home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

Commemorazione Falcone Polemica all’Antimafia

Commemorazione Falcone Polemica all’Antimafia

Al centro della vicenda la commemorazione di Giovanni Falcone a Militello Val di Catania affidata (anche) a parente di un boss
Commemorazione Falcone Polemica all’Antimafia
«Il signor procuratore non dice come sono andate le cose: la commemorazione non è stata fatta dal giovane Scinardo ma dal presidente delle Camere penali, dall’on. Butone e da me stesso». Lo ha detto il presidente della Commissione di inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia dell’Assemblea regionale siciliana, Nello Musumeci, in audizione in Commissione Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, per parlare di una vicenda riguardante una commemorazione del giudice Falcone, nel paese di Militello val di Catania, affidata al parente di un boss mafioso e denunciata in Antimafia dall’allora procuratore capo di Catania Giovanni Salvi. «Il presidente della Consulta giovanile, Scinardo, si è limitato parlare per due o tre minuti per salutare la platea e per presentare gli ospiti. Noi abbiamo parlato per circa 20 minuti. La presenza del giovane Scinardo non ha per nulla condizionato il mio intervento: per la prima volta ho avuto il coraggio di dire che a Militello si fa uso di droga e se c’è droga c’è mafia – ha aggiunto Musumeci –. Ci può essere problema di opportunità ma quel problema non riguarda la mia presenza ma semmai la presenza del figlio di un mafioso alla guida di un organismo pubblico». «Se non lo ha rimosso il sindaco o il prefetto o il procuratore - ha spiegato Musumeci – vuol dire che Scinardo può presiedere quella consulta giovanile. L’elezione del giovane a guida della Consulta, per certi aspetti mi ha sbalordito: le Istituzioni dovevano verificare la opportunità politica. Si rende necessaria l’adozione di un Codice etico che possa agli enti locali indicare le ragioni di opportunità entro le quali consentire l’assunzione di cariche pubbliche o di rilevanza pubblica. Io ho fatto solo il mio dovere, ovvero predicare il Vangelo fuori dal convento. Se avessi potuto parlare davanti a 100 figli di mafiosi lo avrei fatto con ancor più soddisfazione». «Prendo le distanze dalla parole del procuratore. Questa iniziativa non può portare un procuratore a dire che c’è una incapacità a comprendere Cosa Nostra catanese. Non permettiamo a nessuno di fare queste valutazioni”. Così il parlamentare del Pd Giovanni Burtone davanti alla Commissione Antimafia sulla vicenda di una commemorazione del giudice Falcone affidata ad un parente di un boss mafioso. Anche il parlamentare del Pd Giovanni Burtone davanti alla Commissione Antimafia ha respinto le “accuse”: «Sono un parlamentare molto presente nel mio territorio e la mia presenza - ha spiegato Burtone - era motivata dal fatto che non opero solo con computer, ma incontro i cittadini. Io sono stato spinto anche in quella occasione da questa motivazione. Ho sentito forte il richiamo ad una iniziativa che era nel mio paese di origine. Potrei dire che in una società democratica non c’è una proprietà transitiva: non c’era suo padre o sua madre, ma un ragazzo incensurato. Anche ad un ragazzo che ha vissuto la tragedia di un mafioso in famiglia, si dovrebbe salvare il diritto di esprimere la propria idea».

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa