WHATSAPP: 349 88 18 870

Caso Loris: il profilo “personologico” di Veronica Panarello

Caso Loris: il profilo “personologico” di Veronica Panarello

Caso Loris: il profilo “personologico” di Veronica Panarello
Mezzanotte è passata da 23 minuti. Ma dietro a quelle sbarre non sempre è facile prendere sonno. È il 20 giugno scorso. Nel carcere di Agrigento, Veronica Panarello parla con la sua compagna di cella e con un’assistente di polizia penitenziaria. La donna accusata dell’omicidio del figlio Loris ha da poco ricevuto la visita della sorella Antonella. Conclusosi con la rottura definitiva, perché, annotano gli investigatori nell’informativa, «la ritiene responsabile della sua detenzione per via delle sue dichiarazioni». Ed ecco come Veronica, intercettata dalle microspie, racconta alle due “amiche” il colloquio: «Vabbè “sorella mia” non ti preoccupare, mi pugnali mi faccio trent’anni di carcere quando esco ti puoi andare a “nascondere”, perché se esco “ti vengo ad ammazzare” e poi ti puoi andare a “nascondere”, appena esco, nooo, ti puoi andare a “nascondere”, quando esco, ti conviene che nel frattempo crepo per davvero, perchè ti vengo a “prendere a botte”, ti vengo ad acchiappare… ti vengo ad acchiappare, ti vengo ad acchiappare! Ti attacco a colpi e poi la verità me la vado a cercare sola me la vado a cercare... disgraziata riuscita male».   Una furia. Che stride con altri momenti, in cui vengono fuori alcuni tratti di debolezza. Addirittura una volta - il 7 febbraio, davanti al padre Francesco e alla zia Antonella Stival, assieme al compagno Giovanni Penna - nel parlatoio del carcere di Agrigento sembra quasi sul punto di confessare il delitto di cui i magistrati di Ragusa l’accusano sin dallo scorso 8 dicembre. «Io…voglio dire una cosa…perché…tutto mi aspetto…tutto… se dovessero dirmi di confessare qualunque cosa pur di vedere Diego…non prendetelo come un tradimento… ma io lo farò! ». I familiari - gli ultimi rimasti a credere in lei - provano a dissuaderla. Soprattutto il padre: «Se fai una cosa del genere non lo vedi più (il figlio piccolo, ndr) ». Così come mostra addirittura inquietudine, Veronica, quando alla fine dello stesso colloquio racconta di aver ricevuto un vaglia di «una persona che è stata cattivissima con me». Una donazione di 50 euro in carcere con un biglietto: «Se innocente, spese legali. Se colpevole, spese mortali». Lei, la destinataria, sbotta: «Non lo voglio, lo rimanderò indietro».   Ma chi è davvero Veronica Panarello? Nelle 247 pagine di informativa, viene tracciato un «profilo personologico» dell’indagata. Cosa ben diversa, tecnicamente, dalla perizia psichiatrica che potrebbe chiedere la difesa, convinta invece dell’assoluta innocenza della donna. Nelle pagine si parla di «problematico quadro psicologico della donna». Citando episodi già noti. I due tentativi di suicidio (nel 2003 con una dose di candeggina; l’anno successivo «tentava di impiccarsi utilizzando una manichetta in plastica lunga circa 11 metri»), dopo il secondo dei quali andò in Tso e denunciò uno stupro notturno da parte di un infermiere poi scagionato. Un profilo «certamente caratterizzato da notevoli criticità», si legge nelle carte della Procura. Che ricorda quando Veronica, nel settembre 2004, «allertò le Forze dell’Ordine dell’intera nazione (...) asserendo di aver visto, in circostanze che ebbe a descrivere dettagliatamente, talvolta con estrema lucidità e precisione, talaltra invece, con altrettanta approssimazione, la presenza della piccola Denise Pipitone». Mai passata da Santa Croce.   E poi la passionaccia per i programmi di cronaca nera. La vicina di casa, Desiree Giumarra, racconta alla polizia: «Certe sere mentre mi trovavo a casa di Veronica Panarello, ho potuto notare che verso le ore 22 di ogni sabato sera, dopo che Veronica metteva a dormire il figlio Diego, alcune volte insieme al figlio maggiore Loris, guardavamo una trasmissione televisiva sul canale “Real Time” dal titolo “Segreti di famiglia”. Tale trasmissione, nonostante fossi poco interessata, ero costretta a vederla anche fino alle ore 23,30 circa, orario in cui finiva». C’è anche il finto corteggiatore. Scrivono gli investigatori: «Giummarra Giuseppe, ex fidanzato di Stival Jessica (sorella di Davide, ndr) asserisce di essere stato accusato da Veronica Panarello di averla importunata; postosi al suo cospetto, per chiarire la vicenda, in presenza del marito che per l’accaduto era intenzionato a punirlo, la stessa, incurante della gravità dell’accusa, lasciando chiaramente intendere che trattavasi di una sua invenzione priva di fondamento, candidamente affermava: “Ma che c’hai creduto per davvero? ”».   Il “profilo personologico” scandaglia altri rapporti familiari e tensioni soprattutto con il suocero e con la di lui compagna. E punta sui racconti della vicina di casa, Vanessa Di Naro, che più volte ha sentito Veronica «profferire, all’indirizzo dei figlioli, urla di rimprovero accompagnate da parolacce del tipo “cretino” e “coglione”». Ma sono i dettagli, anche al di fuori del capitolo specifico, a disegnare il vero identikit della madre di Loris. A partire da quelli carpiti nei colloqui in carcere. Il 30 maggio, assieme alla sorella e ad Antonella Stival, commenta l’ultimo no della Cassazione alla sua scarcerazione: «Me lo immaginavo che non sarei uscita», le dice. E poi aggiunge, con rabbiosa consapevolezza: «Io il carcere me lo faccio, in silenzio, mi comporto come da modello qua dentro, da modelloooo…però quando esco, quando esco me lo vado a cercare io chi è stato!!! ». Poi si scaglia contro la sorella Antonella, colpevole di una gaffe accusatoria in tv: «Mi dispiace ma io non posso perdonarti, lo sbaglio è stato tanto…può darsi in avanti! ». Si rivolge agli altri parenti: «Meglio che esca…mi stanno prudendo troppo… non voglio mettermi nei guai! ». La risposta: «Me ne sto andando, me ne sto andando! ». E Veronica: «Non voglio guai io…proprio per non essere descritta come quella che aggredisce o fa… io non aggredisco nessuno…anzi sono troppo buona! ». Buona, ma tutt’altro che ingenua: «La magistratura non ce la fa!... Non ce la fa!.... Solo con me fa i tranelli!... e non ci riesce lo stesso!... chissà come mai», si vanta con i parenti.   Ma la scena che forse rende meglio la descrizione dei pm è quella che si consuma al cimitero di Santa Croce, lo scorso 7 agosto, nella visita sulla tomba di Loris. «Ella - si legge - infatti, dopo un’inziale atteggiamento afflittivo, nel prosieguo della visita, oltre ad interessarsi di quanto accadeva intorno a lei (...) con un balzo felino, che ha sorpreso tutti i presenti, è salita sul loculo e dopo aver prelevato un mazzo di fiori artificiali lo ha buttato in terra asserendo di non volerli sulla tomba del figlio perché da lei visti in precedenti occasioni all’interno dell’abitazione dell’amante del marito». Alle 20,38 dello stesso giorno, appena rientrata in carcere, racconta il pomeriggio all’agente: «Erano di quella stronzetta che sta con mio marito, li ho riconosciuti. Dovevo buttarli, quei fiori».

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa