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”Favorì la mafia”, a Firenzeindagato il numero 2 di Unicredit

”Favorì la mafia”, a Firenze indagato il numero 2 di Unicredit

Fabrizio Palenzona coinvoltò nell’inchiesta dopo alcune intercettazioni tra un imprenditore e alcune persone considerate vicine a Matteo Messina Denaro

”Favorì la mafia”, a Firenze indagato il numero 2 di Unicredit

Perquisizioni del Ros dei carabinieri nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Firenze hanno riguardato anche il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, indagato con una decina di persone con l’aggravante dell’art.7 per aver agevolato personaggi collegati al clan mafioso del boss Matteo Messina Denaro, latitante da decenni. Secondo i pm di Firenze, Palenzona è stato coinvolto da un imprenditore di Trapani dagli anni ‘90 attivo a Pisa, Andrea Bulgarella, che ne chiedeva l’aiuto per superare il debito del suo gruppo di costruzioni ed hotel, un “buco” da 65 milioni di euro. Per la Dda Palenzona avrebbe agito per favorirlo.

 

I legali del vicepresidente di Unicredit negano che conosca Bulgarella aggiungendo che durante le perquisizioni nella casa e nell’ufficio di Milano “non è stato trovato nulla”. Tuttavia un’intercettazione telefonica tra altri due indagati, due manager bancari, tira in ballo Palenzona come colui che si sarebbe prodigato per far “accelerare” l’approvazione del piano di rientro del gruppo di Bulgarella. Bulgarella è indicato dai pm imprenditore di riferimento di Cosa Nostra. Varie le circostanze in questo senso ricostruite dalla Dda e dal Ros: non solo il fatto che lo abbia descritto nel 2014, come uomo “a disposizione di Cosa Nostra”, lo stesso pentito Giovanni Brusca.

 

Ma ci sarebbero rapporti di affari con un altro indagato, l’imprenditore siciliano Girolamo Bellomo, marito della nipote di Messina Denaro, Lorenza, avvocato, che è estranea a questa inchiesta e che è figlia di Rosalia Messina Denaro, sorella del boss Matteo, e di Filippo Guttadauro, fratello dell’ex capomafia di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. Bellomo risulta titolare di una ditta di forniture alberghiere, che avrebbe avuto rapporti con le imprese Bulgarella che a Pisa e nel Nord ha realizzato da circa venti anni, hotel e centri direzionali, anche recuperando ex colonie marine. Per i 10 indagati perquisiti dal Ros, le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’appropriazione indebita e al reimpiego di capitali di provenienza illecita.

 

La Dda ipotizza che Bulgarella abbia reimpiegato in Toscana capitali del clan di Messina Denaro. Una situazione che avrebbe determinato vantaggi a lui stesso e all’associazione mafiosa. Tramite le società del suo gruppo, scrivono nel decreto di perquisizione il procuratore Giuseppe Creazzo, il sostituto procuratore generale Alessandro Crini (da alcuni giorni reggente alla procura di Pisa) e la sostituta della Dda Angela Pietroiusti, Bulgarella “dagli anni ‘90, senza soluzione di continuità, appare aver investito e continuare ad investire in attività economiche, prevalentemente acquisti, ristrutturazioni e gestione di alberghi in Toscana, ingenti capitali da lui accumulati grazie ai vantaggi ottenuti da rapporti con l’associazione mafiosa trapanese facente capo al latitante Matteo Messina Denaro con la finalità di agevolare l’attività della predetta associazione”.

 

“Tali rapporti – secondo gli inquirenti – hanno consentito a Bulgarella” e di riflesso al clan di Messina Denaro “di conseguire reciproci vantaggi, consistiti per il Bulgarella, attraverso la sua condivisione nei propositi di infiltrazione della cosca nell’attività economico–imprenditoriale, del settore dei calcestruzzi, di non trovare ostacolo alcuno e di avere un trattamento di favore, inizialmente nel settore delle costruzioni e degli appalti e successivamente in quello turistico–alberghiero, soprattutto quando ha trasferito i suoi interessi in Toscana”.

 

I vantaggi per il clan, invece, affermano i magistrati, “principalmente risiedono nel rapporto e nelle elargizioni che l’imprenditore trapanese ha avuto con Luca Bellomo, nipote acquisito di Matteo Messina Denaro”. Una dote ‘sicilianà che non ha evitato a Bulgarella uno sbilancio da 65 milioni, che sperava di superare attraverso i buoni uffici dentro Unicredit di Fabrizio Palenzona. In un comunicato UniCredit “preso atto delle notizie in merito ad indagini che coinvolgono esponenti della banca, dichiara di avere piena fiducia nel loro operato e si ritiene certa che le indagini dimostreranno con chiarezza la loro estraneità rispetto alle contestazioni mosse”.

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