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A18 interrotta, i primi rilievi del Cas

A18 interrotta, i primi rilievi del Cas ”Frana causata da lavori abusivi su collina”

Delrio:« Anas e Ministero non hanno responsabilità»

A18 interrotta, i primi rilievi del Cas ”Frana causata da lavori abusivi su collina”

Potrebbe essere stata causata dal movimento terra a monte dell’autostrada A18 Messina–Catania la frana che si è abbattuta sulle due corsie dell’arteria. Lavori che, secondo quanto stanno verificando i tecnici del Consorzio autostrade siciliane (Cas), sarebbero stati eseguiti sulla collina da privati per la costruzione di immobili abusivi. Intanto, una delle carreggiate è stata liberata e l’altra dovrebbe essere aperta entro le 13 di oggi. Una task force composta da tecnici, geologi del Genio civile e dagli assessori regionali alle Infrastrutture e Territorio, Giovanni Pizzo e Maurizio Croce, si recherà per svolgere un sopralluogo sulla A18, all’altezza dello svincolo per Rocculumera dove è avvenuta la frana.

 
«Le difficoltà che interessano i collegamenti viari della Sicilia, acuite dai crolli che si susseguono ultimamente senza soluzione di continuità, hanno raggiunto livelli emergenziali tali da dovere essere affrontati con misure eccezionali, anche con il ricorso all’esercito e comunque con una task force che trovi immediati rimedi». Lo dice il vice presidente nazionale di Confesercenti Vittorio Messina.
«Gli abitanti dell’Isola - aggiunge - sono esasperati e non sfugge a nessuno la gravità dei disagi e delle conseguenze che si riverberano sul tessuto economico regionale proprio nel momento in cui si registrano segnali, sia pure timidi, che lasciano presagire la possibilità di una fase di ripresa. Le istituzioni si muovano con celerità - chiede - per trovare le soluzioni che consentano di ridare condizioni decenti per la mobilità delle merci e delle persone senza trascurare la necessità improrogabile di interventi adeguati ad elevare il livello infrastrutturale del territorio».
 

«Non è questo - conclude - il momento di fare la conta dei ritardi e delle responsabilità di chi nel tempo non ha consentito alla Sicilia di dotarsi di una rete stradale degna di questo nome. Piuttosto è l’occasione perché la classe dirigente regionale e nazionale si dimostri all’altezza di superare un simile stato emergenziale, rispondendo così alle legittime aspettative dei cittadini e delle imprese.
Vorremmo essere tanto incoscienti da immaginare il bicchiere mezzo pieno. Ma come si fa a non tenere conto dello stato di sfacelo in cui versa la nostra regione». Lo dice la Confagricoltura regionale dopo la frana che ha bloccato l’autostrada Catania-Messina.
 

«Dopo il crollo dell’autostrada Palermo-Catania (a distanza di otto mesi non si hanno ancora notizie certe sui tempi per la sua riapertura) un’altra frana ha colpito la Messina-Catania - prosegue l’organizzazione - contribuendo ad aumentare il tasso di isolamento dal resto dell’Italia e dall’Europa. Una beffa se si pensa che in contemporanea, all’Expo di Milano, la Sicilia si sforza di mostrare la parte migliore attraverso le proprie eccellenze enogastronomiche, agricole e turistiche, immaginandosi quindi pronta ad affrontare le difficili sfide dell’internazionalizzazione».
«I casi delle due autostrade - evidenzia il presidente dell’organizzazione, Ettore Pottino - sono quelli più eclatanti e per questo finiti sotto i riflettori delle cronache nazionali.
Ma non vanno dimenticate le centinaia di arterie secondarie, letteralmente bombardate, che rappresentano una vera e propria via crucis per tutti coloro che, come gli agricoltori, sono costretti a percorrerle quotidianamente per  tentare di raggiungere le loro postazioni di lavoro. Figurarsi poi il grado di attrattiva che questo sistema viario riesce a suscitare nei confronti dei visitatori e degli ospiti stranieri».

 
«La situazione della viabilità siciliana è molto, molto seria. Come abbiamo agito per accertare le responsabilità sul crollo del viadotto Himera sulla A19 spero che si accertino le responsabilità sul crollo sulla Catania-Messina. Si è sottovalutato il movimento franoso». Così il ministro dei Trasporti Graziano Delrio che ha aggiunto: «Se ci sono responsabilità sicuramente non ce ne sono dell’Anas e del Ministero». La A18 Catania-Messina è gestita dal Consorzio Autostrade Siciliane, società controllata dalla Regione Sicilia.
«Le grandi opere sono una risposta insufficiente a 40 anni di incuria e abbandono dei territori e delle infrastrutture in Sicilia». Lo afferma il senatore Gianpiero D’Alia, presidente della Commissione bicamerale per le questioni regionali.
«Come stanno spiegando bene gli esperti in queste ore - osserva l’ex ministro - non sono le nostre strade a franare, ma i territori. Mi sembra evidente allora che la risposta a questo tipo di emergenza non possa essere solo la costruzione di nuove e sicuramente utili grandi opere che, temo, senza compatibilità e monitoraggio geologico farebbero la stessa fine delle infrastrutture esistenti».
«Serve sviluppare un nuovo piano totale della mobilità siciliana alla luce di criteri ben precisi - spiega D’Alia - che tenga conto delle esigenze dei cittadini, di quelle dell’economia dell’Isola e del rispetto e della cura dell’ambiente circostante e che concentri la sua attenzione non solo al trasporto su gomma o su linea ferrata ma anche su quello portuale e aeroportuale. Mi auguro - conclude - che governo nazionale e regionale si muovano sinergicamente in questa direzione».

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