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Uccise e gettò in un cassonetto la figlia

Uccise e gettò in un cassonetto la figlia Processo al via, la donna piange in aula

Palermo, il suo legale: “No premeditazione”. Chiesta scarcerazione

Uccise e gettò in un cassonetto la figlia Processo al via, la donna piange in aula

Non ha smesso di piangere per un solo attimo, durante la prima udienza del processo che la vede imputata per omicidio volontario, Valentina Pilato, la giovane mamma palermitana accusata di avere ucciso un anno fa la figlia appena partorita e di averla gettata in un cassonetto della spazzatura a poca distanza dalla sua abitazione.

 

La donna, seduta sul banco degli imputati, guardata a vista da due guardie penitenziarie, ha ascoltato prima il pm Gaetano Guardì e poi il suo legale, l’avvocato Enrico Tignini, con la testa abbassata e il fazzoletto sul viso per asciugare le lacrime. Nei giorni scorsi, la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la decisione del tribunale del riesame di Palermo che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per la donna. Secondo i giudici romani, il carcere, chiesto e ottenuto dalla Procura nell’aprile scorso, cioè a distanza di 5 mesi dal terribile gesto, non sarebbe la misura adeguata. Il caso, adesso, passa a un’altra sezione del tribunale del riesame che dovrà decidere sulla richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato della donna.

 

Il difensore, durante il suo intervento in aula, ha annunciato: “dimostreremo durante il processo che non c’era la premeditazione nel fatto”. E ha chiesto di sentire in aula, nelle prossime udienza, il marito, Daniele M., presente in aula, la madre e la sorella dell’imputata, “ma anche gli amici e gli ex compagni di lavoro”, nel negozio di abbigliamento di Palermo in cui Valentina Pilato faceva la commessa. Ha ricordato che “dopo il trasferimento del marito in Friuli, nell’Esercito, Valentina Pilato è stata sradicata dai suoi affetti e dai suoi legami per trasferirsi a Gemona del Friuli, in un piccolo paesino di provincia”.

 

L’avvocato Tignini ha anche sottolineato che la donna “è stata seguita dai medici psichiatri fin dal giorno che ha lasciato l’ospedale Cervello, nel novembre di un anno fa. Persino il giorno che è stata raggiunta dall’ordinanza di custodia cautelare, il 13 aprile del 2015, alle tre del pomeriggio, era stata nel centro specializzato per effettuare la visita psichiatrica”. Inizialmente i pm avevano contestato alla giovane mamma il reato di infanticidio, l’imputazione, però, è stata modificata in omicidio volontario. Nel disporre il carcere il gip accolse in pieno la tesi sostenuta dalla Procura e attribuì alla donna la determinata e precisa volontà di uccidere la neonata.

 

”La donna – spiegò il giudice nell’ordinanza – avrebbe posto in essere una serie di comportamenti lucidi finalizzati a sbarazzarsi della bambina: dall’alterazione del test di gravidanza – i familiari le avevano chiesto di farlo e lei ne aveva falsificato gli esiti – all’occultamento della gravidanza stessa, taciuta, per mesi, ai genitori e al marito”. Valentina Pilato ha altri tre figli che oggi hanno 3, 7 e 9 anni, e che non vede da mesi. Il processo è stato rinviato al prossimo 26 ottobre per ascoltare i primi quattro testi, si tratta di verbalizzanti della Polizia giudiziaria.

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