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Buchi neri, new deal e maiali infertili:

Buchi neri, new deal e maiali infertili: i segreti del Consorzio autostrade siciliane

I veleni dopo la frana sull’A18 e le richieste di “scioglimento” del Cas

I veleni dopo la frana sull’A18 e le richieste di “scioglimento”
Buchi neri, new deal e maiali infertili: i segreti del Consorzio autostrade siciliane
MESSINA. Fra i potenziali debiti, nel buco nero del Cas, c’è pure quella che negli uffici di Messina chiamano «la pratica dei maiali». Una fiorente azienda agricola chiede 580mila euro di risarcimento per l’esproprio di circa 300 metri quadri di terreno. Il motivo? L’invasione delle ruspe avrebbe impedito ai suini, fino a quel momento beatamente scorrazzanti, di copulare a dovere. «Ridotta infertilità», vergano i periti di parte in una minuziosa relazione in cui si documenta il drastico crollo dei parti di scrofe - da una media di cinque a tre l’anno - causato da «fastidio, diminuzione di spazi e rumore». E quindi dal Consorzio autostrade siciliane l’imprenditore pretende l’equivalente di 118.367 chili di salsiccia ai prezzi correnti di mercato di 4,90 euro al chilo (fonte: volantino di una nota catena di ipermercati molto diffusa in Sicilia). Corrispondenti a 177,5 chilometri di salsiccia (fonte: il macellaio di fiducia, con dati rielaborati da un collega, giornalista, laureato in Ingegneria), una quantità tale da percorrere in lunghezza più della metà delle autostrade del Cas. Che gestisce, in convenzione con ministero dei Trasporti e Anas, circa 300 chilometri di asfalto in tutta l’Isola.    

I VELENI DOPO LA FRANA

Scherzi a parte: sarà pure vero che del maiale non si butta via niente, ma il conto - non certo quello del pizzicagnolo - è tutto a carico dei siciliani. Per due motivi. Primo: il Cas è a intera partecipazione pubblica, con la Regione al 93% e il resto di ex Province, Comuni, Camere di Commercio e Irsap. Secondo: il bilancio del consorzio è alimentato in gran parte dai pedaggi pagati dagli utenti delle autostrade della Sicilia. Ergo: dai cittadini.     La frana di Letojanni sull’A18, oltre a detriti e fango, ha trascinato anche un bel po’ di veleni. Non si contano più i politici, di ogni colore, che chiedono lo scioglimento del «carrozzone inutile e dannoso » e la cessione dell’asfalto siculo all’Anas. Ma Rosario Crocetta non ci sta: «In Sicilia le uniche opere le sta facendo il Cas. Perché punire un ente che lavora sodo? Se poi si vuole prendere questa scusa per trasferire il Cas a Roma... ».    

CHIUDERLO? UNA COSA COMPLICATA

Ma il consorzio non può essere trasferito a Roma. Né può essere rottamato da un giorno all’altro: è un «ente pubblico non economico» (così l’hanno definito due diverse sentenze) e quindi, più che lo scioglimento del consorzio, il punto è la concessione sulle autostrade. Che il contratto firmato nel 2000 assegna al Cas fino al 31 dicembre del 2030. Con una clausola ben precisa per la decadenza, ovvero che «perduri la grave inadempienza » rispetto agli obblighi (tra cui gestione in esercizio, manutenzione, progettazione) stabiliti fra le parti. In questo caso, «constatato il perdurare dell’inadempimento », comincerebbe una lunga trafila: diffide, controdeduzioni, carte bollate. E l’atto finale, per togliere al Cas il “giocattolo”, è un decreto concertato fra tre ministeri. Ci provò, il 5 luglio del 2010, il ministero delle Infrastrutture a ordinare la decadenza. Ma il Consorzio, grazie al Tar, riacciuffò la concessione.    

I BILANCI IN PROFONDO ROSSO

Insomma, chiudere il Consorzio autostrade siciliane non è una cosa facile. E visto che c’è - ed è molto probabile che dovremo tenercelo - proviamo a capire cos’è il Cas. Facendo parlare soprattutto i numeri. I bilanci, innanzitutto. Tutti in profondo rosso quelli resi noti: 23,9 milioni di perdita nel 2009; 2,9 nel 2010; 17,1 nel 2011. I consuntivi dei due anni successivi sono in corso di convalida dalla Regione, quello del 2014 non risulta consegnato all’assessorato ai Trasporti.     Ritardi che, al di là della statistica, hanno un risvolto ben più grave. Come infatti denunciato in un atto ispettivo dal dirigente generale del dipartimento Trasporti, Giovanni Arnone, si rischia di non poter attingere a 54 milioni di fondi Cipe. E poi, spulciando gli esercizi preventivi, il trend di perdite non cambia: 32 milioni nel 2012; 9,8 milioni nel 2013; 7,4 milioni l’anno scorso. A fine 2014 si stimavano inoltre 250 milioni di debiti certi. «Il Cas - argomenta Nitto Rosso, componente del Cda - si tiene in piedi senza un centesimo di sovvenzioni, ma attinge dai pedaggi autostradali». Ovvero: circa 85 milioni l’anno.    

I TAGLI SULLO STIPENDIFICIO

Ma quasi 1/3 di ciò che entra al casello, esce in banca. Con gli stipendi. L’organico del Cas? Un direttore generale, due dirigenti, 96 fra amministrativi e tecnici, 158 esattori (volgarmente detti casellanti) a tempo pieno e 140 part time, secondo quanto riporta il sito web. Un dipendente ogni 755 metri di autostrada: 397 in tutto, dei quali 56 indagati per truffa e falso in danno del consorzio stesso e qualcuno arrestato per appalti truccati. Oltre alla questione morale, cavallo di battaglia del new deal del presidente Rosario Faraci, gelese fortissimamente voluto (e oggi ancor più sostenuto) da Crocetta, l’altro nodo è quello degli stipendi. Che ammontano a 25 milioni l’anno. Faraci si batte per applicare il contratto regionale anziché quello privato, ipotizzando un risparmio di 3 milioni l’anno.     «Un obbligo di legge, che riusciremo a far rispettare», sostiene il presidente. «Una leggenda metropolitana sulla quale si è accanito, anche perché per alcuni dipendenti Cas comporterebbe, addirittura, un aumento economico», ribatte Graziella Franchina, della Sla-Cisal. E per fortuna (del Cas) che il giudice del lavoro ha rigettato il ricorso di 350 trimestrali che chiedevano l’assunzione e 300mila euro a testa di arretrati: sarebbe stata una botta da 100 milioni di euro, con stipendificio raddoppiato a vita. «Il cambiamento - certifica Rosso - è stato netto: stop agli esterni, si fa fronte con il comando di personale da altri enti, a costo zero per le casse pubbliche. Anche se la carenza di risorse umane si sente».    

L’INCUBO DEI CONTENZIOSI

A sentirsi ancora di più, però, è il peso dei contenziosi: 250 milioni fra dipendenti e fornitori. Questi ultimi battono cassa per 100 milioni, con 27 milioni di pignoramenti avviati. Faraci ha trovato contenziosi risalenti al 1984 e sentenze del 1996. «Ci stiamo lavorando, con alcune transazioni in corso», dice. Il fronte caldo è quello con l’Anas, che - secondo un report sui tavoli dell’assessorato ai Trasporti - avrebbe col Cas un debito di 100 milioni (l’ultimo dei quali riguarda 7 milioni di mancato trasferimento della percentuale di pedaggi nel 2014), ma pretenderebbe quasi 300 milioni per inadempienze sui lavori. «Sono partite di giro, fra dare e avere, in atto non quantificabili perché non certe», si irrigidisce Rosso. Sfoderando «l’unico dato certo», ovvero i 35 milioni che l’Anas dovrà dare al Cas, «un titolo esecutivo con accantonamento come residuo attivo dopo una sentenza che ci dà ragione su una percentuale nei collaudi non dovuta».    

IL “MOSTRO TECHNICAL”

E infine le consulenze. Con il “mostro” Technical, che i vertici del Cas hanno appena sloggiato: la potentissima società, sin dagli Anni 70, ha avuto il monopolio della progettazione senza alcuna gara a evidenza pubblica, con parcelle fino a 20 milioni di euro cadauna. Il 14 luglio il direttore generale, Salvatore Pirrone, ha scritto alla multinazionale intimando la cessazione di ogni attività e il passaggio di consegne nelle opere in corso. Le parti si rivedranno, ovviamente, in tribunale: non è ancora finita.     E intanto il Consorzio ha nominato i “suoi” direttori dei lavori. I cantieri più importanti, i lotti della Rosolini-Modica, vanno ad Angelo Puccia. Che è uno dei funzionari del Cas indagati (pur con una posizione molto sfumata anche a detta del gip) nell’inchiesta per turbativa d’asta della Procura di Messina.     «Ma ora l’ente è cambiato da così a così in efficienza e trasparenza», rivendica Faraci. Mentre il consigliere Rosso ragiona a voce alta: «Perché per anni il Cas era come se non esistesse, per la politica siciliana, e adesso invece è nell’occhio del ciclone? È soltanto un caso questo accanimento collettivo proprio dopo che abbiamo cacciato Technical, azzerato le mega-consulenze e ripristinato la legalità in tanti settori? ». La domanda, per ora, resta retorica.     Ma c’è un dubbio ancor più stringente. Com’è finita, poi, la storia dell’infertilità delle scrofe minacciate dall’asfalto che avanza? «Ci siamo opposti», sbotta Rosso. E aggiunge: «Adesso la musica è cambiata. In troppi erano abituati a contenziosi pilotati che poi si trasformavano in transazioni generose». Come dire: porci, maledetti e subito. twitter: @MarioBarresi

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