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Mascali, “Noi qui gay non ne vogliamo”

Mascali, “Noi qui gay non ne vogliamo” E poi pugni calci e coltellate: tre arresti

Un 44enne, inseguito, si salva rifugiandosi dai carabinieri

Mascali, il luogo dell'aggressione

MASCALI - Cominciano con insulti. Parolacce e offese, “scherzi” pesanti. La vittima cerca di far finta di niente per un po'. Ma non riesce a farli desistere. Decide allora di non farsi intimidire e risponde. Quarantaquattro anni, di Mascali, un paese in provincia di Catania, è la prima volta che si trova a doversi difendere per quel che è: un gay. In tre, balordi disoccupati senza precedenti, ma a cui i carabinieri stanno dietro da un po', lo prendono di mira e non hanno alcuna intenzione di smetterla. Anzi. A quel punto l’uomo esce dal bar dove tutto è iniziato. Un locale in via Siculo Orientale, nel centro di Mascali, dove nessuno, tra clienti e titolare, muove un dito a difesa dell’omosessuale.

 

Fuori, dalle parole si passa alle mani. Il quarantenne viene aggredito con un coltello. Lo colpiscono alla testa, lo spingono a terra, lo fanno cadere. Lui non si perde d’animo, si rialza e si mette a correre. Riesce a fuggire e seminare i tre e si rifugia alla stazione dei carabinieri. Immediatamente i piantoni all’esterno della caserma lo soccorrono. I militari si rendono conto che le ferite alla testa sono gravi e portano il quarantaquattrenne all’ospedale di Taormina.
L’uomo viene medicato.

 

IL PRECEDENTE A MASCALI

 

È ancora sotto choc e impaurito quando denuncia i suoi aggressori. Uno lo conosce. In paese l’ha visto più volte e sa anche il suo nome. Dà le indicazioni ai carabinieri che si mettono a caccia dei complici. Grazie a Facebook riescono a individuarli. Agli investigatori, infatti, basta guardare il profilo del giovane segnalato dalla vittima per risalire ai suoi contatti sul social network. Le foto degli amici del ragazzo vengono mostrare alla vittima, che non ha dubbi. Nell’elenco riconosce gli altri due aggressori.  

 

In poche ore i carabinieri di Mascali, insieme ai colleghi di Giarre e Sant’Alfio, arrivano a casa dei tre e li arrestano. Per loro le accuse sono di lesioni personali aggravate in concorso e porto di armi. Cercano di giustificarsi davanti agli inquirenti “Scherzavamo - dicono - Da cosa nasce cosa, si sa, ma non volevamo fargli del male”.   “Scuse” che non evitano i domiciliari ai tre, ragazzi di 18, 19 e 20 anni. Domani finiranno tutti davanti al giudice per essere processati per direttissima.

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