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”Omofobia colpa dello StatoNon perdono chi mi ha picchiato”

”Omofobia colpa dello Stato Non perdono chi mi ha picchiato”

Parla il 44enne aggredito da alcuni ragazzi (tre dei quali poi arrestati) all’interno di un bar di Mascali. Nella sede dell’Arcigay di Catania ha incontrato i legali che lo assisteranno

”Omofobia colpa dello Stato Non perdono chi mi ha picchiato”

Nella sede dell’Arcigay di Catania Roberto Marino, il 44enne aggredito da un gruppo di giovani sabato sera a Mascali perché omosessuale, ha incontrato i tre legali che lo assisteranno nel processo. Come noto, accusati del fatto sono tre ragazzi di 18, 19 e 20 anni, tutti incensurati, fermati dai carabinieri poche ore dopo l’episodio, posti ai domiciliari, lunedì processati per direttissima e poi scarcerati in attesa del dibattimento che è stato rinviato al 14 dicembre. Con un vistoso cerotto alla testa per la profonda ferita che ha riportato, l’uomo ha ripercorso con i suoi avvocati quanto accadutogli in via Siculo Orientale, nella piazzetta a pochi passi dal Municipio del centro jonico, di fronte a un bar (a tal proposito va precisato che il Bar Condorelli, la cui foto è stata da noi pubblicata lunedì, non è in alcun modo coinvolto nei fatti, ndr).

 

«Ho vissuto – ricorda, mentre affiorano quei terribili istanti – scene da film, da incubo. Situazioni in cui uno non si aspetterebbe mai di trovarsi. Momenti indelebili che scorrono nella mia mente da quel giorno: il branco, i pugni presi, il taglio che ho in testa e nessuno che mi abbia difeso, pur conoscendomi. E’ stata un’aggressione a tutti gli effetti e mi da fastidio perché in paese sono piuttosto rispettato. Non voglio dire che Mascali sia un paese omofobo – spiega ancora l’uomo, che però racconta di aver subìto qui altri casi di discriminazione – ma mai avrei potuto immaginare che si fosse potuto arrivare a tanto». Poi Marino, ancora scosso, entra nel dettaglio dei fatti.

 

«Tutto ha avuto inizio sabato sera dopo un’ingiuria rivoltami da un ragazzo, alla quale io ho risposto. La conseguenza: è arrivato un gruppo composto da 6–7 giovani. Alcuni di loro hanno iniziato a parlarmi a muso duro, altri hanno invece iniziato a spintonarmi fino a quando la situazione è degenerata arrivando all’aggressione vera e propria. La cosa che mi ferisce di più – afferma ancora Marino – è che si debba parlare per l’ennesima volta di omofobia e mi dispiace non essere rappresentato da uno Stato che non ci dà uguali diritti. Fino ad allora non si potrà fermare il fenomeno; è una questione anche di educazione che dovrebbe partire già dalle famiglie, perché chi ha rispetto degli altri non etichetta le persone e non le giudica».

 

Il 44enne annuncia che si costituirà parte civile assieme all’Arcigay: «Non ho voglia di far finta che non sia successo nulla e tornare alla vita di prima. Io vivo in quel paese e adesso ho paura, per me, per i miei familiari, per i miei cani e per la mia casa. Io avevo una vita normale e adesso – sostiene Marino, che dopo il pestaggio è stato medicato all’ospedale di Taormina e dimesso con 15 giorni di prognosi – mi ritrovo a dover rivedere tutto; in questo momento sono sconvolto, scioccato e traumatizzato. A quei giovani non ho voglia di dire nulla: che facciano i conti con la propria coscienza e che cerchino di iniziare ad avere rispetto delle persone. Non credo che potrò mai perdonarli».

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