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Vizzini “Una vita salvase ci avessero ascoltato”

Vizzini “Una vita salva se ci avessero ascoltato”

I fratelli Tiralosi raccontano il loro calvario con i fratelli Miraglia Faciano, gli stessi ora arrestati per omicidio: “Siamo stati costretti ad abbandonare le nostre terre, denunce nel vuoto”

Vizzini “Una vita salva se ci avessero ascoltato”

«Se ci avessero dato retta, oggi quell’uomo sarebbe ancora in vita». Lo dicono con un filo di voce i fratelli Giuseppe e Michele Tiralosi, proprietari del terreno nelle campagne di Vizzini su cui pascolano tranquillamente gli animali dei fratelli Giuseppe e Salvatore Miraglia Faciano, i due tortoriciani arrestati dai carabinieri per l’omicidio del cinquantenne Giovanni Cutrera, avvenuto nella notte fra sabato e domenica scorsi. I Tiralosi, dipendente dell’Università di Catania il maggiore e veterinario dell’Asp il minore, entrambi catanesi, sono loro malgrado protagonisti di un lungo contenzioso con risvolti giudiziari che li vede opposti ai Miraglia Faciano. Un contenzioso avviato quattro anni fa con una serie di denunce ma che purtroppo, come sottolineato dall’avvocato Gianfranco Li Destri che assiste i Tiralosi per conto dell’Asaec (Associazione anti estorsione di Catania “Libero Grassi”), è ancora ben lungi dall’entrare nel vivo sia dal punto di vista della causa civile sia da quello della causa penale.

 

«Tutto – a parlare è Giuseppe, il maggiore dei due – comincia quindici anni fa, quando riceviamo in eredità questo terreno, confinante con quello di uno zio, anche lui erede. Lo zio lo vende ai Miraglia Faciano, mentre noi decidiamo di coltivarlo a grano biologico. Tale raccolta si fa ad anni alterni, cosicché se un anno seminiamo grano, l’anno dopo seminiamo veccia, che poi è ciò che serve agli animali per nutrirsi». «I due tortoriciani – prosegue il racconto – ci chiedono se possono affittare il terreno per far pascolare i loro animali: è l’unica offerta che riceviamo e acconsentiamo. A poco a poco, però, cominciamo ad avere difficoltà a gestire le nostre terre e quando diciamo ai due che non intendiamo più rinnovare la locazione, cominciamo ad avere piccoli problemi: i trattoristi che invitiamo a lavorare nella nostra terra dopo mezza giornata vanno via denunciando guasti inesistenti al mezzo (tant’è vero che prendono altri lavori), i lucchetti che mettiamo vengono sistematicamente rotti.... Insomma, non riusciamo – nonostante una serie di querele cui non seguono azioni incisive da parte di chi le riceve – a tornare in possesso di ciò che è nostro e in cui i due, nei fatti e con i loro animali, si sono materialmente impiantati. Decideranno i giudici, ci dicono, se queste sono davvero le vostre terre. Intanto noi stiamo qui».

 

«Il 2 ottobre del 2011 – raccontano i fratelli Tiralosi – ci rechiamo ancora nella nostra proprietà e qui, dopo che scattiamo una fotografia per documentare quello che era lo stato dei luoghi, veniamo aggrediti, privati dei telefonini e della macchina fotografica (che ci viene distrutta con tutta la scheda memoria), picchiati e minacciati. Michele resta a terra e uno dei fratelli, che di forza ne hanno, porta un macigno alla testa minacciando di scagliarglielo contro». I due non sanno che proprio Michele ha un secondo telefonino con cui registra tutto ciò che succede: «Tu, bastardo, m’ha dari ‘sta terra... Pigghia ‘n fogghiu di carta e faccillu firmari... ». I due, raccontano, restano sotto sequestro e, poiché il foglio non si trova, solo dopo lunga trattativa riescono ad andare via. Ed a farsi refertare. Anche uno dei due Miraglia Faciano si fa refertare e – si scoprirà dopo qualche mese – denuncia i Tiralosi per estorsione. Una denuncia archiviata dopo due anni e mezzo.

 

Ovviamente a denunciare sono anche i Tiralosi, che ricevono pure una somma di denaro dal fondo antiracket, ma che non possono spendere tali soldi perché le loro terre, ad oggi, ovvero quattro anni dopo quei fatti, sono ancora occupate e non c’è verso di liberarle. «La causa penale per calunnia ed estorsione – racconta l’avvocato Li Destri – comincerà, si spera, nella seconda metà di questo novembre, l’inizio di quella civile è appena stato rinviato per l’ennesima volta. Ciò dimostra intanto che non c’è controllo del territorio e poi che la situazione al Tribunale di Caltagirone è disastrosa. Ho chiesto un incontro all’ex procuratore Giordano su questa vicenda e sono stato respinto in malo modo; ho chiesto lo stesso al nuovo procuratore Verzera e neanche ha voluto incontrarmi. A chi legge, a questo punto, le conclusioni: cosa si sarebbe potuto evitare se lo Stato fosse intervenuto tempestivamentte e con i giusti modi in una questione come questa? ».

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