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Catania, processo a Mario Ciancio Il Gup rigetta eccezioni e rinvia

Catania, processo a Mario Ciancio Il Gup rigetta eccezioni e rinvia

L’udienza riprenderà il prossimo 3 novembre. I legali dell’editore: «Se ordinanza sarà rispettata nessun atto antecedente al 1982 potrà entrare nel processo»
Catania, processo a Mario Ciancio Il Gup rigetta eccezioni e rinvia
È stata aggiornata per il pomeriggio del prossimo 3 novembre, con la discussione del Pubblico ministero, l’udienza preliminare, davanti al Gup Gaetana Bernabò Distefano, per la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo, per concorso esterno all’associazione mafiosa. Il Gup ha ammesso l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, i due fratelli del commissario della Polizia di Stato Beppe Montana, ucciso dalla mafia, Dario e Gerlando, e Sos Impresa, associazione antiracket di Confesercenti. Il Giudice ha rigettato l’eccezione presentata dai legali dell’imprenditore sulla nullità della richiesta spiegando, ha rivelato l’avvocato Carmelo Peluso, che «la data del 1982, anno in cui entra in vigore il reato, è implicita: a noi sta bene - ha aggiunto - e se sarà rispettata l’ordinanza significa che nessun atto antecedente a quella data potrà entrare nel processo».     I pm Antonino Fanara e Agata Santonocito hanno chiesto l’acquisizione di altri documenti: una dichiarazione resa ai Pm dal giornalista Walter Rizzo, che è stato anche ascoltato in commissione Antimafia, il decreto di sequestro di beni per 17 milioni di euro eseguito nel giugno scorso all’editore dalla guardia di finanza, e le dichiarazioni del collaboratore Francesco Di Carlo. La difesa si è riservata di potere eccepire sulla loro utilizzo.     Il Gip non ha ancora fissato il calendario, ma sono previste almeno altre tre udienze: la prossima, il 3 novembre, per la discussione del Pm, e altre due, una per gli interventi delle parti civile e una per la difesa, ancora da stabilire. Intanto è stata aggiornata al 27 gennaio del 2016 per un difetto di notifica davanti al Tribunale per le misure di prevenzione anche l’udienza sul sequestro dei 17 milioni di euro di beni, 12 dei quali in titoli in una banca svizzera, effettuato il 16 giugno scorso dalla guardia di finanza. L’editore, che si proclama estraneo alle accuse contestate, ha detto di avere «fatto tutto alla luce del sole» e di «essere certo di potere dimostrare qual è la verità dei fatti davanti a un giudice terzo».

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