Angelis, Claudio Giovannesi e l’esordiente Francesco Carrozzini presente con il film Franca, Caos e Creazione, incentrato sulla figura di sua madre Franca Sozzani, storica direttrice di Vogue Italia. La rassegna durerà fino al 23 Novembre e al suo interno anche la versione restaurata de 'Il sorpasso» di Dino Risi, cui la rassegna è dedicata e che anticipa la retrospettiva organizzata il 14 Dicembre per il centenario del regista in programma al MoMa di New York.

Il re della rassegna, che esprime una stagione di cinema italiano sicuramente molto al di sopra della media, rimane, come da tradizione, il candidato italiano per la corsa agli Oscar, Fuocoammare, che potrebbe essere nominato sia nella categoria migliore film straniero che in quella migliore documentario . "Non mi aspettavo che sarebbe stata una corsa così lunga e faticosa - ha detto Gianfranco Rosi - e da un paio di mesi a questa parte è come se ogni giorno fossi andato al mio matrimonio. Sono felice, perché parlo di questo film, ma c'è anche la tensione, la tantissima gente da incontrare, le rassegne, i dibattiti, le infinite proiezioni e non mi aspettavo che sarebbe stato così complesso, con così tante fasi. Stiamo lavorando molto duro, ma ho visto almeno otto o nove documentari fantastici, per non parlare poi dei film in lingua originale, che sono tantissimi e molti davvero straordinari. E’ una corsa che va affrontata un passo alla volta perché se si guarda troppo in avanti si rischia di bloccarsi».

Fuocoammare nelle proiezioni a New York ha ottenuto un buon successo ed è ancora in sala dopo due mesi, nonostante, o forse grazie, all’argomento drammatico di cui tratta, mai così di attualità in America: «La politica spinge questo film, o meglio, spinge questa storia fuori dal cinema e fa sì che ci sia un dibattito più esteso. E’ una occasione per informare il pubblico sui migranti, permettere al pubblico di essere coscienti di un fenomeno drammatico, e su quanto sia inaccettabile morire così in un viaggio verso la libertà. Costruire muri non ha mai aiutato nella storia e ora c'è un nuovo presidente che dice di volerne costruire uno, ma il pubblico americano mi ha dato una risposta davvero straordinaria, ponendosi quelle domande fatidiche, da che parte sto? Cosa posso farci?».

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