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Cara di Mineo, inchieste alla stretta finale

Cara di Mineo, inchieste alla stretta finale tra parentopoli e profughi “fantasma”

Duecento i nomi sospetti oltre che interessi «regionali e romani»

Cara di Mineo, inchieste alla stretta finale tra parentopoli e profughi “fantasma”

CALTAGIRONE - Il suo tavolo è stracolmo di carte, il pc trabocca di cartelle, sottocartelle e file di ogni tipo. «Una mole di lavoro impressionante, ma finalmente ne stiamo venendo a capo». È già passata da un pezzo l’ora del tramonto, quando il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, accarezza l’idea di chiudere tutto per lasciare un palazzo di giustizia in cui le presenze umane si contano sulle dita di una mano. Ma, oltre alla gestione del quotidiano, c’è da affrontare il «mostro a tre teste», come l’ha definito il prefetto di Catania, Maria Guia Federico, nel corso della sua audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema d’accoglienza, lo scorso 26 maggio. Già, perché - mentre i pm di Roma e Catania indagano su appalti e legami con “Mafia Capitale” e quelli di Palermo sulla tratta di migranti - la Procura di Caltagirone è impegnata su più fronti. Una parte del capitolo appalti e gestione, ma soprattutto le ipotesi di reato di voto di scambio, corruzione e abuso d’ufficio.  

 

Sul tavolo gli avvisi di garanzia per corruzione in atti d’ufficio e istigazione alla corruzione per cinque indagati, fra i quali l’attuale sindaco di Mineo, Anna Aloisi, l’ex presidente di Sol. Calatino, Paolo Ragusa e altri ex amministratori locali. Per i quali, a Caltagirone, si avvicinerebbe la richiesta di rinvio a giudizio.  

 

Eppure la mole più imponente del lavoro riguarda lo screening sulla parentopoli delle assunzioni, che Verzera aveva già definito «un quadro inquietante». Atti sequestrati a coop e comuni, contratti acquisiti negli uffici del lavoro, dati anagrafici di politici e lavoratori del centro di Mineo e degli Sprar sul territorio. Partendo da alcuni dettagliati esposti, ma anche da verbali di consigli comunali, per poi incrociare nomi dei rumors con fatti (e atti) riscontrabili, taluni già riscontrati. In questo modo, il numero iniziale di lavoratori a vario titolo impiegati - ovvero 700 - sarebbe sceso a circa 200. Questa, con le opportune scremature ancora da fare, è la lista nera dei “sospetti” sulla quale ora si concentra la Procura. Verzera, com’è ovvio, non si sbottona col cronista su identità e appartenenza politica degli “sponsor” di questi assunti. Ma, dalle indiscrezioni filtrate anche dalle sue due audizioni (l’ultima il 6 ottobre) in commissione d’inchiesta sui migranti, emergebbe il coinvolgimento di una decina di altri politici e amministratori locali, e in più «l’interesse di esponenti di livello regionale e romano». C’è l’Ncd, ma sarebbe in ottima compagnia. «Eticamente censurabili», eppure«in atto senza alcun risvolto penale riscontrabile» anche le condotte di alcuni «pezzi dello Stato» di cui aveva parlato il procuratore, riferendosi presumibilmente a intercettazioni - citate ma non acquisite in commissione Antimafia - che tirano in ballo altissimi funzionari di Roma, oltre che dirigenti di polizia sul territorio.  

 

Gli altri passi avanti riguardano i “buchi neri” del sistema di conteggio di presenze all’interno del Cara. Le coop, infatti, vengono pagate 35 euro al giorno per ogni migrante presente in base al passaggio del badge assegnato alla persona che di fatto “firma” l’ingresso e quindi si presume che usufruisca dei servizi. Se per tre giorni consecutivi non si segnala la presenza, scatta una segnalazione che, senza ulteriori riscontri, dovrebbe “cancellare” la persona, bloccandone l’accesso. Emergerebbero alcune anomalie nella comparazione fra presenze dichiarate (e pagate) e migranti effettivamente dentro il Cara. L’altro aspetto - discusso anche nel corso dell’audizione del prefetto Federico e del questore Marcello Cardona - è che il software di gestione degli ingressi non è sottoposto a controlli “esterni” ed è «modificabile» dagli utenti. Cioè da chi gestisce il Cara. «E guadagna sulle presenze», chiosa Verzera. twitter: @MarioBarresi

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