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E’ caccia ai tombaroli nelle campagne di Noto: buche profonde e reperti danneggiati

E’ caccia ai tombaroli nelle campagne di Noto: buche profonde e reperti danneggiati

La zona presa di mira è quella che si snoda attorno alla colonna Pizzuta
E’ caccia ai tombaroli nelle campagne di Noto: buche profonde e reperti danneggiati
NOTO - È caccia ai tombaroli nelle campagne di Noto. E precisamente nella zona dell’antica città di Eloro, polis siceliota e prima subcolonia di Siracusa menzionata da Tucidide e Pindaro. Un luogo ricco di testimonianze archeologiche ancora oggi da mettere in luce e ben conosciuto da quanti sono impegnati, da anni, negli scavi clandestini dell’area. L’ultima denuncia sull’acuirsi del fenomeno è stata presentata da alcuni volontari della provincia che hanno consegnato al Nucleo Tutela del patrimonio artistico dei Carabinieri una ricca documentazione fotografica dando così il via a un nuovo filone di indagini.   La zona presa di mira dai tombaroli in questi ultimi mesi è quella che si snoda attorno alla colonna Pizzuta, tra le spiagge di Eloro e la città barocca di Noto. Ed è qui che da tre anni, i volontari delle associazioni culturali impegnate nella difesa del patrimonio e nella promozione di visite alla scoperta degli scorci nascosti, hanno individuato i resti degli scavi clandestini: buche profonde nel terreno e qualche reperto danneggiato.   Agli occhi dei ragazzi si è presentato spesso lo stesso scenario di campagne costellate da fossi, alcuni mal ricoperti dalla terra e, alcune volte, pezzi di ceramica greca a indicare lo scavo.   Seguendo le tracce dei tombaroli, i volontari hanno rinvenuto a loro volta tesori consegnati alla Soprintendenza. Tra le buche lasciate lungo le campagne di Eloro, sono venuti alla luce una maschera raffigurante un satiro; una pisside che, secondo una prima analisi degli archeologi, risale al 640 a. C. e di cui è stato rinvenuto anche il coperchio. E ancora, alcuni contenitori per unguenti in ceramica decorata perfettamente intatti e persino un anello di rame probabilmente dimenticato dai tombaroli all’interno di una fossa appartenente all’età ellenistica e uguale a un altro esemplare esposto al museo archeologico regionale Cappellani di Palazzolo Acreide.   Rinvenuti anche un frammento di un piatto con la raffigurazione del dio Dioniso e un altro con l’immagine di Eros, la divinità dell’amore. Tesori che confermano la presenza di un patrimonio ancora nascosto e rivelano, allo stesso tempo, la presenza di un fenomeno mai debellato che è appunto quello delle indagini clandestine e del mercato antiquariato illegale.   Una situazione ben conosciuta dai carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio che hanno sede a Siracusa per la Sicilia sudorientale e che hanno eseguito una serie di sopralluoghi insieme con i volontari. Un’attività che si svolge in piena sinergia con la Soprintendenza di Siracusa che è anche intervenuta dopo il rinvenimento di tracce di scavi clandestini riportando alla luce alcuni frammenti di piatti in ceramica nera, una statuetta in pietra e altri reperti fittili. Ai tombaroli, infatti, interessano poco vasi e piatti di ceramica se non particolarmente belli per inserirli nel circuito del mercato nero dell’antiquariato.   Quel che invece interessa a questi scavatori clandestini che danneggiano il patrimonio sono i metalli: monete antiche, soprattutto. Ma anche piatti, coppe e gioielli d’oro. Secondo le ricostruzioni, i tombaroli agiscono soprattutto di notte, specie quando c’è la luna piena che permette loro di muoversi con maggiore agilità tra le campagne con i metal detector. Le ultime razzie, nel mese di luglio e agosto, sono state fatte a ridosso della guardiola del custode di Eloro dove i volontari hanno individuato una serie di buche molto profonde alcune delle quali ricoperte dalla terra dapprima rimossa e setacciata. Dunque: scavano, ricoprono e vanno via portandosi dietro pezzi di storia.   Un fenomeno ben conosciuto dai carabinieri che si occupano di individuare i tombaroli e recuperare i reperti prima che possano essere venduti all’estero e che riguarda l’intera Sicilia. Nel Siracusano, sono prese di mira le zone di Noto Antica, Castelluccio, Cittadella dove vi sono anche resti di tombe bizantine. Nel Ragusano, invece, è meta di scavi clandestini l’area di Cava d’Ispica.   Un attacco al territorio come denunciano i volontari delle associazioni locali per cui è indispensabile anche l’intervento dei cittadini. Le segnalazioni alla Procura della Repubblica, infatti, giungono soprattutto dagli abitanti delle zone più ricche di testimonianze antiche e servono ad aggiungere nuovi tasselli per la ricostruzione delle rotte dei tombaroli. Un impegno che il procuratore capo della Repubblica di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, ha assunto sin dal suo insediamento lavorando con le forze dell’ordine e la Soprintendenza spesso sulla scorta delle indicazioni dei cittadini più attenti e delle varie istituzioni culturali attive nel Siracusano.

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